IO SPERIAMO CHE ME LA CAVEAU – LA SOCIETÀ DI CRIPTOVALUTE TETHER NEGLI ULTIMI MESI HA ACQUISTATO 26 TONNELLATE D’ORO IL 2% DELLA DOMANDA GLOBALE DEL METALLO GIALLO, IL QUINTUPLO DI QUANTE NE HA ACCUMULATE LA CINA: CON 116 TONNELLATE DI LINGOTTI, PER UN VALORE DI 14 MILIARDI DI DOLLARI, HA RISERVE PARAGONABILI A UNGHERIA E GRECIA – IL COLOSSO DIGITALE, GUIDATO DAGLI ITALIANI PAOLO ARDOINO E GIANCARLO DEVASINI, EMETTE LA PIÙ GRANDE STABLECOIN ANCORATA AL DOLLARO: POSSIEDE TITOLI DI STATO USA PER 135 MILIARDI (LO 0,4% DEL TOTALE) E GLI ANALISTI SONO PREOCCUPATI DALLE SUE MOSSE, CHE POTREBBERO PROVOCARE RIPERCUSSIONI ENORMI SUL DEBITO AMERICANO...
Estratto dell'articolo di Sissi Bellomo per “il Sole 24 Ore”
Schiere di analisti si sono interrogati a lungo su quale forza, poderosa e invisibile, si nascondesse dietro l’ultimo strappo al rialzo delle quotazioni dell’oro, quello che a ottobre […] le ha proiettate con traiettoria quasi verticale vicino a 4.400 dollari l’oncia: ennesimo record storico, tuttora inviolato.
Una risposta, quanto meno parziale, ai dubbi adesso è arrivata: a comprare lingotti a piene mani, sfuggendo per sua natura ai radar (forse ormai anacronistici) puntati sui mercati, era Tether.
La società che emette USDT – la stablecoin più diffusa al mondo, “agganciata” al dollaro – ha acquistato più oro di qualsiasi banca centrale tra aprile e settembre, fa notare Jefferies, in un rapporto che ha offerto nuove lenti di comprensione ai tanti operatori non ancora abituati a confrontarsi con la finanza digitale.
Solo nel terzo trimestre, quando è iniziata l’ultima sbalorditiva impennata dell’oro, Tether ne ha comprate ben 26 tonnellate, pari a circa il 2% della domanda globale: sono 8 tonnellate in più di quelle acquistate dal Kazakstan (la cui banca centrale è stata la più “vorace” nel periodo) e quasi il quintuplo di quante ne ha accumulate la Cina, che ormai da tempo – almeno stando ai dati ufficiali – ha rallentato molto il passo degli acquisti.
Al 30 settembre Tether è arrivata così a possedere la bellezza di 116 tonnellate di lingotti, per un valore intorno a 14 miliardi di dollari: volumi paragonabili alle riserve auree di Paesi come l’Ungheria e la Grecia.
[…] Per la banca d’affari non si è trattato di un fenomeno una tantum: anche in futuro Tether «potrebbe rimanere un acquirente di oro significativo, sostenendone i prezzi».
Gli analisti di Jefferies hanno anzi raccolto indicazioni secondo cui la società punta a comprare 100 tonnellate di oro fisico nel 2025, oltre a continuare ad investire nella filiera aurifera: non tanto in minerarie, quanto in società di royalties e streaming, che finanziano le attività di esplorazione e sviluppo di nuove miniere in cambio di quote della futura produzione.
Tether si è già portata avanti, investendo almeno 300 milioni di dollari negli ultimi mesi e diventando il primo azionista di Elemental Altus Royalties (con circa un terzo del capitale) oltre a rilevare partecipazioni in Gold Royalty Corp, Metalla Royalty & Streaming e Versamet Royalties.
Al colosso delle criptovalute – oggi guidato da due italiani, l’azionista di controllo Giancarlo Devasini e il ceo Paolo Ardoino – il denaro non manca: nei primi nove mesi di quest’anno ha dichiarato profitti di oltre 10 miliardi di dollari, paragonabili a quelli delle maggiori banche al mondo (Goldman Sachs e Morgan Stanley sono arrivate a circa 12 miliardi ciascuna).
Tether oggi è anche uno dei maggiori detentori di titoli di Stato Usa: ne possiede per un controvalore di 135 miliardi di dollari, pari allo 0,4% del debito a stelle e strisce e all’1,5% di quello in mani straniere. Se fosse un Paese sarebbe al 17esimo posto nella classifica mondiale, subito dopo l’Arabia Saudita e ben più in alto di molti Paesi Ue (la Germania non arriva a 100 miliardi, l’Italia supera di poco 60 miliardi).
Che Tether possieda tanti Treasuries è “fisiologico”, visto che emette una stablecoin agganciata al dollaro e che questa sta avendo un successo enorme: USDT viene utilizzata da oltre mezzo miliardo di persone e ha raggiunto una capitalizzazione di 184 miliardi di dollari. Proprio i Treasuries peraltro sono la gallina dalle uova d’oro di Tether, che grazie a questo investimento ”obbligato” incassa 4-7 miliardi l’anno di cedole.
Il volume (e l’accelerazione) degli acquisti […] sono comunque fonte di allarme: la Bce rileva che oggi Tether è il secondo acquirente al mondo di titoli Usa a breve, superato solo dalla Cina, con acquisti netti vicini a 50 miliardi di dollari tra gennaio 2024 e settembre 2025 (Circle, altra società di stablecoin, ne ha fatti per quasi 20 miliardi nello stesso periodo).
Se mai dovesse scattare una corsa a vendere stablecoin – avverte la Bce nell’anticipazione del Rapporto di stabilità finanziaria – le liquidazioni degli asset di riserva da parte di Tether e Circle rischierebbero di provocare «ripercussioni sul funzionamento dei mercati dei Treasury Usa», con possibili ripercussioni anche in Europa.
Anche la fame di oro di Tether suscita allarme. Almeno così la pensa S&P Global Ratings, che mercoledì ha citato anche il forte accumulo di lingotti tra i motivi che l’hanno spinta ad abbassare a “weak”, ossia debole, il suo giudizio sulla capacità di mantenere la stablecoin USDT ancorata al dollaro: un declassamento legato […] all’«aumento nell’ultimo anno dell’esposizione delle riserve ad asset ad alto rischio», categoria in cui S&P include anche l’oro, accanto a bitcoin, prestiti garantiti e obbligazioni societarie: questi asset oggi costituiscono il 24% delle riserve totali di USDT, contro il 17% di un anno fa.
Tether emette anche la maggiore stablecoin agganciata all’oro, ma appena 12 tonnellate del metallo che ha accumulato servono come sottostante per Tether Gold (o XAUT). Il resto – ben 104 tonnellate – è andato a finire nelle riserve di USDT, che per S&P sono diventate più rischiose anche per questo, benché la società di rating punti il faro soprattutto sui bitcoin […].
Il ceo di Tether, Ardoino, risponde con sdegno alle osservazioni di S&P: «Siamo orgogliosi del vostro disprezzo», ha scritto su X, negando l’esistenza di «riserve tossiche» e respingendo la validità dei «modelli di rating classici » quando applicati alle nuove realtà della criptofinanza. Eppure i dubbi restano, anche (e forse soprattutto) per via della scarsa trasparenza di queste società.
Tether a gennaio ha trasferito la sede nel Salvador, il Paese più accomodante del mondo con le criptovalute, che tratta con mano leggera in termini di regolamentazione. La società inoltre non ha mai sottoposto i bilanci (né le riserve) a una revisione completa e indipendente, ma solo a un’attestazione trimestrale, effettuata da Bdo Italia. […]










