fabrizio palenzona fondazione crt

PALENZONA, DOPO LA CADUTA - “A TORINO NON C’È SPERANZA, NON C’È CLASSE DIRIGENTE E CHI VIENE DA FUORI, VIENE ESPULSO” – L'EX PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CRT SI TOGLIE I MACIGNI DALLE SCARPE E SVELENA CONTRO IL “PATTO OCCULTO” DI "QUEI SIGNORI LÌ” - ''DUE ANNI FA ALLE GENERALI LA FONDAZIONE CRT HA FATTO UNA FIGURA DI PALTA. ME LA SONO INVENTATA IO?" - LA NOMINA DI PATRIZIA SANDRETTO ALLA FONDAZIONE PER L'ARTE CONTEMPORANEA: “LA MIA FINE INIZIA LÌ. ERANO TUTTI MEZZI LORO”

Francesco Spini per “La Stampa”

 

fabrizio palenzona foto di bacco

Cosa pensa degli sviluppi nella torinese Crt? «Non ne so niente di Torino». Fabrizio Palenzona spunta a sorpresa a Palazzo Parigi, l'hotel milanese preferito da Madonna e Lady Gaga. È qui per un convegno di finanza.

 

Circolano poteri sparsi e dunque nuota nel suo acquario: fa cose, vede gente. Tutto come prima, quando era il potente presidente della Crt, la terza fondazione del Paese. Un trono da cui è caduto, male, al termine di un blitz di palazzo.

 

Il consiglio, prima che lui si dimettesse, ha sfiduciato il segretario generale dell'Ente, Andrea Varese, suo fedelissimo. «Il suo giornale ha dato tutte le informazioni in un certo modo. Era molto informato. A modo suo, ma molto informato», dice Palenzona a proposito delle cronache di quei giorni caldi.

 

Andrea Varese

Forse, gli chiediamo, si aspettava qualche mossa più rapida da parte del ministero dell'Economia. Chissà, un commissariamento che è sempre lì lì, ma poi ti nominano un presidente sotto il naso: Anna Maria Poggi, la giurista torinese designata per la successione. L'ex dominus di Crt resta impassibile dietro la barba bianchissima: «Io sono istituzionale», dice.

 

La lunga notte

Eppure la storia di quella notte, di quel consiglio che lo vedrà finire in minoranza, la storia di un re senza più corona, si vede che lo urta. Lo urta perché troppe volte si è immaginato la stessa scena a parti invertite.

 

«La storia non si fa con i se e con i ma – premette Palenzona -. Ma facciamo un'ipotesi facile: se invece di essere io presidente, fossi stato io gli altri quattro. E nella stessa situazione, come Palenzona, nella sera stessa, mi fossi preso due cariche io, due cariche le avessi date al mio amico... Non avrei potuto nemmeno uscire di casa». Invece, nello specifico, «nessuno ha banfato… zitti, come se fosse una cosa normale. A me avreste tolto la pelle di dosso!».

 

ANNA MARIA POGGI

Che non si sia trattata di una scena edificante, quella che ha visto i quattro congiurati (Caterina Bima, Davide Canavesio, Antonello Monti, Anna Di Mascio) spartirsi poltrone, questo giornale lo ha denunciato e lo ha rimarcato.

 

Ma a Palenzona, leone ferito e indomito, non basta. Perché non se ne capacita: «Io non ho mai vantato questo: ma più che farlo gratis, non prendere nemmeno un rimborso spese...

 

Non ho chiesto o voluto mai un incarico, quando tutti erano pieni di incarchi, e se ne accumulavano uno con l'altro. E questo non vale niente. Bisogna denigrare Palenzona? Va bene, ragazzi, ma ci vuole un limite, vedere qual è la situazione…».

 

FABRIZIO PALENZONA - MAURIZIO IRRERA - CATERINA BIMA - DAVIDE CANAVESIO - ANNA MARIA DI MASCIO - ANTONELLO MONTI

Piccola consolazione. Ora «han preso posizione i magistrati – fa notare -, i quali erano quelli che han scritto la lettera che non mi volevano». Vorrebbe congedarsi, Palenzona, ma una curiosità in più del suo interlocutore lo trattiene. Perché quella sera in consiglio ha deciso non già di andare a Torino e combattere, ma di rimanere a Roma, rendendo così più semplice il lavoro ai "congiurati"?

 

«Ho provato tutto il week end per dire: "Facciamo una riunione prima e parliamoci". La risposta è stata una lettera di quattro che dicono: convoca subito il consiglio». Morale: «Andate tutti a quel paese!». Palenzona non dice proprio così, ma il senso lo avete capito. Insomma: sta a Roma, perché capisce che la causa è persa.

 

Poi prosegue: «Uno sta lì un anno, fa delle cose che passano tutte all'unanimità. Non con problemi o altro: tutto all'unanimità. Un bel momento il consiglio dice: "Sfiduciamo il segretario"». L'ex presidente di Crt ricostruisce quello che succede, con lui che reagisce stupito: «Ma che cosa dite? Tanto le cose che addebitate a lui (a Varese, ndr), ossia di aver fatto l'esposto eccetera, le ho fatte io, quindi la responsabilità è la mia. Niente.

 

LE PRINCIPALI PARTECIPAZIONI DELLA FONDAZIONE CRT

"Collegio sindacale!", dice un altro. Convoco l'avvocato che si collega e dice loro che sono fuori strada». Insomma, nella sua ricostruzione sostiene che, dopo un battibecco, fosse divenuto evidente che Varese aveva fatto quanto in suo potere. «Quindi riprende la parola la Bima e dice: "Allora lo licenziamo perché tratta male i dipendenti". E vabbè, ma allora non c'è storia!», esclama.

 

A un certo punto Palenzona interrompe il racconto: «La diffido dallo scriverlo, guai a lei. Però si ricordi: io sono uno qualsiasi, ho tante cose da fare e continuerò a farle, però mi dispiace. Anche perché se la fondazione è quella roba lì, non è un caso.

 

fondazione crt

Torino (intesa come la ex Cassa di risparmio, che nel 2002 fu incorporata in Unicredit, ndr) non era la terza banca italiana, si informi bene. Adesso è la terza fondazione, non certo per quei signori lì… Ma lasciamo perdere: chi si loda si imbroda...», dice ricordando la lunga liaison con la Fondazione iniziata nel 1995 come consigliere (spedito lì da se stesso, fresco di elezione a presidente della Provincia di Alessandria) e mantenuta anche quando non ha avuto incarichi ufficiali, per terminare con la presidenza.

 

 

Ora quel filo si rompe e restano i cocci di una storia con mille sfaccettature. «Però Torino – osserva - fa questa fine perché Torino è quella gente lì, è quella dirigenza lì. E difende, il sindaco, quella gente lì. Quindi non ha speranza, non c'è classe dirigente. Chi viene (da fuori, ndr), viene espulso. Questo è il tema».

 

L'inizio della fine

fabrizio palenzona 7

Una crisi, quella tra Palenzona e la Crt, di cui il "camionista", come viene soprannominato per la sua lunga storia al vertice dell'associazionismo legato all'autotrasporto, ritiene di conoscere l'anatomia.

 

«Sapete quando inizia la mia fine, ragionando con il senno di poi? Scade la Fondazione per l'arte contemporanea. Lo vedo che erano tutti mezzi di loro… Dico: mettiamoci qualcuno che capisce di arte contemporanea. Non è che ho fatto una scelta… era scaduto. Invece si mettevano tutti tra loro: gli emolumenti sono cumulabili.

 

patrizia sandretto re rebaudengo 6

Cosa faccio? Chiamo uno, esperto di arte contemporanea, e chiedo: "A Torino c'è qualcuno che capisce di arte contemporanea?". Dice: "Sì, a Torino c'è una delle trenta donne più famose al mondo nell'arte contemporanea". Chi è? "Patrizia Sandretto Re Rebaudengo". Io non la conosco, conosco il marito per altri motivi. Chiamo il marito, mi faccio dare il numero della moglie. Lei corre subito, mi dice: "Dottore la ringrazio. Erano 25 anni che aspettavo questa telefonata".

 

Fa il presidente? Sì, gratis. E si sceglie un consiglio di persone che lo fanno gratis. E sta programmando una mostra con Pinault alla Chambre de Commerce di Parigi. Una roba che non se la sono mai sognata, ma non gliene fregava niente, perché non ci guadagnano».

 

fabrizio palenzona foto di bacco (2)

Dicono che ora la Crt diventerà un'altra cosa, molto più tranquilla, lontana dallo scacchiere del potere. Palenzona pensa a prima che lui diventasse presidente: «Due anni fa alle Generali la fondazione Crt ha fatto una figura di palta (no, Palenzona non dice proprio così, ma il senso lo avete capito, ndr). Me la sono inventata io?». Fine delle trasmissioni. «Non scriva niente, ha capito?», intima il potente Palenzona. Dimenticando, però, che il nostro non è il mestiere dei parroci.

patrizia sandretto re rebaudengo 3patrizia sandretto re rebaudengo 5

alberto nagel palenzonafabrizio palenzona 4GHIZZONI PALENZONAfabrizio palenzona foto di baccoPALENZONAfabrizio palenzonafabrizio palenzona 5

Ultimi Dagoreport

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - UNA VOLTA DIVENTATA “INAFFIDABILE”, AGLI OCCHI DI TRUMP A COSA PUÒ SERVIRE GIORGIA MELONI? A NIENTE, QUINDI PUÒ TORNARE A LEGGERE TOLKIEN AI GIARDINETTI DI COLLE OPPIO – PAOLINO MIELI A “OTTO E MEZZO” LANCIA LA BOMBA DOPO LO SCAZZO ROMA-WASHINGTON: “C’È UNA CERTEZZA DI VENDETTA. È QUALCOSA DI ANALOGO DEL SIGONELLA DI CRAXI. TRUMP SE LA LEGHERÀ AL DITO. A CRAXI LA FECERO PAGARE IN MANIERA DEFINITIVA. A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” – COSA E QUANTO RISCHIA DAVVERO LA  SORA GIORGIA? PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO, BEGONA, A CUI È STATO RITIRATO ANCHE IL PASSAPORTO…

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…