steno stefano vanzina mi fate un baffo

IL CINEMA DEI GIUSTI – STO LEGGENDO “MI FATE UN BAFFO”, SPASSOSO LIBRICINO CHE RACCOGLIE ARTICOLI, VIGNETTE E BATTUTE DI STENO, ALIAS STEFANO VANZINA, PROLIFICO REGISTA DI FILM NON SOLO COMICI, E PADRE DI CARLO E ENRICO VANZINA – SEMBRA GIÀ DI LEGGERE LE CRONACHE CAFONAL DI DAGOSPIA. PENSO A COME PRENDE IN GIRO I CRITICI DEI FILM ITALIANI E LE LORO BUGIE (“FILM GAIO, SCINTILLANTE, ARGUTO, PIENO DI TROVATE: INSOMMA UNA DELIZIA”, “NOTEVOLE IL DIALOGO”). O A COME DESCRIVE LA PASSIONE UN PO’ MODAIOLA DEL TEMPO PER IRENE BRIN, COME FOSSE UNA SELVAGGIA LUCARELLI DEGLI ANNI ’30 – LE BATTUTE ANCORA ATTUALISSIME: “ERA PAZZO. LO RICOVERARONO AL MANICOMIO. NON PAGÒ LA RETTA. LO DICHIARARONO GUARITO ED USCÌ”

Marco Giusti per Dagospia

 

 

STENO

Sto leggendo uno spassoso libricino che raccoglie il meglio di Steno, alias Stefano Vanzina, prolifico regista di film non solo comici, e padre di Carlo e Enrico Vanzina, “Mi fate un baffo – Il meglio di Steno prima del cinema” a cura di Rocco Moccagatta e Andrea Pergolari per Sagoma Editore, e mi accorgo, ma forse già lo sapevo, che la mia scrittura non può essere all’altezza con quella di Steno e dei suoi amici di allora, più o memo legati al Marc’Aurelio, a cominciare dal mitico Marcello Marchesi.

 

Di Steno era uscito edito da Sellerio “Sotto le stelle del ’44”, che raccoglie i suoi scritti appunto dal ’44 in poi. Una meraviglia. Non si riesce a trovare un editore invece per il fondamentale “Diario minimo”, scritto in tempo di guerra in gran parte assieme a Marchesi.

 

Mi fate un baffo – Il meglio di Steno prima del cinema - a cura di Rocco Moccagatta e Andrea Pergolari

Questo “Mi fate un baffo” raccoglie articoli, vignette, battute pubblicate non solo sul “Marc’Aurelio”, ma anche su “Film”, “Cinema”, “Corriere d’Informazione”, “Le Grandi firme” tra il 1937 e il 1940.

 

Quello che abbiamo di fronte è uno Steno che si sta affacciando al mondo del cinema, nel 1939 è già assistente e sceneggiatore di Mario Mattoli per “Mille chilometri al minuto”, “Eravamo sette vedove”, “Lo vedi come sei?”, ma che nel mondo del cinema, anzi nel mondo del cinema romano, come Marchesi e come Federico Fellini, già si muove perfettamente. Sembra che ci sia da sempre.  Come si muove perfettamente, e lo capiremo anche nei libri successivi, nella Roma neorealista del Dopoguerra.

 

Sembra già di leggere le cronache Cafonal di Dagospia. Certo, oggi, sono così lontani i riferimenti a Carmine Gallone a Camillo Mastrocinque, ma, se posso permettermi, quanti registi di dieci, vent’anni fa, sono ancora attuali? Gli appunti di Steno, in gran parte, possono funzionare sempre.

 

marcello marchesi

Penso a come prende in giro i critici dei film italiani e le loro bugie, “il Besozzi è veramente una delle speranze del nostro cinema”, “Ben il Ninchi”, “… ottimi generici”, “Film gaio, scintillante, arguto, pieno di trovate: insomma una delizia”, “Notevole il dialogo”.

 

O a come descrive la passione un po’ modaiola del tempo per Irene Brin, come fosse una Selvaggia Lucarelli degli anni ’30. “Alberto Savinio vi ha definito ‘Castigatrice di costumi e flagellatrice di snobs’. Certo da allora avete messo alla porta del vostro appartamento una targhetta dorata con scritto ‘Irene Brin – Cast di cost. e flag. di di sn’ così come ha fatto Cesare Peretti – Rag.’

 

irene brin

E infatti siete la ragioniera dei castigatori di costumi e dei flagellatori di snobs: perché come i ragionieri andate a passare la notte al Florida e alla Nirvanetta, andate a visitare appartamenti a mille lire ai Parioli sapendo di non poterli mai prendere in affitto e andate a sorbire lo squaglio di cioccolato al Bar Americano.

 

Poi tornate a casa, vi mettete le mezze maniche ed elencate diligentemente quello che avete visto, bene in colonna come il sottocapo dell’Amministrazione seterie. Ragioniera Irene Brin, ma quando avete preso il treno per Roma da Mercurago Novarese (dove avete certo abitato per anni sebbene ci facciate ogni tanto sapere che avete visto danzare il passo di Lambeth in Olanda e che avete un’amica australiana) mammà non ha detto niente?”.

 

il marc aurelio foto andrea arriga

Certo, ci vuole un qualche sforzo per cogliere tutte le battute. Come questa sui film con Beniamino Gigli protagonista, “Se non ci fosse Beniamino Gigli, Charlot sarebbe l’attore cinematografico più comico del mondo”.

 

Ma è attualissima questa sull’Italia di allora, “Era pazzo. Lo ricoverarono al Manicomio. Non pagò la retta. Lo dichiararono guarito ed uscì”.

 

Ma le mie preferite sono le battute sul cinema. Come questa descrizione di un bacio tra Alida Valli e Vittorio de Sica o bacio con riduzione del Dopolavoro – “Si tratta di un bacio per lo più diretto da Carmine Gallone, tecnico del suono Croci, operatore Gallea, aiuto operatore Belviso. Produzione Serie d’Oro, aiuto Produzione cavalier Laghini, aiuto bacio dott. Esposito, trucco Scala. Panini mangiati da De Sica e dalla Valli tra un bacio di prova e l’altro di Canepa”.

 

 

Estratti dal libro “Mi fate un baffo – Il meglio di Steno prima del cinema” a cura di Rocco Moccagatta e Andrea Pergolari per Sagoma Editore

 

1. CONFESSIONI DI UN MANGIATORE DI SIMPAMINA

 

Steno - Stefano Vanzina

Finché si appartiene a una setta, sarebbe un tradimento rivelarne ai profani regole e riti misteriosi; ma ora che la setta della simpamina (o “Ku-Klux-Klan dei cercatori di idee”) si può considerare ufficialmente sciolta dopo l’occupazione di Cinecittà da parte degli sfollati, posso finalmente parlare al pubblico di quelle strane e minuscole pillole bianche che, ingurgitate con l’aiuto di un bicchiere d’acqua o, preferibilmente, di una tazza di caffè, regalavano idee di soggetti comico-sentimentali ai nostri affaticati cervelli.

 

Pillole che regalavano “idee”? Possibile? Forse non è possibile, avete ragione voi increduli. Perché quei prodotti che uscirono allora dai nostri cervelli “simpaminizzati” davvero non possiamo onorarli della denominazione di “idee”, che sarebbe un voler oltraggiare la memoria del grande Platone che nelle idee identificò nientemeno che la memoria meravigliosa della divinità.

 

No, decisamente, pur se nati da uso di “simpamina”, non vi è nulla che ricorda il mondo della divinità in soggetti tipo La donna è mobile, scritto per il tenore Tagliavini o Non me lo dire! scritto per Erminio Macario.

 

Steno - Stefano Vanzina

Diciamo allora che in quegli anni di Eldorado della celluloide italiana che vanno presso a poco dalla scoperta di Alida Valli all’arresto di Luigi Freddi all’Alberto Ambasciatori di Roma, la “simpamina” fu come un indispensabile carburante che ci aiutava a tenere la velocità richiesta in quell’assurdo circuito di Monza del cinema autarchico, le cui macchine finirono tutte fuori pista all’ultima curva pericolosa.

 

Per chi dunque non ne fosse al corrente, la “simpamina” appartiene alla grande famiglia delle droghe; fate conto di avere a che fare con una cocaina di buona famiglia, una cocaina che non è mai stata nei locali di perdizione e che, in fondo, potreste anche presentare a vostra sorella.

 

Steno - Stefano Vanzina

Parente povera, ma onesta, della cocaina, la simpamina è sorella della “stenamina” e del “pervitin”, similari prodotti sulle cui etichette si legge che servono per casi di depressioni psichiche e parkinsonismo post-encefalico, ma che in realtà, per anni, servirono solamente a studenti che volevano dare con una certa agilità la licenza liceale e a soggettisti maledetti che dovevano assolutamente vendere in ventiquattr’ore un soggetto al commendator Manenti.

 

Il rito dei “mangiatori di simpamina” era, nelle sue grandi linee, questo: alle prime ore del mattino si riceveva una telefonata urgentissima per un soggetto urgentissimo che un produttore urgentissimo aveva bisogno per un fiasco urgentissimo, dal quale fiasco però il produttore era certo di ricavare urgentissimi milioni; telefonate di questo genere non sgomentavano il “mangiatore di simpamina”: a ben altri “surménages” egli era abituato.

 

Non si trattava, per la storia, della stessa persona che, nel pieno della produzione nazionale 1940, partecipava contemporaneamente con la mano sinistra a una sceneggiatura per Blasetti, con la mano destra a una sceneggiatura per Bragaglia, con la metà anteriore del cervello a un cortometraggio, con la metà posteriore a un “trattamento” e con i piedi alla revisione di un film di Rosmino? Sì, si trattava dello stesso titano.

 

Steno - Stefano Vanzina

Per nulla sgomentato, dunque, da quella telefonata, il titano della simpamina faceva anzitutto un tentativo: passava due o tre o ore a frugare tra i suoi vecchi soggetti e, solamente quando si trovava di fronte all’impossibilità palmare di trasformare un soggetto in cui Gigli diventava cieco e cantava la Traviata sotto la neve, in un soggetto in cui – secondo l’imperativo desiderata del produttore che aveva chiamato – Carlo Ninchi doveva interpretare la rude figura di un capitano di lungo corso, solamente allora, dicevamo, di fronte a questa realtà, il mangiatore di pillole infernali dava una strana occhiata al piccolo tubetto sibilando: «E simpamina sia!».

 

UN GIORNO IN PRETURA STENO CON CARLO ED ENRICO VANZINA

Da quel momento, il titano e i suoi due o tre collaboratori (i mangiatori di simpamina si drogavano in compagnia, come fanno notoriamente i facchini cinesi nelle taverne care all’oppio), vivevano in una soffice e inenarrabile ovatta di sogni cinematografici “urgenti”, di incredibili ghirigori di trame da cui – ad ogni costo – doveva venir fuori, per l’alba del giorno dopo, il soggetto su misura per il produttore che aveva telefonato.

 

Oh, indimenticabili notti di simpamina, notti in cui dalle 22 alle 24 Ninchi sembrava dover impersonare una nuova rude figura di coloniale che incontrava Alida Valli in un’oasi e in cui dalle 3 alle 4 antimeridiane Ninchi era invece diventato, chissà come, un califfo che dichiarava guerra al Belucistan, dato che una telefonata dell’una dopo mezzanotte aveva reso più urgente il “soggetto Scalera” …

 

enrico e carlo vanzina con steno

Un insigne scrittore che si occupò dei paradisi artificiali nati dalle droghe, volle scoprire che il principale dono degli eccitanti è il “gusto dell’infinito”. Ma noi, maledetti mangiatori di simpamina, il gusto dell’infinito non lo provammo mai.

 

Cinecittà era là, invitante e terribile, stagliantesi nella sua superba e dorata imbecillità, e noi eravamo i suoi schiavi. Schiavi votati a ingoiare un farmaceutico fiore di loto che ci facesse obliare la terribile circostanza che il felino servo malese, che a pag. 4 del soggetto deve scivolare nella giungla con il pugnale tra i denti, sarebbe ineluttabilmente stato interpretato da Camillo Pilotto.

 

 

2. IL NOVISSIMO MELZI DEL CINEMA ITALIANO

sotto le stelle steno

Breve dizionario storico-geografico dell’annata cinematografica 1941

 

ADDIO GIOVINEZZA! – In ogni Filodrammatica la recita che riesce meglio è sempre Addio giovinezza! Da ciò, però, caro Poggioli non se ne deve dedurre che il nostro cinema è una Filodrammatica.

 

AMANTE SEGRETA (L’) – Il lutto si addice a Gallone.

 

AMATO PEPPINO (Don) – Il più intelligente dei produttori e il più produttore degli intelligenti, ovvero: Appunti per un cinema napoletano.

 

ALIDA VALLI e AMEDEO NAZZARI – Premiati a Venezia. Insomma: i primi della classe. Alla fine dell’anno cinematografico si alzano dal banco e ricordano a Luigi Freddi che si è dimenticato di assegnare il compito.

 

ARTE – Che c’entra?

 

steno con i figli carlo ed enrico vanzina

BANCA DEL LAVORO – A che servono questi quattrini?

 

BARBARO UMBERTO – Continua a studiare la Teoria del Cinema. Inventore di un sistema cinematografico detto “Sistema Barbaro”.

 

BLASETTI ALESSANDRO – Continua a dirigere tra battaglie, fumo, guerrieri, lance, spade. Propongo di chiamarlo: Alessandro il Filmèdone.

 

BONNARD MARIO – Ma il mestier mio non muore…

 

BRAGAGLIA CARLO LUDOVICO – Nel 1941 è sempre in testa come regista-velocista. Mentre un film lo fa Carlo un altro lo fa Ludovico.

 

mostra su steno

BRAZZI ROSSANO – Si contrappone all’Apollo del Belvedere. È l’Apollo del commendatore Scalera.

 

BUDAPEST – Non vi si svolge la trama del filmetto pubblicitario della lotteria di Merano.

 

CAMERINI MARIO – Critiche di domani: «In fondo, Manzoni è un cameriniano».

 

CAMPANINI CARLO – Non ha preso parte al filmetto pubblicitario della lotteria di Merano.

 

CALAMAI CLARA – La Diva Callipigia.

 

mostra su steno (9)

CARNERA PRIMO – vedi: ARTE.

 

CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA: La teoria sarebbe questa.

 

COMMEDIA UNGHERESE: Vedi: SOGGETTO ORIGINALE ITALIANO.

 

CORONA DI FERRO (La) – Blasetti’s Bazaar.

 

CRITICA CINEMATOGRAFICA – «La vena galloniana», «Il film si snoda con agile brio», «Il sicuro mestiere di Brignone».

 

DE STEFANI ALESSANDRO – Non ha sceneggiato il filmetto pubblicitario della Lotteria di Merano.

 

DILIAM IRASEMA – Il critico che non l’ha chiamata: «L’indimenticabile privatista di Maddalena zero in condotta» scagli la prima pietra.

 

DON BUONAPARTE – Largo ai giovani!

mostra su steno (3)

 

DOPPIAGGIO – Come! Quella è la protagonista? – Beh! Tanto la si doppia!

 

DUSE CARLO – Anche lui sempre “cattivo” come Franti, come l’olio di Ricino e come il soggetto che piace al produttore.

 

FALCONI ARMANDO – Prete in Sancta Maria e prete ne I promessi sposi. Il diavolo si è fatto frate. Ovvero: da Rubacuori all’Osservatore romano.

 

FALCONI DINO – Si è lasciato scappare solo che l’operatore Brizzi dovrebbe girare con Brazzi in Abruzzi un film dal titolo Brezza.

 

FIERMONTE ENZO – Vedi: ARTE.

 

FILM CON RAGAZZE – Maddalena, ti aspetto Venerdì con Teresa alle ore 9 a lezione di chimica e ti darò zero in condotta per i tuoi sette peccati (e poi basta, eh?).

 

FORZANO ANDREA – Il birichino di papà.

 

steno (stefano vanzina) marcello marchesi macario mario mattoli vittorio metz

FREDDI LUIGI – Ipse dixit.

 

GALLONE CARMINE – Musica – Musica – Musica Musica – Musica – Musica Musica – Musica – Musica Musica – Musica – Musica (Continua).

 

GIACHETTI FOSCO – Continua a non sorridere. L’ha giurato alle Aziende di Paste Dentifricie.

 

GIGLI BENIAMINO – Però canta bene.

 

GLORI ENRICO – Voglio voglio, sempre voglio, fortissimamente voglio, voler voler volere essere cattivo.

 

GORA CLAUDIO – Perché?

 

GUAZZONI ENRICO – Papà Guazzonnard.

 

MACARIO – Citatissimo negli articoli sulla comicità di Totò.

 

MASSIMO GIROTTI e MASSIMO SERATO – I Massimi attori del nostro Cinema.

mostra su steno (14)

 

MASTROCINQUE CAMILLO – Il Bravo di Venezia. Si è imposto a Venezia con I mariti, dopo che Venezia gli aveva già dato la gloria con Don Pasquale. Oggi perciò abbiamo Tiziano, Goldoni, Tiepolo e Mastrocinque.

 

MATTOLI MARIO – Il regista poliedrico. Sentimentale con la Merlini. Comico con Macario. Drammatico con la Lucinaire e la Valli. Musicale con Tagliavini. È il Leonardo Za-Bum.

 

MIRANDA – In Senza cielo la ricostruzione del Mato Grosso è tecnicamente sbalorditiva e in È caduta una donna la nebbia del finale sbalordisce tecnicamente.

 

NOZZE DI SANGUE – Il lutto si addice ad Alessandrini.

 

LUGO GIUSEPPE – La mia canzone al vento, alla pioggia, al sole, a tutte le ore.

 

steno la mostra13 foto andrea arriga

PASINETTI FRANCESCO – Non ha catalogato (col nome del regista, operatore, sceneggiatore, ecc.) il filmetto pubblicitario della Lotteria di Merano.

 

PICCOLO MONDO ANTICO – Lo smacchiatore di Tutto per la donna di Mario Soldati e di Due milioni per un sorriso di Mario Soldati.

 

PILOTTO CAMILLO – Scelto come Kammamuri ne I pirati della Malesia. Gli hanno soffiato la parte della Monaca di Monza ne I promessi sposi.

 

PREMIATO A VENEZIA – Tutti meno, chissà perché, Pappalardo, il Portiere di Cinecittà.

 

steno la mostra10 foto andrea arriga

PRODUTTORE – Commendatore che non ha letto il copione.

 

RABAGLIATI ALBERTO – Vedi GIGLI.

 

RIGHELLI GENNARO – La pratica sarebbe questa.

 

SACCHI FILIPPO – Quello che il duomo dovrà pensare sul film.

 

SCALERA MICHELE – Il magnifico. L’ago della bobina d’Italia.

 

SOGGETTO ORIGINALE ITALIANO – Vedi COMMEDIA UNGHERESE.

 

SOLDATI MARIO – S.A.F. (Società Anonima Fogazzaro).

 

SPALLA ERMINIO - Vedi: Arte.

 

STIVALI – Vedi: Blasetti Alessandro.

 

TELEFONO BIANCO – Non apparso nel filmetto pubblicitario della grande Lotteria di Merano.

 

steno la mostra villaggio steno foto andrea arriga

TOTO’ – Citatissimo negli articoli sulla comicità di Macario.

 

VALENTI OSVALDO – Continua ad essere la prima linea del Cinema italiano. Cinque duelli nel primo tempo, ventotto nel secondo. È l’ultimo dei cavallottiani.

 

VILLA ROBERTO – Che bello!

 

VISIONE PRIVATA – Io mi congratulo. Tu ti congratuli. Egli si congratula. Noi ci congratuliamo. Voi vi congratulate. Eglino o coloro si congratulano.

 

ZACCONI ERMANNO – Ex Allievo del Centro Sperimentale. Ah, no! Quello è Checchi!

 

 

3. LE PAROLE DI MODA

 

steno con mario monicelli foto mostra andrea arriga

Non capisco perché, come esistono i figurini della moda femminile 1941 e i vari cataloghi di modisteria, pellicceria e confezioni per uomo, non esistano anche dei «figurini di parole».

 

Lo scrittore novizio, l’autore sbarbatello o appena giunto dalla campagna, ha tutto il diritto di sapere come deve parlare o scrivere così come la signora Carli ha diritto di sapere qual è il cappellino che va.

 

Le parole vengono e passano di moda come lo yo-yo, le ghette e il piegabaffi.

 

Guardate per esempio che fortuna ha avuto nel trecento toscano la parola uccellatore e il verbo uccellare… Mentre nel cinquecento trionfa la parola particulare, lanciata da Machiavelli né più né meno come Robespierre lanciò il suo colletto.

 

steno monica vitti

L’autore sbarbatello di oggi che, avendo ancora la sua frase in mutande, la voglia vestire alla moda, può consultare il nostro catalogo e vi troverà in prima linea le parole seguenti, equivalenti agli ultimi “strilli” del vestiario come le scarpe a doppia suola e il cappello alla Tyrone Power:

 

Standard, standardizzato, standardizzare: Oggi si trova tutto standard. È standard la crema per barba, la Luna e Beethoven.

 

Metafisico: Oggi facilmente qualcosa diventa metafisica. Una bottiglia vecchia e un sorcio morto, se presentati a Bagutta, possono diventare metafisici. Com’è bello dire: metafisico!

 

marcello marchesi 4

Colosso: Si applica per lo più ai film interpretati da Enrico Viarisio.

 

Extra: Oggi tutto può essere extra. Può essere extra una ragazza, una sigaretta, uno schiaffone. Se Dante fosse vissuto oggi, avrebbe messo il titolo: la Extra Commedia.

STENO 2steno vanzina

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