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DAGOREPORT - A RACCONTARLO NON CI SI CREDE. RISULTATO DEL PRIMO GIORNO DI OPS DEL MONTE DEI PASCHI SU MEDIOBANCA: TRACOLLO DELLA BANCA SENESE - SE IL MEF DI GIORGETTI, CHE HA L’11,7% DI MPS, LO PRENDE IN QUEL POSTO (PERDENDO 71 MILIONI), IL DUPLEX CALTAGIRONE-MILLERI FA BINGO: 154 MILIONI IN UN GIORNO - INFATTI: SE I DUE COMPARI PERDONO SU MPS 90 MILIONI, NE GUADAGNANO 244 AVENDO IL 25,3% DI MEDIOBANCA - E DOPO IL “VAFFA” DEL MERCATO, CHE SUCCEDERÀ? TECNICAMENTE L’OPERAZIONE CALTA-MILLERI, SUPPORTATA DALLA MELONI IN MODALITÀ TRUMP, È POSSIBILE CON UN AUMENTO DI CAPITALE DI MPS DI 4 MILIARDI (PREVISTO PER APRILE) - PER DIFENDERE MEDIOBANCA DALL’ASSALTO, NAGEL DOVRÀ CHIEDERE AL BOSS DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, DI CHIAMARE ALLE ARMI I POTENTI FONDI INTERNAZIONALI, GRANDI AZIONISTI DI MEDIOBANCA E DI GENERALI, PER SBARRARE IL PASSO AL “CALTARICCONE” ALLA FIAMMA (FDI)

DAGOREPORT

giorgia meloni e giancarlo giorgetti foto lapresse 1

A raccontarlo non ci si crede. Risultato del primo giorno di OPS ostile del Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca: se il Mef di Giorgetti, che ha in tasca l’11,7% di MPS, lo prende in quel posto (perdendo, sulla carta, 71 milioni), il duplex Calta-Milleri fa bingo: 154 milioni in un giorno!

 

Breve riepilogo. Venerdì scorso, Monte dei Paschi di Siena lancia un’OPS (Offerta Pubblica di Scambio) su Mediobanca, la banca d’affari che da oltre mezzo secolo ha il 13% di Generali, obiettivo esplicito delle mosse congiunte di Milleri (66anni) e Caltagirone (81).

 

MPS MEDIOBANCA

 

(Se Milleri-Calta, che nel capitale Generali possiedono rispettivamente il 9,77% e il 6,23%, conquistassero Mediobanca, avrebbero il controllo del Leone alato).

 

Purtroppo i due imprenditori sono privi dei requisiti bancari per possedere un istituto di credito, e hanno bisogno di una banca per ottenere il via libera dalla BCE per lanciare l’assalto a Mediobanca e poi al cosidetto ''forziere d’Italia'' (Generali ha in gestione 850 miliardi di risparmi e custodisce nei propri portafogli l’1,25% del totale del debito pubblico italico, 37 miliardi su 3mila).

 

E venerdì la Borsa - il cosiddetto Mercato (cioè i fondi italiani e internazionali presenti in maggioranza nelle banche italiche) - stronca di brutto l’operazione Calta-Milleri, in combutta con l’Ad dell’istituto senese Lovaglio, con una perdita del titolo MPS del 6,91% depauperando (sulla carta) le casse di Stato di 71 milioni. Stessa brutta sorte è toccata agli azionisti dell’istituto di Siena.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FRANCESCO MILLERI

Ma non a tutti: se Caltagirone e Delfin detengono insieme il 14,9%, quindi perdono sul titolo MPS circa 90 milioni, contemporaneamente hanno – sempre insieme e sempre in accordo (Consob e Banca d’Italia dove siete?) - anche il 25,3% di Mediobanca (è dato credere la percentuale sia più alta). E venerdì il titolo di piazzetta Cuccia guadagna il 7,72% e i due amiconi, il Gatto e la Volpe, si portano a casa circa 244 milioni. Una volta coperte le perdite su MPS, il risultato è: + 154 MILIONI in 24 ore.

 

Il rapporto Meloni-Caltagirone sta diventando peggio di quello Craxi-Berlusconi. Per trovare una via per la conquista di Generai, l’editore del “Messaggero” chiede alla Ducetta la Legge Capitali che cambia le carte sul rinnovo dei CdA (ma si aspetta ancora il regolamento della Consob) e tra mille polemiche, anche internazionali (Financial Times in prima linea), il governo Meloni la fa. Quando c’è l’Opa di UniCredit su BMP, stroncando l’operazione terzo polo bancario BPM-MPS, chiede di esercitare la Golden Power considerando Unicredit una “banca straniera” (sic!) e il Mef di Giorgetti istruisce una inutile e ridicola pratica.

 

ALBERTO NAGEL

Chiusa la via BPM dall’Opa Unicredit di Orcel (la regola vieta a chi e oggetto di un’offerta pubblica di mercato di fare qualsiasi operazione di natura straordinaria), i nostri eroi non si perdono d’anima e cambiano cavallo: l’OPS su Mediobanca si fa con MPS convincendo la Fiamma Magica di Palazzo Chigi a supportare la scalata ostile con l’11,7% del Mef (Giorgetti pur essendo ben a conoscenza dell’operazione non informa nessuno).

 

LUIGI LOVAGLIO - FOTO LAPRESSE

Cose mai viste in un paese occidentale che un governo affianchi due imprenditori per una scalata bancaria trasformandosi in un Governo-Banca.

 

E che banca! La più scalcagnata e fallita d’Italia, l’unica della storia della Repubblica ad essere stata nazionalizzata per via degli scandali e delle molte crisi degli ultimi 20 anni; un disastro costato a noi contribuenti circa 30 miliardi tra aumenti di capitale e contributi pubblici; e il risanamento patrimoniale dell’Ad Lovaglio non è fondato sui crediti reali ma sul DTA (Deferred Tax Assets), sostanzialmente risparmi su debiti fiscali futuri.

 

PHILIPPE DONNET ALBERTO NAGEL

Mediobanca al contrario è un esempio di solidità patrimoniale, al punto che non è stato necessario ricapitalizzarla nemmeno all’indomani dello scandalo Lehman del 2008.

 

E dopo il “vaffa” di venerdì del mercato, che succederà?  Tecnicamente, l’operazione Calta-Milleri è ancora possibile.

 

La differente capitalizzazione delle due banche (ad oggi, Mediobanca 13,5 miliardi contro gli 8 di MPS) potrà essere colmata con un aumento di capitale della banca senese di 4 miliardi (si sussurra che, una volta che l’OPS diventerà esecutiva, sia previsto per aprile).

 

GLI AZIONISTI DI GENERALI

Un aumento al quale non parteciperà il Mef e la sua quota dell’11,7% automaticamente si diluirà (l’intesa di Giorgetti con l’Unione Europea prevede una graduale uscita dello stato dalla banca senese).

 

A quel punto, per difendere Mediobanca dall’assalto, Nagel dovrà chiedere un intervento del boss di Generali, Philippe Donnet, che ha  imbastito in fretta e furia la creazione di una nuova società comune con il gruppo francese Natixis che avrà 1.900 miliardi di risparmio da gestire, facendo imbestialire Calta-Milleri, supportati da Meloni in modalità Trump: First Italia!

 

FRANCESCO MILLERI LEONARDO DEL VECCHIO

Donnet è ben introdotto nel mondo della finanza internazionale, e tocca a lui, secondo scalpo dopo Nagel, il compito di chiamare alle armi i grandi fondi internazionali, soci di maggioranza in Mediobanca e Generali, per respingere l’assalto del Carariccone alla Fiamma.

 

POST SCRIPTUM

Milleri ha nei confronti di Mediobanca e dei due dioscuri, l’Ad Nagel e il presidente Pagliaro, un’avversione che risale ad una vicenda di molti anni fa legata allo IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia di Veronesi, da cui fu estromesso come fornitore; IEO che cercò, senza successo, di far acquistare dal suo datore di lavoro Leonardo Del Vecchio scatenando poi la battaglia su Generali e direttamente in Mediobanca.

GENERALI Giuseppe Castagna - PRIMA DELLA SCALA 2024

MPS - MEDIOBANCA - UNICREDIT - BANCO BPM - GLI INTRECCIieo milano 1IL RISIKO BANCARIO - L OFFERTA DI MPS SU MEDIOBANCA E QUELLA DI UNICREDIT SU BANCO BPM

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