alibaba jackma

LA RIVINCITA DI JACK MA - SNOBBATO DALLA SILICON VALLEY, IL FONDATORE DI “ALIBABA” SI GODE UNA CAPITALIZZAZIONE DI MERCATO SUPERIORE A EBAY, TWITTER E LINKEDIN E SUL SITO A OTTOBRE CI SARÀ IL DEBUTTO DEI PRODOTTI MADE IN ITALY. MA RESTA IL RISCHIO FALSI

1 - ALIBABA CONQUISTA WALL STREET. IN UN GIORNO VALE OLTRE 240 MILIARDI

Da “Corriere.it”

 

alibabaalibaba

La quotazione della società di commercio online cinese: azioni collocate a 68 dollari, hanno toccato quota 100 per poi chiudere a 93,89 dollari, con il 38,1% di guadagno

 

Alibaba debutta a Wall Street. Ed è un debutto trionfale per il colosso dello shopping online cinese: l’offerta iniziale fissata a 68 dollari è stata, di fatto, del tutto virtuale. Perché, soltanto nel primo minuto di contrattazioni sono stati scambiati 55,28 milioni di titoli. E il prezzo è schizzato quasi istantaneamente intorno ai 90 dollari per azione, salendo ancora fino a toccare i 100, poi scendendo a 98 e chiudendo infine a 93,89 dollari, con un guadagno del 38,1% nella prima giornata di contrattazioni.

 

OLTRE 200 MILIARDI DI DOLLARI

IL CEO DI ALIBABA JACK MAIL CEO DI ALIBABA JACK MA

Ai prezzi attuali la capitalizzazione di mercato sarebbe pari a 245 miliardi di dollari circa, ponendo il gruppo cinese nelle prime dodici offerte pubbliche di sempre, appena dopo Wal-Mart e Chevron, prima di JPMorgan e Facebook. Numeri impressionanti, anche se inferiori ai 400 miliardi di dollari di Google e dagli oltre 500 miliardi di dollari di Apple.

 

DA «FORREST GUMP» ALLA QUOTAZIONE MILIARDARIA

Soddisfatto Jack Ma, l’ ex insegnante di inglese che in un’appartamento di Hangzhou ha fondato il gruppo rendendolo il più grande sito di commercio elettronico del mondo, in grado di vendere libri, giocattoli, abbigliamento, auto, con 300 milioni di clienti, canalizzando così l’80% del traffico di acquisti via web in Cina.E la sua figura entra così nella leggenda finanziaria degli Usa.

jack majack ma

 

«Il sogno di Alibaba ha preso forma negli Stati Uniti 15 anni fa quando sono andato nella Silicon Valley e ho visto il film Forrest Gump», ha spiegato ai microfoni di Cnbc Ma dal floor del New York Stock Exchange. Un po’ come Gump, Non era bravo a scuola, ma è diventato un leggendario imprenditore. «Non importa cosa cambia, tu sei tu, ed io sono ancora quel ragazzo che 15 anni fa guadagnava solo 20 dollari al mese», ha detto.

 

RICAVI COME EBAY E AMAZON INSIEME

A suonare la campanella del New York Stock Exchange nella storica giornata per «Baba» (questo il nome ufficiale in listino a New York) sono otto clienti della società di e-commerce (numero non casuale: per i cinesi porta fortuna). «I clienti sono la mia priorità- dice Ma - . Se loro sono contenti, lo saranno anche gli azionisti».

 

La sua è una rivincita nei confronti di alcune «grandi firme» della Silicon Valley che negli anni scorsi lo hanno snobbato. Ora Alibaba ha ricavi che sono come quelli di Amazon e eBay sommati, una capitalizzazione di mercato superiore a eBay, Twitter e LinkedIn insieme, e un potenziale enorme data la crescita del mercato cinese e le prospettive di trovare nuovi clienti fuori dai confini nazionali.

Federica Guidi Federica Guidi

 

E brinda anche Yahoo! perché il sito online cinese si è rivelato un grande affare. Nel 2005 il gruppo statunitense del web aveva investito un miliardo e adesso dall’Ipo di Alibaba dovrebbe aver incassato tra gli 8,3 e i 9,5 miliardi vendendo 121,7 milioni di azioni. Adesso il nuovo fenomeno di Wall Street potrà cominciare l’espansione negli Usa e in Europa, un progetto che ha in mente da tempo. E intanto per la fine dell’esercizio in corso prevede di chiudere con 420 miliardi di ricavi.

 

2 - IN ARRIVO IL GRAN DEBUTTO DEI PRODOTTI MADE IN ITALY. MA RESTA IL RISCHIO FALSI

Giuseppe Bottero per “la Stampa”

 

DIRIGENZA ALIBABADIRIGENZA ALIBABA

Un trampolino di lancio per il Made in Italy, ma pure un bazar in cui i controlli restano «troppo morbidi». Visto da qui Alibaba è un mostro a due teste. Il governo ci ha puntato con forza: durante la visita di fine giugno il ministro dello Sviluppo Federica Guidi ha stretto con un accordo con Jack Ma per vendere sul portale i prodotti italiani. Un patto importante, sigillato davanti al premier Renzi: i 632 milioni di utenti attivi sulla cyber-galassia di Alibaba sono un obiettivo parecchio ghiotto.

 

La data del primo, vero, test è fissata per l’11 novembre, che per i cinesi è il giorno dei single: una sorta di San Valentino alla rovescia in cui le vendite sul web, da tre anni a questa parte, raggiungono costantemente il picco massimo. Quel giorno, sul sito, verrà allestita un’intera area dedicata ai prodotti italiani. Il team del portale, nelle scorse settimane, è stato impegnato a mettere a punto i dettagli tecnici, e non solo.

GucciGucci

 

«Con questo accordo si dà l’opportunità alle imprese italiane di esportare i loro prodotti di qualità», ragiona il sottosegretario allo Sviluppo Simona Vicari. Certo, gli ostacoli esistono. «Alibaba è un agglomerato di siti, e funziona soprattutto per i fornitori all’ingrosso» dice Gianluca Diegoli, uno dei più attenti osservatori del mondo del marketing digitale. «Bisogna fare attenzione alle copie: sul portale ci sono spesso repliche made in China di prodotti italiani, dal falso clamoroso alle riproduzioni che infrangono i brevetti».

 

È un problema, e Jack Ma lo sa. Tanto che prima dell’esordio a Wall Street, sui siti, è scattata una maxi-operazione di pulizia. A innescare la miccia è stata la Kering, holding internazionale sotto la quale si trovano Gucci, Bottega Veneta e Yves Saint Laurent, che ha denunciato Alibaba. Nonostante gli sforzi, qualche patacca è rimasta.

 

IL SITO CINESE TAOBAOIL SITO CINESE TAOBAO

Negli anni scorsi alcuni imprenditori italiani hanno provato a muoversi anche senza l’aiuto dell’esecutivo: la maggior parte è stata respinta con perdite, perché i costi di spedizione sono altissimi, e la distribuzione in Cina particolarmente complessa. Pezzi di vero «made in Italy», però, sono comparsi sui siti satelliti di Alibaba, Tmall e Taobao. Sul primo, i premi per i voli per l’Expo milanese. Sul secondo, è spuntata «Italy week», che propone agli utenti locali il meglio dei prodotti italiani. «Il mese scorso abbiamo fatto una piccola promozione di cibo italiano e in tre giorni abbiamo venduto trentamila pizze», raccontava a giugno Jack Ma.

 

Per aggredire un mercato così ampio, ragiona Diegoli, bisogna fare sistema. Ecco perché, nel memorandum d’intesa firmato a giugno, è previsto anche un supporto legale per le imprese, soprattutto per rafforzare la cooperazione a difesa della proprietà intellettuale.

Dal punto di vista dei consumatori, al momento, le occasioni sono poche: a parte i nerd a caccia di denti di drago e teste di squalo, gli accessi dall’Italia non sono ancora decollati.

 

Più chance per chi cerca di importare «grossi stock di merce», ragiona Simone Moro, fondatore del sito sull’e-commerce Patextra. Le aziende con cui interfacciarsi, però, sono centinaia di migliaia, e la fregatura è dietro l’angolo. Attenzione: Alibaba fornisce solo un supporto di comunicazione e di gestione delle compravendite. Insomma, nessuna garanzia.

 

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