ahmed atia - alessandro chiani aggressori corso como milano

"SE SERVE VADO A STACCARGLI I CAVI", "IO VOGLIO VEDERE IL VIDEO. VOGLIO VEDERE SE HO PICCHIATO FORTE" - LE AGGHIACCIANTI INTERCETTAZIONI DEI CINQUE PISCHELLI (TRA I 17 E I 18 ANNI) CHE, A MILANO, HANNO COLPITO A COLTELLATE UNO STUDENTE 22ENNE DELLA BOCCONI. L'OBIETTIVO DELL'AGGRESSIONE? RUBARGLI 50 EURO - SECONDO GLI INQUIRENTI, I CINQUE ADOLESCENTI ERANO PRONTI A COLPIRE DI NUOVO, "IN MODO DISUMANO, INDIFFERENTI ALL’ALTRUI SOFFERENZA" - CHI SONO GLI AGGRESSORI, FIGLI DI FAMIGLIE "NORMALI" DI MONZA - VIDEO!

 

Estratto dell'articolo di Federico Berni per il "Corriere della Sera"

 

milano, 22enne aggredito dal branco 4

Il calcio, la palestra per rafforzare un fisico ancora mingherlino, la scuola. E quel vizio di «alzare le mani» e darsi pose da «maranza», da «gente dei quartieri difficili», che sembra stridere con il loro retroterra di ragazzi cresciuti giocando a «Fortnite» e frequentando l’oratorio estivo nella periferia tranquilla di Monza. Eppure, secondo la gip, dopo aver quasi ucciso un ragazzo poco più grande di loro, sarebbero stati pronti a «colpire di nuovo»,«indifferenti all’altrui sofferenza».

 

Chi li ha visti dopo che la polizia ha bussato a casa loro per eseguire un ordine di carcerazione per tentato omicidio, ha notato in alcuni di loro un’evidente vulnerabilità, pelle e ossa in tuta e ciabatte, lo sguardo basso. Hanno ridotto in fin di vita un 22enne studente della Bocconi a calci e pugni, colpendolo con due coltellate che gli hanno provocato danni irreversibili, rendendolo con alta probabilità invalido per il resto dei suoi giorni.

milano, 22enne aggredito dal branco 3

 

I magistrati parlano di «disumana indifferenza», e peraltro, da quanto risulta dagli atti dell’inchiesta e dalle intercettazioni, erano anche pronti a «cimentarsi nuovamente», nello «sfogare» quella loro violenza «gratuita». [...]

 

I fatti risalgono al 12 ottobre, durante un’uscita serale da Monza nei locali della zona di corso Como, uno dei poli del divertimento milanese, per festeggiare il compleanno di uno dei tre minorenni del gruppo. [...]

 

Vicenda che gli indagati sono riusciti a rendere ancora più grave, con i commenti intercettati dalla polizia nella sala d’attesa della Questura di Milano, quando si auguravano che il ferito morisse («se serve vado a staccargli i cavi») o si vantavano delle loro gesta («Io anche voglio vedere il video, voglio vedere se ho picchiato forte»).

 

AHMED ATIA - ALESSANDRO CHIANI

Gli interrogatori di garanzia dei cinque ragazzi ripresi nel video di un impianto di videosorveglianza durante l’aggressione si terranno domani. Due hanno 18 anni, Alessandro Chiani e Ahmed Atia, gli altri 17.

 

Sono tutti di Monza, figli di quello che una volta si sarebbe chiamato ceto medio. Chiani è quello che materialmente avrebbe sferrato le coltellate. Cresciuto a Triante, come altri due indagati minorenni, un quartiere di palazzine e villette residenziali, fino alle scuole medie frequentava l’oratorio, poi negli anni ha preso una piega diversa. I ragazzi della zona lo ricordano ai tempi del catechismo come un tipo un po’ «vivace». A suo carico risulterebbe una denuncia per furto. In foto su Instagram, lo si vede con l’altro maggiorenne Ahmed Atia, che parrebbe meno coinvolto nelle violenze.

 

milano, 22enne aggredito dal branco 1

Entrambi magrolini, vestiti come ragazzini «alla moda», con posa da «duri» in stile social network. Il legame tra loro e i minorenni non sembra così stretto, ma sicuramente c’era un rapporto di conoscenza. Uno dei 17enni, figlio di un agente di commercio, studia al Mosè Bianchi, un istituto che contempla vari indirizzi didattici, senza particolari sofferenze scolastiche (giusto un debito recuperato in estate). [...]

 

milano, 22enne aggredito dal branco 2

Il terzo vive a poche centinaia di metri in linea d’aria. Anche lui cresciuto frequentando l’oratorio e giocando ai videogame, ma, ricordano sempre i giovani della stessa zona, con il vizio di menare le mani («un bullo»). I parenti tutelano la loro privacy. A pochi chilometri c’è un altro padre, quello della vittima, che invece si sfoga: «Mio figlio è vivo per miracolo, è arrivato in ospedale con un litro di sangue. È vivo perché era a 500 metri, sennò sarebbe morto. Milano ormai è il Bronx».1

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