islam alle maldive

MALDIVE, MAL DI ISLAM - NELLE ISOLE DELL’OCEANO INDIANO HA PRESO PIEDE UNA VERSIONE FANATICA E PERICOLOSA DELL’ISLAM - 200 RAGAZZI SONO ANDATI A COMBATTERE PER IL CALIFFATO: LA PERCENTUALE PIU' ALTA AL MONDO - DI CHI E’ LA COLPA? DELL’ARABIA SAUDITA, CHE HA FORAGGIATO LE ORGANIZZAZIONI ESTREMISTE

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Livio Caputo per “Il Giornale”

 

Il paradiso si sta gradualmente trasformando in un inferno. Per adesso, le migliaia di turisti italiani che ogni anno vanno in vacanza nelle Maldive e, appena sbarcati all' aeroporto di Malé, vengono dirottati in nave o in idrovolante verso il resort di destinazione, situato su un altro atollo distante magari 200 chilometri dalla capitale, non si accorgono praticamente di nulla.

 

Ma l'arcipelago al largo della costa indiana, abitato da 350mila musulmani e tuttora visitato ogni anno da 1,2 milioni di stranieri, sta subendo un rapido processo di radicalizzazione, che ha già spinto quasi 200 giovani ad andare a combattere per il Califfato, portato a una applicazione sempre più rigorosa della Sharia e ora induce anche a temere che diventi un rifugio - o addirittura una base - per gli jihadisti in fuga dalla Siria e dall' Irak.

 

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Riassume Barbara Zagaria, che insieme con il marito Alessandro ha lavorato laggiù per due anni come pilota di idrovolanti prima di essere messa alla porta nell' ambito di un subdolo processo di epurazione dei dipendenti stranieri: «Nel nostro immaginario le Maldive sono il paradiso terrestre dove fuggire da stress e fatiche, coccolati da personale locale servizievole e onorato di averci come ospiti. Ebbene, scordiamoci i tempi d' oro, perché la guerra all'Occidente infedele è arrivata anche lì».

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Per la verità, le Maldive non sono mai state un Paese modello, ma siccome la lotta politica è sempre stata concentrata nella capitale Malé, toccando solo di striscio le altre 1.182 isole (di cui molte disabitate), non ci si faceva gran caso. Per 25 anni l'arcipelago è stato governato da Abdul Gayoom del partito (o meglio dal clan) Dpr, e quando all' avvio della «primavera araba» è capitato che l' opposizione dell' Mdp vincesse le elezioni, il nuovo presidente Nasheed è stato presto fatto oggetto di proteste popolari, deposto, arrestato e inviato in esilio in Gran Bretagna.

 

Ora il vertice è occupato da un fratellastro di Gayoom, Abdullah Yameen, che si è già liberato di un vice scomodo facendolo condannare a quindici anni di carcere per un presunto attentato allo yacht presidenziale e ha l'abitudine di sbarazzarsi senza scrupoli di tutti coloro che in qualche modo insidiano il suo potere. L' ultima vittima è un giovane blogger che si opponeva alla radicalizzazione, fatto uccidere nello scorso aprile.

 

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L'accusa favorita è quella di «terrorismo», che viene applicata a chiunque crei problemi, con pene tra i dieci e i venti anni di reclusione. Alcune associazioni di diritti umani protestano ancora, ma senza risultati. Dal momento che la legge impone che tutte le imprese, anche i resort più lussuosi, abbiano un azionista di maggioranza maldiviano, è stato facile per il regime crearsi, con l'oculata distribuzione di questi posti d' oro, una rete di «clienti» che gli fa scudo.

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Poiché il turismo è l'unica risorsa della Maldive, le poche famiglie che ne fanno parte hanno accumulato ingenti ricchezze, mentre buona parte della popolazione, che lavora per salari spesso miserevoli negli stessi resort, vive in povertà e negli ultimi anni è caduta in preda alla droga. Secondo uno studio delle Nazioni Unite, il 98% degli abitanti hanno un amico tossicodipendente e il 44% ne hanno uno in famiglia.

 

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Per anni, per molti lavori qualificati, come appunto i piloti degli idrovolanti, le Maldive sono state costrette a ricorrere agli stranieri; ma ora il governo cerca di «nazionalizzare» tutto, sottoponendo gli «infedeli» a ogni tipo di vessazioni per indurli ad andarsene e lasciare il posto a maldiviani, spesso talmente impreparati da rappresentare un grave pericolo per la sicurezza.

 

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«In conclusione - scrive sempre Barbara Trigoria - gli occidentali servono ai maldiviani per lavorare negli orari più scomodi, su turni massacranti, alloggiare nei posti in cui loro non vogliono andare, coprire i voli che loro non vogliono effettuare. Non ci trattano più con rispetto, non vogliono nessun tipo di integrazione, alla prima occasione si liberano di noi senza alcuna motivazione valida».

 

Questa nuova «caccia all' infedele» è parte di un processo favorito in larga parte dall'Arabia Saudita, che sta investendo pesantemente nelle isole, ha foraggiato chi doveva foraggiare e ha ottenuto che, nel giro di pochi anni, i maldiviani si trasformassero da musulmani moderati, quali erano, in rigidi salafiti.

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L'abbigliamento delle donne, che ancora vent'anni fa era libero, segue oggi le rigide regole dell' islam radicale, si sono moltiplicate le fustigazioni per gli adulteri, vale la pena di morte (per fortuna non ancora applicata) per chi si converte a un'altra religione. Il ramadan viene applicato in maniera così rigorosa anche a chi svolge lavori di responsabilità da creare incidenti a catena.

 

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L'ultima novità è la distribuzione di un «codice di comportamento» agli stranieri che commettono l'imprudenza di fermarsi a Malé invece di disperdersi subito negli atolli, per insegnare loro ciò che si può e ciò che non si può fare in un Paese musulmano. Ma quel che è peggio è che un numero crescente di giovani sposano, anche per reazione alla vita miserabile che conducono, la jihad.

 

Le Maldive sono il Paese musulmano che, in rapporto alla popolazione, ha fornito il maggior numero di foreign fighter al Califfato. Fino adesso, forse anche per le difficoltà logistiche dovute alla distribuzione dei resort in atolli spesso lontani, non ci sono stati attentati terroristici contro i turisti occidentali, come sono avvenuti a Bali, in Tunisia, in Egitto o nel Mali. Tutt' al più, ci sono state alcune rapine.

 

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Ma, stando anche a una inchiesta del New York Times, il pericolo che ciò avvenga aumenta di giorno in giorno e il governo, pur essendo conscio che il turismo è la sua unica risorsa economica, appare impreparato a fronteggiarlo: manca sia degli uomini, sia dei mezzi per proteggere tutti e, se davvero i foreign fighter di ritorno ricevessero l'ordine di entrare in azione, i resort che non vogliono avere sorprese dovrebbero provvedere da soli alla protezione dei loro clienti, con la difficoltà aggiuntiva di non potersi fidare delle guardie locali.

 

Con tutto ciò, solo negli ultimi due anni sono sorti una trentina di nuovi resort, ma sempre più per iniziativa dei Paesi arabi del Golfo che di investitori occidentali. Quelli a conduzione italiana, dove i nostri vip vanno a trascorrere le ferie senza prestare molta attenzione a quello che succede loro intorno, non sono più di una decina. Invece, anche nelle Maldive, stanno arrivando i cinesi, che secondo notizie non confermate vorrebbero addirittura costruirvi una base navale, con grande allarme dell' India.

 

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Il processo di radicalizzazione si svolge abbastanza lontano dai riflettori, perché da anni il governo non concede più visti giornalistici. Ma nell' epoca dei social media le notizie filtrano facilmente, persone che hanno recenti esperienze dirette come gli Zagaria cominciano a parlare e chi ancora crede nel paradiso ha almeno materia per riflettere.

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