IL CINEMA DEI GIUSTI – MAGARI QUESTO “TOY STORY 5” NON È IL MIGLIORE DEI CINQUE EPISODI DELLA SAGA, MA PORTA LA PIXAR E LA SAGA A GRANDISSIMI LIVELLI SIA TECNICI CHE DI DIVERTIMENTO INIZIATI AI TEMPI DI JOHN LASSETER – È PRINCIPALMENTE UN “TOY STORY” PER RAGAZZINE, VISTO CHE LE PROTAGONISTE ASSOLUTE SONO LA COWGIRL JESSIE, LA QUASI ANTAGONISTA ELETTRONICA LILLYPAD E LA “LORO” BAMBINA BONNIE, CHE PENSA DI TROVARE NUOVE AMICHE PROPRIO PASSANDO DAI GIOCATTOLI TRADIZIONALI AL MINIPAD, MENTRE SIA BUZZ CHE WOODY HANNO RUOLI UN PO’ DI CONTORNO - ALLA FINE È COMUNQUE UN GRANDE SPETTACOLO… - VIDEO
Ve lo dico subito. Magari non è il migliore dei cinque episodi della saga, e capisco che alla Pixar abbiano visto come un dramma perdere qualche punto di gradimento sui siti critici (solo il 93%... aiuto!),
ma questo “Toy Story 5”, diretto da un maestro dell’animazione e della sceneggiatura come Andrew Stanton, che ha scritto tutti i “Toy Story” tranne il terzo, regista e sceneggiatore di un capolavoro come “Wall-E”, e di un flop non animato come “John Carter”, co-diretto dalla più giovane McKenna Harris, regista del corto “Ciao Alberto”, ancora musicato da Randy Newman, prodotto da Lindsey Collins, già produttrice di un capolavoro per ragazzine come “Red” oltre che di “Alla ricerca di Dory”, riporta la Pixar e la saga a grandissimi livelli sia tecnici che di divertimento iniziati aii tempi di John Lasseter (qui del tutto scomparso a qualsiasi livello…).
Non ha un cattivo, verissimo, il che fa ruotare in maniera diversa la sceneggiatura, e, principalmente, è un “Toy Story” per ragazzine, quasi alla “Red”, visto che le protagoniste assolute sono la cowgirl Jessie, doppiata in originale da Joan Cusack, la quasi antagonista elettronica Lillypad (parodia del vero dispositivo Leap Frog) con la voce di Greta Lee e la “loro” bambina Bonnie, che pensa di trovare nuove amiche proprio passando dai giocattoli tradizionali al minipad che ti congiunge alle altre ragazzine.
Malgrado l’idea di 50 Buzz di nuova generazione in grado di volare in quanto droni (con tutte ste guerre…), sia Buzz che, specialmente, Woody hanno ruoli un po’ di contorno. Ma Woody con la pelata in quanto giocattolo invecchiato che ha perso un po’ di vernice in testa è notevole. E ruba la scena a tutti il congegno elettronico che fa da tutore ai bambini per far la cacca chiamato Smarty Pants doppiato, in originale, da Conan O’Brien. Esisterà davvero? Temo di sì.
Occhio, nella versione originale, al personaggio della pizza con gli occhiali, doppiato dalla star anti-trumpiana Bad Bunny, in quella italiana da Sal Da Vinci direttamente in napoletano. La storia è quella di sembra, cioè della lotta contro il tempo dei giocattoli tradizionali. Solo che stavolta invecchiano irrimediabilmente anche i giocattoli elettronici e computerizzati.
Credo quindi che già scrivere la sceneggiatura di un film così, che deve rispettare il modello di trent’anni fa e dare spazio ai vecchi giocattoli, sviluppando un rapporto, oggi, tra loro, la bambina Bonnie, i nuovi giochi computerizzati e la ricerca di amichette in un mondo dove ogni bambino è chinato sul proprio congegno non deve essere stato facile.
Anche perché, come “Red” e come “Toy Story 4” è un film educativo, con morale, che deve toccare sensibilità diverse e rimanere attuale. Magari non alienandosi troppo le industrie dei giocattoli elettronici. Alla fine Stanton e credo la sua produttrice Lindsey Collins, che lavorano assieme dai tempi di “John Carter” e “Dory”, puntano tutto su Jessie perché vedono in lei un’eroina femminile “adulta” capace di unire e cavalcare tutto questo.
Di attraversare gli anni ’90 fino a oggi e di passare dalla città alla campagna, da Bonnie alla sua possibile nuova amichetta, Blaze, che vive tra cavalli e maialini. Dovendo per forza di cose non fare della loquace Lilypad una nemica, finisce per diventare un altro giocattolo da mettere nel mucchio delle star. Narrativamente è un errore, ma evita lo scontro tra i giocattoli dei genitori (non dico dei nonni) e congegni elettronici.
Per poi buttar tutto in caciara coi Buzz – droni che volano nel finalone e con la canzone dei titoli cantata da Taylor Swift (però…). Capisco qualche punto in meno, i vecchi Toy Story erano la punta della Pixar, capisco la mancanza di cattivi, ma alla fine “Toy Story 5” è comunque un grande spettacolo.
E, a differenza del 4, non ha neanche bisogno di dover giustificare la ricerca di una nuova narrazione più adatta ai giorni d’oggi. Non sono più giocattoli vecchi, sono personaggi. E, anche se il mio preferito stavolta è il cavallo Bullseye, che vale Trottalemme, il cavallo di Cocco Bill, dove lo trovo Smarty Pants? In sala.
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