miuccia prada donatella versace

PERCHÉ MIUCCIA PRADA VUOLE PAPPARSI VERSACE? FACILE: È L’UNICA CHE PUÒ – IN UN MOMENTO DISASTROSO PER I CONTI DEL LUSSO, LA MAISON ITALIANA MACINA UTILI (FATTURATO AUMENTATO DEL 17% NEL 2024): HA MESSO SUL PIATTO UN MILIARDO E MEZZO DI EURO MENTRE DONATELLA VERSACE VENIVA MESSA ALLA PORTA DOPO IL CROLLO DELLE VENDITE – MASNERI: “DONATELLA È STATA L’UNICA VERA STAR ITALIANA. QUALCUNO DI CUI CI RIGUARDANO I RIFACIMENTI ESTETICI, LE POSE “ICONICHE”, LA PELLE CARBONIZZATA DAL SOLE, LA VOCE ROCA E L’INCONFONDIBILE ACCENTO, LA COCAINA, LA MAGREZZA, LA DEPRESSIONE. SE DAVVERO ANDRÀ IN PORTO LA FUSIONE CON PRADA, CHE CLASH CULTURALE, LA SCIURA MIUCCIA CON…”

1. PERCHÉ MIUCCIA VUOLE VERSACE: LA MODA VA GIÙ, MA PRADA NO

Estratto dell’articolo di Valeria Palermi per www.editorialedomani.it

 

miuccia prada

Le cifre sono già sul tavolo, secondo più fonti: un miliardo e mezzo di euro. Tanto costerà a Prada spa l’acquisto di Versace da Capri Holdings ltd, che a sua volta aveva acquistato il brand della Medusa, nel 2018, per 1,83 miliardi di euro.

 

Perché lo fanno? Perché possono. In un momento molto complicato per il lusso, Prada è solida come non mai: il fatturato del gruppo è aumentato del 17 per cento a valuta costante nel 2024, e la crescita è rimasta forte nel quarto trimestre, con un aumento delle vendite al dettaglio dell’84 per cento per il brand Miu Miu, adorato dai giovani di mezzo mondo.

 

Così può farsi più ambiziosa che mai: perfino immaginare di lanciare una sfida tutta italiana al monopolio francese sulla moda, anzi duopolio, perché è nei gruppi LVMH e Kering S.A. […]

 

L’altra svolta è che anche per i grandissimi i tempi si sono fatti duri. Finito il “revenge shopping” post Covid […] i numeri del lusso scendono. I consumatori sono oggi molto più cauti e timorosi, oltre che infastiditi da prezzi stellari non sempre giustificati da qualità altrettanto vertiginosa.

 

donatella versace 3

Gli annunci di Donald Trump sui dazi, e le contromosse previste dall’Europa alla Cina, rendono il settore ancor più incerto e mercuriale. Così oggi nessuno è più sicuro di tenersi a lungo il posto, nella moda. Vale per i ceo e vale per i direttori creativi dei brand. Sottoposti, più che a balletti, a danze macabre.

 

Il caso più clamoroso è quello di Gucci (che è nel portfolio di Kering), che si libera di Sabato De Sarno dopo solo due anni di lavoro e sceglie come nuovo direttore creativo Demna Gvasalia, proveniente da Balenciaga: mossa da alcuni giudicata geniale, da altri disperata. Nello stesso giorno è arrivato l’annuncio che Dario Vitale diventa chief creative officer di Versace dal primo aprile, mentre Donatella lascia il ruolo che deteneva dal 1997 e resta nella maison come chief brand ambassador, dedicandosi dunque non più allo stile, ma soprattutto a iniziative filantropiche per Versace. E qui le cose si fanno interessanti.

miuccia prada

 

Dario Vitale è l’uomo del miracolo Miu Miu (del gruppo Prada). Ne è stato direttore creativo fino a gennaio, protagonista di una delle storie di successo più clamorose della moda, riassunta in quel più 84 per cento di vendite a fine 2024. Successo dovuto soltanto a lui? No, naturalmente.

 

Prada ha saputo far ordine in casa: gestisce ottimamente il presente, lavora strategicamente sul futuro. Il marchio ammiraglio va benissimo, la sorellina Miu Miu strepitosamente, la transizione generazionale da Miuccia e Patrizio Bertelli verso il primogenito Lorenzo è iniziata col passo giusto e diventerà il prossimo ceo.

 

Dal 2023 il ruolo è nelle esperte mani di Andrea Guerra, che nel curriculum ha l’aver già guidato Luxottica, Eataly, la divisione Hospitality di LVMH, ed è il primo amministratore delegato che non provenga dalla famiglia.

[…]

donatella versace 1

È la visione a lungo termine a rendere possibile “Pradace”, ovvero l’acquisizione di Versace da parte di Prada, ovvero il matrimonio della moda più inatteso ma per molti versi più logico. Prada e Versace sono due brand radicalmente diversi tra loro, per visione, ispirazione e aspirazione, per tipo di clientela cui guardano: ma è proprio l’estrema diversità di Dna a rendere interessante l’operazione. Risky business? Possibile, e non pochi l’hanno sottolineato […]

 

miuccia prada

Ma dietro i brand, come sempre, ci sono le persone: e qui si tratta di Miuccia Prada e Donatella Versace. Due donne diverse come possono esserlo una milanese e un’anglo-calabrese, Lombardia e Magna Grecia, minimalismo e massimalismo, “ugly chic” finto dimesso e star system (con Lady Gaga che dedica una canzone-lettera d’amore a Donatella), quiet luxury e loud luxury, Miuccia ragazza sessantottina e femminista, Donatella ragazza che indossa le prime creazioni-provocazioni di Gianni e si fa biondo platino per meglio interpretare le visioni di quel geniale fratello adorato che adorava Patty Pravo.

 

Opposte ma amiche, come sanno esserlo due donne intelligenti che nella diversità si riconoscono. Se Miuccia è oggetto di culto per una moda cerebrale seducente come nessuna, Donatella è “the Power of Nostalgia”, fortissimo soprattutto agli occhi della generazione Zeta per cui presente e passato sono sincronici. La Medusa, l’heritage, i codici Versace, quel patrimonio ormai collettivo con cui Dario Vitale dovrà misurarsi.

 

[…]

donatella gianni versace

2. DONATELLA VERSACE, SORELLA D'ITALIA

Estratto dell’articolo di Michele Masneri per “il Foglio – Terrazzo”

 

[…] Donatella Versace […] lascia il gruppo dal fratello fondato, poi dopo varie vicissitudini finito a  tale Capri Holding, infine forse conquistato da Prada (si saprà nei prossimi giorni). Non sarà più la capa, ma solo una vaga “brand ambassador”. Però, intanto, DV rimane forse la nostra vera unica stella in un paese con lo stellone ma notoriamente sprovvisto di star system (“politics is show business for ugly people, la politica è lo show business dei brutti”, diceva uno che se ne intendeva, Gore Vidal).  

 

donatella versace 1

L’Italia non è  brava a fare i poli del lusso né a glorificare i propri talenti, dunque eccoci in ritardo, dopo Times di Londra e un po’ tutti i giornali internazionali, a glorificare quella che è stata forse l’unica vera star se intendiamo qualcuno capace di entrare nella cultura popolare mondiale, qualcuno di cui ci appassioniamo insomma ai mutamenti, bionda, magra, più magra. Qualcuno di cui ci riguardano i rifacimenti estetici, le pose “iconiche” quando per una volta non è esagerato l’aggettivo. Anche, storia da romanzo, bambina-sorella che mai più avrebbe pensato d’essere destinata al comando, una specie di Regina Elisabetta che a un certo punto causa  morte tragica del fratello prende in mano lo scettro e la corona.

 

donatella versace john idol

Oggi quasi settantenne con 12,2 milioni di follower, DV è stata fondata il 2 maggio del 1955 a Reggio Calabria, quarta di tre fratelli: Santo nel 1944, Gianni nel 1946 e la primogenita Tina, che morì a 12 anni per un’infezione da tetano presa sbucciandosi un ginocchio. Donatella nasce tre anni dopo: “ero la piccola della famiglia, ero così viziata, ero la bambina meglio vestita di tutta la città” dirà in un gran ritrattone-intervista del New Yorker nel 2007.

 

Famiglia benestante […] Un po’ Barbarella un po’ Pamela Anderson, sospesa dal liceo a 14 anni perché portava l’eyeliner (succedeva, una nostra zia ebbe la stessa pena per il rossetto, a Brescia), poi laureata in lingue all’università di Firenze, poi entra nel gruppo che il fratello ha fondato a Milano, dove prima fa un po’ di pierre, poi la sbattono a disegnare Versus […]

 

carla bruni pedro almodovar donatella versace

Unica italiana mai parodiata nel Saturday Night Live, cameo in “Zoolander”, figura naturalmente nei Simpson, proclama: “non posso fare yoga perché richiederebbe di stare zitta e io non ne sono capace”. Alleata dei diritti Lgbt, fotografata con Jennifer Lopez o Dua Lipa o con Cindy Crawford, Naomi Campbell, Christy Turlington e Claudia Schiffer riunite per ricordare quel 1991 fatale in cui lei, proprio lei, decidendo di strapparle al videoclip di “Freedom” di George Michael (regia di David Fincher), le buttò in passerella,  e di lì nel mito. 

 

Ancora, immortalata in un ruolo che non avrebbe mai voluto da Penélope Cruz in “American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace”, e nella canzone "I am Donatella" dell’amica Lady Gaga. A Villa Fontanelle, la dimora “proustiana” sul lago di Como (mentre quella floridiana era “la casa di Batman”), il telefono fisso (sì, era l’epoca dei telefoni fissi) aveva dei tasti preimpostati: “New York-Casa. Miami-Casa. Milano-Casa. Elton Woodside. A. Wintour. Avedon Studio”

 

donatella versace rihanna nel 2019

 

E poi ancora i capelli platinati, la pelle carbonizzata dal sole calabro o losangelino, la voce roca per le millemila Marlboro rosse e l’inconfondibile accento, e la cocaina, la magrezza, la depressione. […] la stella scolpita nell’asfalto a Rodeo Drive, e il tailleur pantalone celeste e zeppe al ricevimento del Quirinale il 2 giugno con la crocetta di Grand’Ufficiale data da Mattarella l’anno scorso (ma poco filata, tra sottosegretari senza portafoglio e mezzibusti Rai).

donatella versace nel 2014 copia

 

 

 

Poi nel 1997 annus horribilis per la casa e la cultura pop, con la morte di Gianni, lo shock, la salma rimpatriata con Silvio Berlusconi che presta il suo Gulfstream V, all’epoca uno dei pochi a vantare l’aero che poteva fare Miami-Milano senza scalo. Il funerale in Duomo è forse il meglio frequentato del secolo che si chiude, con lady Diana che piange accanto a Elton John, tornando apposta dalle scapestrate vacanze con Dodi Al Fayed, senza sapere che di lì a poco lui canterà per lei ad altre più alte esequie. E pure Carolyn Bessette Kennedy, altra stella dei Novanta, che due anni dopo cadrà volando verso Martha’s Vineyard. 

 

DARIO VITALE

 

 

 

 

 

Basta, vogliamo la serie, la Gattoparda. Soprattutto oggi, nell’èra degli stilisti-commodity, dei direttori creativi usa e getta. E poi, se davvero andrà in porto la fusione con Prada, che clash culturale, la sciura Miuccia con le sue gonnelle a pieghe e il calzino e il dottorato di ricerca sul Partito comunista italiano. Certo, meno meduse dorate, meno Marlboro rosse, però tanti aerei ed elicotteri anche lì. E  pare che si stiano pure molto simpatiche.

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