rosina carsetti

MEJO IL COVID DI QUESTI PARENTI - LA 78ENNE ROSINA CARSETTI, MORTA LA VIGILIA DI NATALE IN PROVINCIA DI MACERATA, E’ STATA UCCISA DALLA FIGLIA E DAL NIPOTE: “CI COSTI 5 MILA EURO L'ANNO” - LA VITTIMA SI ERA DECISA A RIVOLGERSI A UN CENTRO ANTIVIOLENZA MA I SUOI AGUZZINI, CHE NE REGISTRAVANO LE CONVERSAZIONI, L’HANNO STRANGOLATA PRIMA - GLI SCHIAFFONI IN FACCIA AL NONNO, IL “MACELLO FATTO IN MANSARDA” E LA CHAT “HO INIZIATO A STUDIARE IL PIANO…”

Nicola Catenaro per il “Corriere della Sera”

 

ROSINA CARSETTI

«Tu ci costi cinquemila euro l'anno». Dopo averla costretta a cedere metà dell' abitazione, dandole non più di 10 euro al giorno per vivere, la consideravano un peso economico. E alla fine se ne sono liberati, dopo aver saputo (ne registravano le conversazioni) che aveva appuntamento il 29 dicembre con un legale del centro antiviolenza.

 

Per la morte di Rosina Carsetti (detta «Rosy»), 78 anni, strangolata il pomeriggio del 24 dicembre a Montecassiano, nella villetta in cui abitava col resto della famiglia, sono finiti in carcere la figlia e il nipote, Arianna Orazi, 49 anni, ed Enea Simonetti, di 20, accusati di «omicidio premeditato pluriaggravato dalla minorata difesa della vittima». Al marito di Rosy, Enrico Orazi, 79 anni, è stata invece risparmiata la custodia cautelare per via dell' età.

 

LA CASA IN CUI VIVEVA ROSINA CARSETTI

La Procura guidata da Giovanni Giorgio e i carabinieri di Macerata, al comando del colonnello Nicola Candido, non hanno trovato riscontri alla loro versione. Quella del ladro mascherato che aveva aggredito e ucciso Rosy per poi fuggire con duemila euro. Secondo l' accusa regista del delitto sarebbe Arianna, ma a uccidere materialmente Rosy sarebbe stato il nipote Enea, l' unico con una corporatura compatibile con il tipo di ferite riscontrate sul corpo della vittima, che aveva 14 costole rotte.

 

Sarebbe stato proprio Enea a mettere sulla pista giusta gli inquirenti. Interrogato in caserma, svela il procuratore, si è più volte contraddetto, salvo successivamente avvalersi della facoltà di non rispondere. «No, non c'è stata alcuna rapina, è stato un incidente», aveva dichiarato, aggiungendo di aver aderito alla successiva messa in scena orchestrata dal nonno e dalla madre solo per amore nei loro confronti.

la figlia di rosina carsetti 19

 

Quando Arianna viene a sapere che il figlio si è dichiarato estraneo alla vicenda, appare impaurita. Intercettata, dice al figlio: «Non puoi dirgli che si è trattato di un'incidente, uno strozzamento non si può far passare per incidente...».

 

La donna fa riferimento alla causa della morte della mamma, che però fino a quel momento nessuno, nemmeno i medici, aveva ancora rivelato. Poi al ragazzo di stare zitto sostenendo che, alla fine, gli inquirenti avrebbero attribuito l'omicidio «a nonno Enrichetto, l' anello debole della vicenda».

 

rosina carsetti 5

Ma sono tanti i passi falsi di madre e figlio. Enea, ad esempio, si vantava del «macello fatto nella mansarda» e di aver «rifilato due sganassoni in faccia al nonno». In un' altra intercettazione ricorda alla madre che la porta finestra (quella che sarebbe stata manomessa dall' omicida) era «danneggiata da tempo».

 

Arianna, invece, si rammaricava di alcuni «errori», come ad esempio il fatto di non aver addormentato i cani (così sarebbe sembrato normale che non avessero abbaiato) o che il figlio non avesse detto agli inquirenti di essersi trattenuto nel garage dell' abitazione prima di rientrare.

 

LA FIGLIA E IL NIPOTE DI ROSINA CARSETTI

Tra il suo rientro dopo gli acquisti al supermercato (aveva riferito di essersi allontanato alle 17.40) e la telefonata al 112, infatti, trascorrono non più di 6 minuti. Pochi per uno che inciampa nel cadavere della nonna e deve liberare il resto della famiglia.

 

C' è anche la chat del 16 dicembre su Instagram a rinforzare le tesi dei pm, quella in cui Arianna invita Enea a raggiungerla a casa perché lei ha «iniziato a studiare il piano».

Anche la data, il 24 dicembre, non sarebbe stata scelta a caso. Una giornata di lockdown in cui non sarebbe sembrata strana la presenza di tutti e tre in casa piuttosto che nel negozio di ricambi dove lavoravano.

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