andrea orcel gaetano caltagirone carlo messina francesco milleri philippe 
donnet nagel generali

DAGOREPORT - LA CAPITALE DEGLI AFFARI A MISURA DUOMO, A CUI IL GOVERNO MELONI HA LANCIATO L’ANATEMA “BASTA CON I BANCHIERI DEL PD”, È IN TREPIDA ATTESA DI COSA DELIBERERÀ UNICREDIT DOMENICA PROSSIMA, A MERCATI CHIUSI - SI RINCORRONO VOCI SULLA POSSIBILITÀ CHE ANDREA ORCEL ANNUNCI L’ADDIO NON SOLO ALL’OPS SU BPM MA ANCHE ALLA SCALATA DI COMMERZBANK, PER PUNTARE TUTTA LA POTENZA DI FUOCO DI UNICREDIT LANCIANDO UN’OPS SU GENERALI - DOPO LE GOLDEN MANGANELLATE PRESE SU BPM, ORCEL AVRÀ DI CERTO COMPRESO CHE SENZA IL SEMAFORO VERDE DI PALAZZO CHIGI UN’OPERAZIONE DI TALE PORTATA NON VA DA NESSUNA PARTE, E UN’ALLEANZA CON I FILO-GOVERNATIVI ALL’INTERNO DI GENERALI COME MILLERI (10%) E CALTAGIRONE (7%) È A DIR POCO FONDAMENTALE PER AVVOLGERLA DI “ITALIANITÀ” - CHISSÀ CHE COSA ARCHITETTERÀ IL CEO DI BANCA INTESA-SANPAOLO, CARLO MESSINA, QUANDO DOMENICA IL SUO COMPETITOR ORCEL ANNUNCERÀ IL SUO RISIKO DI RIVINCITA…

ANDREA ORCEL - FOTO LAPRESSE

DAGOREPORT

La mossa offensiva e intelligente del tandem Nagel-Donnet ha scombussolato il risikone destinato a cambiare per sempre la scena finanziario-bancaria del Belpaese.

 

L’Offerta di scambio Mediobanca-Banca Generali, dal punto di vista strategico, rischia di vanificare l’obiettivo finale di Caltagirone di prendere il controllo di Generali Assicurazione attraverso l’Ops di Monte dei Paschi sull’istituto guidato da Alberto Nagel, che ha in pancia il tesoretto del 13% del Leone di Trieste.

 

PHILIPPE DONNET ALBERTO NAGEL

Se il Cda di piazzetta Cuccia, il prossimo 16 giugno, delibererà il via libera alla fusione di Mediobanca con Banca Generali, di cui detiene il 50,1% la compagnia di Trieste, Caltariccone resterà con un pugno di mosche in mano: della creazione del terzo gestore italiano del risparmio gestito, all’imprenditore romano in ottimi rapporti con i fazzolari statalisti di Palazzo Chigi, non frega assolutamente niente.

 

La mossa di Nagel-Donnet non l’ha presa bene anche il Ceo del cavallo di Troia senese, Luigi Lovaglio, che ha messo oggi nel mirino Nagel: “Dopo la nostra Ops, Mediobanca si è svegliata ed è tornata a focalizzarsi sulle attività core e non a dipendere solo dai dividendi delle partecipate”.

Carlo Messina Francesco Caltagirone

 

Quindi il manager che grazie all'11% del ministero dell'Economia guidato dal leghista Giorgetti è a capo della più antica banca italiana, ha dichiarato che l'offerta su Banca Generali andrà avanti, “non è un ostacolo alla nostra operazione e al nostro percorso per creare il primo istituto finanziario italiano’’, precisando che l’operazione su Piazzetta Cuccia “non è un gioco di potere” ma un progetto per creare “un business più forte” (ma pensa un po’, chi l’avrebbe mai detto…).

 

Ma sull’operazione Nagel-Donnet pare che non la pensa allo stesso modo l’altro strategico alleato di Calta, la Delfin della famiglia Del Vecchio guidata da Francesco Milleri, per il quale la fusione delle due banche presenta tutti i fondamentali economici a favore, a partire dall’incremento dei ricavi. E dello stesso avviso sono anche gli azionisti di peso di Mediobanca, da Mediolanum ai fondi istituzionali e internazionali che della politica se ne fottono e riconoscono solo i dividendi che ottengono dal loro investimento.

giancarlo giorgetti e matteo salvini ancona

 

Dal punto di vista tecnico, invece, il “Lascio e raddoppio” di Nagel presenta una questione giuridica: in seguito all’Ops di Mps, Mediobanca è sottoposta alla “passivity rule”, regola che mira a impedire che gli amministratori attuino “iniziative difensive” per scongiurare offerte e scalate esterne. Quindi, per deliberare l’operazione a Nagel potrebbe non bastare il voto del Cda ma occorrerebbe quello dell’assemblea dei soci.

FRANCESCO MILLERI

 

 

 

Altro nodo: la Bce dovrà decidere la soglia per l’Ops di Mps su Mediobanca: occorre il voto a favore del 67% degli azionisti presenti oppure l'asticella verrà abbassata al 51% o magari l'Ops avrà mano libera col 35%?

 

Non finisce qui: se va in porto lo scambio Mediobanca-Generali, la banca senese sarebbe costretta a rivedere l’Ops, dato che il valore dell’istituto di piazzetta Cuccia, con la fusione, è destinato a impennarsi. Anche l’ipotesi cara a Fazzolari, che gestisce il dossier banche della Meloni, di creare un terzo polo bancario fondendo Mps e Bpm si ritrova davanti l’ostacolo di Salvini-Giorgetti che non intendono mollare la “loro” banca del Nord.

giovambattista fazzolari - francesco gaetano caltagirone

 

Intanto, il mondo meneghino degli affari, a cui il governo Meloni ha allungato le manine lanciando l’anatema “Basta con i banchieri del Pd”, tramite la voce del presidente della Commissione Finanze, il fazzolaro Marco Osnato, è in trepida attesa di cosa delibererà il Cda di Unicredit domenica prossima, a mercati chiusi.

 

Si rincorrono voci sulla possibilità che, in mancanza di una risposta positiva del governo, Andrea Orcel annunci l’addio all’Ops su Bpm, in seguito al golden power esercitato col coltello tra i denti dal ministro del Mef, Giancarlo Giorgetti, per salvare la banca cara alla Lega, dalle grinfie ‘’straniere’’ di Unicredit.

 

andrea orcel andrea ceccherini

Per il cosiddetto “Cristiano Ronaldo dei banchieri” la rinuncia all'affare Bpm sarebbe un fallimento che va ad aggiungersi a un altro fresco flop: l’acquisizione del 6,5% di Generali per diventare così arbitro tra gli sfidanti della Lista Mediobanca e Lista Caltagirone. Mossa vanificata da Donnet quando ha scoperto che i grandi fondi erano tutti favorevoli alla Lista Mediobanca, fidandosi per niente di chi si era fatto padrino del famigerato Decreto Capitali.

 

Di più: non ci sono certezze, ma solo rumors, che anche la scalata intrapresa da Orcel sulla seconda banca tedesca Commerzbank, avrebbe davanti un nuovo Muro di Berlino con l’arrivo al Bundenstag del nuovo cancelliere Friedrich Merz che, con un piano economico monstre da mille miliardi sulle note “La Germania è tornata” punta a riprendere con Macron la guida di una nuova Europa non più subalterna agli Stati Uniti di Macron.

UNICREDIT COMMERZBANK

 

Ecco, la domanda delle cento pistole: come uscirà dal cul-de-sac in cui è finito il fino a ieri abilissimo e diabolico Orcel? Quali altre prede ci sono in circolazione per Unicredit?

 

L’ipotesi più gettonata di alcuni addetti ai lavori di Piazza Affari è questa: oltre all’annuncio di abbandonare l’Ops su Bpm, Orcel potrebbe anche allontanarsi dalla scalata a Commerzbank e puntare tutta la potenza di fuoco di Unicredit (che capitalizza 82,34 miliardi) lanciando un’Ops su Generali Assicurazione (che ne capitalizza 52,85).

giuseppe castagna banco bpm

 

Dopo le golden manganellate prese per l’Ops su Bpm, Orcel avrà di certo compreso che senza il semaforo verde di Palazzo Chigi un’operazione di tale portata non va da nessuna parte, e quindi un’alleanza con i filo-governativi all’interno di Generali come Milleri (10%) e Caltagirone (7%) è a dir poco fondamentale per avvolgere di “italianità” l’eventuale scalata.

 

Del resto, se Salvini e Giorgetti si sono scapicollati a piantare i paletti del Golden power sull’Ops di Unicredit su Bpm, liquidandola come banca “straniera”, cosa potrebbero inventarsi su un’Ops di Orcel sul Leone di Trieste, che ha in pancia miliardi di titoli del Tesoro?

 

famiglia Del Vecchio

Oltre al fatto che l’ala meloniana di Palazzo Chigi non ha per niente digerito la promessa non mantenuta di Unicredit di supportare con la sommetta di 30 milioni l’Olimpiade invernale Milano-Cortina (quando il ministro dello Sport Abodi si recò a piazza Meda, Orcel non si fece trovare. E i 30 milioni sono poi arrivati da Banca IntesaSanpaolo).

 

LUIGI LOVAGLIO - FOTO LAPRESSE

 

 

E va aggiunto che dietro la sorprendente apertura parigina di Milleri nei confronti dell’operazione Mediobanca-Banca Generali di Nagel e Donnet ci sarebbe dietro il pensiero forte degli eredi di Del Vecchio, stanchi di assistere alla loro Delfin al guinzaglio di Caltariccone. Meno chiara è se alla famiglia Del Vecchio, al di là dei doviziosi dividendi, freghi qualcosa di Orcel e Generali…

 

Altro quesito: Donnet, nel caso che vada a dama la mossa di Nagel, cosa farà del 7% di titoli del Leone di Trieste che intascherà per la vendita del 51% di Banca Generali? Farà entrare nel board nuovi soci affidabili, tipo Intesa, per il mantenimento della sua poltrona o punterà ad acquisire un altro asset?

ANDREA ORCEL CARLO MESSINA

 

Un labirintico groviglio di interessi vari e avariati cui ancora manca la mossa della prima banca italiana: che cosa farà il Ceo Carlo Messina quando domenica, a mercati chiusi, il suo competitor Orcel annuncerà il suo piano di rivincita? Come canta Lucio Battisti: lo sapremo solo vivendo…

 

 

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