SE LO STATO NON PAGA - SAREBBE DI OLTRE 200 MILIARDI DI EURO LA SOMMETTA CHE LE VARIE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE DEVONO AD AZIENDE E FORNITORI, MA I TEMPI DI PAGAMENTO AL SUD SFORANO I 400 GIORNI DI RITARDO - LA SOLITA FURBATA DEL GOVERNO: AVETE UN CONTENZIOSO? LO PAGATE COL CREDITO ACQUISITO (MA TREMONTI HA FERMATO TUTTO) - E ORA LE BANCHE SI RIFIUTANO DI SCONTARE ALLE AZIENDE LE FATTURE PROVENIENTI DALLA P.A. E I CREDITI VENGONO RIVENDUTI A OPERATORI SPECIALIZZATI, SPESSO STRANIERI, PRONTI A BATTERE CASSA…

Annamaria Usuelli per il "Fatto quotidiano"

Se la Pubblica amministrazione piange, figuriamoci l'esercito dei suoi creditori che vede ridursi sempre più le già magre speranze di passare all'incasso. Non si tratta di somme da poco: i calcoli di Abi-Confindustria di fine 2010 parlavano di un monte crediti scaduti pari a 60-70 miliardi di euro, più della metà dei quali vantati verso il Servizio Sanitario Nazionale.

La cifra poi, secondo Confcooperative che ha considerato tutti i tipi di forniture e tutte le amministrazioni pubbliche debitrici, compresi comuni e province, saliva a quota 200 miliardi.

Una situazione resa sempre meno sostenibile dai tempi di pagamento che al Sud ormai sforano i 400 giorni di ritardo e che si sarebbe dovuta risolvere con la legge 122 del 30 luglio 2010 che prevedeva che dal primo gennaio 2011 i crediti non prescritti nei confronti della pubblica amministrazione potessero essere compensati con le somme dovute al fisco alla voce debiti iscritti a ruolo. Semplice, anzi, semplicissimo, quindi: l'azienda che ha delle pendenze col fisco e, allo stesso tempo, vanta crediti verso un Comune, una Regione o un ospedale pubblico aspetta che le arrivi la cartella esattoriale e la estingue utilizzando il proprio credito.

Troppo bello per essere vero. E in effetti non lo è, dal momento che per essere efficace la legge avrebbe dovuto essere seguita da un decreto attuativo del ministero dell'Economia che non è mai stato emanato. Sul tavolo di Tremonti sono invece pervenute almeno un paio di interrogazioni parlamentari sul tema e la risposta è stata che, trattandosi di faccenda delicata, i lavori erano ancora in corso. Nella manovra-bis, poi, si era aperto uno spiraglio subito richiuso dal maxi-emendamento.

Legittimo sospettare, quindi, che forse qualcuno si è reso conto a metà strada dell'evidente problema di gettito mancato che comporterebbe la compensazione denudando ulteriormente un re già in mutande, con buona pace delle aziende già sotto stress per la crisi. Sorvoliamo, poi, sull'iniquità di fondo di questa normativa che non prende in considerazione almeno un paio di aspetti fondamentali.

Non tiene conto che perfino in Italia potrebbero anche esserci delle aziende virtuose senza alcun debito già a ruolo o in procinto di diventarlo, ma per le quali non è prevista alcuna via di uscita tranne la paziente attesa del pagamento di quanto dovuto da parte della Pubblica amministrazione. Come dire: lavori per lo Stato? Bene, non pagare tasse o multe e sarai a tua volta pagato per il tuo lavoro. Da non trascurare, poi, il fatto che l'iscrizione a ruolo di un debito comporta il pagamento di interessi. E così se io vanto un credito di 100, non posso compensarlo con un mio debito finché quest'ultimo non è lievitato a quota 130 a causa degli interessi.

Sul problema ci si sono arrovellati fior di consulenti e lobbisti che hanno sfornato proposte operative affinché questa norma per lo scambio tra i debiti tributari e i crediti vantati nei confronti della Pubblica amministrazione sia rivista. Anche per favorire quei fornitori virtuosi (ovvero non in possesso di ruoli) offrendo loro la ragionevole possibilità di cedere il proprio credito a soggetti titolari di avvisi di ruolo o debitori di altri tributi. Dove per non sforare gli obiettivi di finanza pubblica, la pa avrebbe potuto fissare dei tetti annui delle somme da compensare.

A guastare tutto, però, è arrivata la nuova ondata della crisi che ha talmente messo in dubbio la solvibilità dello Stato e, quindi, della sua amministrazione, che le banche hanno iniziato a rifiutarsi di scontare alle aziende le fatture provenienti dal pubblico. Figuriamoci, quindi acquistarle direttamente a sconto, unica strada finora concessa alle imprese in difficoltà.

Anche perché le nostre banche sono già strapiene di questo tipo di crediti cosiddetti non performing, letteralmente non performanti cioè dalla riscossione incerta, al punto che a inizio estate qualcuno ha iniziato a rivenderli massicciamente a operatori specializzati. Che spesso sono stranieri, quindi entità che non hanno la stessa cautela dei nostri istituti di credito nei confronti del pubblico interesse e che potrebbero passare alla cassa senza troppi problemi. Un rischio sgradevole viste le cifre in ballo. Tremonti avvisato, mezzo salvato.

 

GIULIO TREMONTI il premier silvio berlusconi e ministro giulio tremonti EMMA MARCEGAGLIA Giuseppe Mussari

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