GERMANIA ANNO ZERO - DOPO I BTP, ANCHE I BUND NON LI VUOLE NESSUNO - LO SPREAD CHE SI RIDUCE (COM’È SUCCESSO LA SCORSA SETTIMANA) PUÒ NON E’ MERITO NOSTRO MA DEMERITO DEI TEDESCHI - PRESTO SI CAPIRÀ SE IL MERCATO ANGLO-AMERICANO SI È MESSO A VENDERE I TITOLI TEUTONICI PER SEMPLICI TECNICISMI O PER IL TIMORE CHE ANCHE BERLINO POSSA ESSERE TRAVOLTA DALLA CRISI DEI DEBITI SOVRANI - E SENZA FONDO SALVA-STATI SARANNO BUND AMARI PER TUTTI…

Antonio Spampinato per "Libero"

Bisogna fare attenzione a cantare vittoria quando lo spread fra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi si riduce. Perché non è detto che si tratti di una buona notizia. Va prima analizzato il motivo di fondo che porta al dimagrimento della forchetta. Può accadere infatti che il differenziale si assottigli non tanto per merito del debito sovrano italiano (o francese oppure spagnolo o greco) ma per demerito di quello tedesco. E, purtroppo, è quello che è parzialmente successo negli ultimi giorni della scorsa settimana.

I mercati internazionali hanno iniziato a vendere i Bund teutonici perché preoccupati della dimensione del debito pubblico del Paese, facendo aumentare il rendimento del titolo di riferimento di tutta Eurolandia. Di conseguenza il differenziale della redditività tra i Btp e i Bund si è ridotto. Così come quello tra i titoli tedeschi e francesi e il benchmark tedesco.

Parte del merito ce l'hanno anche i nostri Buoni del Tesoro poliennali. Infatti, oltre alla forchetta con il debito di Berlino, si è abbassato anche il rendimento dei Btp a dieci anni (con scadenza 1 settembre 2021), allontanandosi dal fatidico 7% e portandosi al 6,67%.

Il dato di fondo però resta: se dopo Grecia, Spagna e Italia viene presa di mira anche la Germania, sono guai seri per tutti. Bisogna capire, e accadrà nelle prossime settimane, perché il mercato si è messo a vendere i titoli tedeschi: per semplici tecnicismi da trader, oppure per il timore che anche il gigante tedesco può essere travolto dalla crisi dei debiti sovrani. O, peggio, perché la speculazione ha preso di mira il bersaglio più grosso, contando nell'effetto emulativo dei risparmiatori e nell'impossibilità delle banche tedesche di rastrellare a piene mani Bund, vista la loro già precaria situazione finanziaria.

E incassare altri quattrini scommettendo sui rapidi cambiamenti di fronte. Angela Merkel sta combattendo una battaglia personale per stracciare sotto il naso di Mario Draghi il "mandato" - in real tà mai concesso - di acquistare sul mercato i titoli di debito dei Paesi in crisi. Difficilmente dunque la cancelliera potrà trovare la faccia tosta per chiedere una mano alla Bce, e spuntare così le armi a quanti dal caos ci guadagnano. Forse per questo la Merkel va ripetendo da giorni che nessun Paese si deve sentire immune dalla crisi: è un telegramma spedito ai suoi.

Draghi venerdì scorso ha partecipato al congresso dei banchieri europei. Il messaggio che ha lanciato è questo: l'economia del Vecchio continente peggiorerà ancora. È fondamentale, ha detto, rendere subito operativo il nuovo fondo salva-Stati ed è meglio per tutti se la governance comune dell'area euro diventi più forte. Un discorso fatto nello stesso giorno in cui lo spread del debito pubblico di Italia, Spagna, Francia e quello tedesco si stava riducendo. E a nessuno è comunque sembrato fuori luogo. La Germania non è certo diventata all'improvviso l'unico problema dell'Europa.

Notizia di ieri: gli economisti sono sempre più pessimisti sulle previsioni di crescita della Francia. Secondo la sintesi di una ventina di istituti pubblici e privati di previsione, il Pil francese crescerà nel 2012 di circa lo 0,7% dopo l'1,6% di quest'anno. Un brusco risveglio. Per l'agenzia di rating Fitch poi, l'Italia è tornata a registrare tassi di crescita negativi. Per parlare di recessione - come ha fatto Fitch - è necessario che almeno due trimestri consecutivi siano in rosso.

Attenderemo con ansia i prossimi dati Istat; la speranza è che, anche se risicato, il Pil abbia davanti il segno più. Ma il presidente dell'istituto di statistica, Enrico Giovannini, mette le mani avanti: «Mi sembra che in questi giorni siano arrivate varie voci. Draghi ha segnalato come ci sia un rallentamento in atto che rischia di trasformarsi in una recessione economica». Una cosa è certa: Mario Monti avrà parecchio lavoro da fare.

 

SPREAD ANGELA MERKEL Mario MontiMARIO DRAGHI E ANGELA MERKEL

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