capote woolf

AMORI, MANIE E OSSESSIONI DI GRANDI SCRITTORI RIVIVONO NEL LIBRO "EFEMERIDI" DI CESARE CATA’ - TRUMAN CAPOTE NON SOPPORTAVA PIU’ DI 3 MOZZICONI NEL POSACENERE, VIRGINIA WOOLF PASSO’ DALL’ANORESSIA ALLA BULIMIA, HEMINGWAY DETESTAVA I COCKTAIL CON GHIACCIO, BAUDELAIRE ERA FISSATO CON LE MELE MARCE IL CUI ODORE ISPIRAVA I SUOI VERSI…

 

Massimiliano Parente per il Giornale.it

 

COPERTINA DEL LIBRO DI CESARE CATA'COPERTINA DEL LIBRO DI CESARE CATA'

L'artista deve far credere alla posterità che egli non sia mai vissuto. Questa era l'idea di Flaubert, mica come oggi dove sono tutti a mettersi in mostra a destra e a manca, allo Strega o da Fazio, perché a contare ci saranno solo le opere, e l'immenso Proust non la pensava diversamente, ci scrisse anche un saggio: il famoso Contro Sainte-Beuve (Sainte Beuve era un critico che per capire un romanzo doveva prima leggere la biografia dell'autore). Anche perché la vita degli scrittori è sempre molto incasinata, una ragnatela di ossessioni, nevrosi e amori disperati che porterebbero qualsiasi psichiatra a uscire di testa.

 

In questi giorni, sugli amori e le ossessioni dei grandi scrittori, esce tra l'altro un libro di Cesare Catà, Efemeridi. Storie, amori e ossessioni di 27 grandi scrittori (edito da Aguaplano), a dimostrare che la vita non servirà a comprendere l'opera ma l'opera condiziona la vita di chi l'ha scritta. Da Hesse a Rimbaud, dalla Woolf alla Plath, da Pasolini a Kafka, da Kerouac a Borges, gli esempi sono tantissimi ma chi più ne ha più ne metta. Così per scrivere la Recherche, per esempio, è necessario chiudersi in una stanza rivestita di sughero per un ventennio, lavorare di notte e far decontaminare gli ospiti da ogni agente esterno (Proust era malato d'asma), non lasciando entrare neppure la donna delle pulizie, con la polvere che si accumula sui mobili in grossi bioccoli che sembrano dei cincillà.

CESARE CATA'CESARE CATA'

 

L'amore? Il Narratore si strugge per Albertine, lo scrittore si strugge per uomini, l'ormai famoso Alfred Agostinelli, ma chiude in tronco ogni rapporto dopo diciotto mesi (durata massima della passione secondo Proust). In ogni caso tra i più sfigati, nell'accezione attuale del termine, c'è Giacomo Leopardi, single a vita per forza (ma cosa sarebbe della poesia disperata di Leopardi se avesse messo su famiglia? Silvia rimembri ancor quando cambiavamo i pannolini ai nostri bambini?), a parte la coppia formata con l'amato amico Ranieri (ci sarà mai stato qualcosa di fisico tra loro?), tale e quale come nelle sue poesie, con l'unica vera passione carnale per i gelati, che a Napoli, per via del colera, gli costerà la vita (sarà da qui che viene il detto «vedi Napoli e poi muori»?).

Virginia WoolfVirginia Woolf

 

D'altra parte è difficile vedere l'infinito come lo vedeva Leopardi e avere una relazione normale con una persona finita. Come per Kierkegaard, filosofo del malessere esistenziale, che come ricorda Catà si innamorò di Regine Olsen, e a differenza dei sogni poetici di Leopardi era un amore perfino corrisposto, ma la lasciò di punto in bianco senza dare alcuna spiegazione. Il problema era l'ossessione per l'assoluto, l'inconciliabilità tra la finitezza della vita e la sconfinatezza dell'amore: «la ama troppo per accettare di vivere una singola vita con lei. Vorrebbe amarla nell'infinito». Lei, per essere all'altezza di un filosofo così straziante, tenta il suicidio (il mondo della letteratura è costellato di suicidi tentati o riusciti).

 

giacomo leopardigiacomo leopardi

Tuttavia, essendo una donna, si rifà presto una vita con un altro a Copenaghen, e lui ne muore, nel vero senso della parola. Vita amorosa più movimentata quella di Ernest Hemingway, uno sciupafemmine, altro che Leopardi e Kierkegaard: non era ghiotto di gelati ma di gin, e nel gin affogherà il rimpianto di un amore mai vissuto, quello per Agnes von Kurowsky, incontrata al bar (e dove sennò?) che però poi sposerà un medico napoletano (in qualsiasi storia prima o poi si finisce a Napoli). Riguardo al gin, se volete fare come Hemingway, mai con il ghiaccio, è per uomini deboli, smidollati. A un cameriere risponde: «Nella scorsa guerra, ragazzo, io ho ammazzato a sangue freddo 122 tedeschi, ti sembro un tipo che beve alcolici con ghiaccio?».

 

ernest hemingwayernest hemingway

A proposito di gin, ne beveva a litri anche Truman Capote, che creava solo disteso sul letto con una sigaretta e un caffè ma non sopportava di vedere più di tre sigarette in un posacenere (e era pure superstizioso, non poteva mai iniziare o finire un romanzo di venerdì). Ma gli scrittori sono sempre sbronzi o fatti di qualcosa? Spesso, ma non sempre sono droghe. Charles Baudelaire, è noto, si faceva di oppiacei, come Doctor House (e cosa sarebbe stato il simbolismo senza la droga?); meno nota è la dipendenza dalle mele del suo amico Friedrich Schiller, e non per mangiarle: le lasciava marcire perché la puzza ispirava i suoi versi. Sempre meglio di J.D. Salinger, che si dice bevesse la propria urina (a fini terapeutici).

 

TRUMAN CAPOTE TRUMAN CAPOTE

Virginia Woolf è la scrittrice paladina delle lesbiche (pur sposata, diciamo felicemente, con l'adorato Leonard, dal quale prenderà anche il cognome), ma dovrebbe esserlo anche per le anoressiche: il suo rapporto con il cibo era molto problematico. Ghiottissima, forse più di Leopardi, attribuiva al mangiare la causa delle sue sofferenze esistenziali (però non come Marguerite Yourcenar, antesignana piuttosto del pensiero vegano: «mangiare la carne è digerire l'agonia altrui»). In realtà odiava i grassi quanto Anna Wintour di Vogue America, ma una volta ricoverata sembra guarire: «Non intendo fare più scene disgustose per mangiare. Non mi importa quanto mangio pur di andare avanti così. Le voci che credevo mi facessero impazzire pensavo fossero dovute all'eccesso di cibo, ma non è così perché continuo a ingozzarmi, eppure non le sento più. Ora in clinica bevo cioccolata e mangio biscotti e caffè cattivo». Dall'anoressia si convince quindi del contrario, passando da un eccesso all'altro: più si pesa, meglio si sta.

 

charles baudelairecharles baudelaire

All'amico Jacques Raverat scrive: «Sono contenta che tu sia grasso; perché allora sei cordiale, generoso e creativo. Trovo che se non peso 60 chili sento le voci e ho le visioni, e non riesco a scrivere né a dormire». Tuttavia mettere su chili non la salverà dalla depressione e dal suicidio (il 28 marzo del 1941 si riempie le tasche di pietre per andare a fondo nel fiume Ouse), e d'altra parte le ossessioni di uno scrittore sono spesso così devastanti che neppure l'alcol è stato capace di impedire il suicidio a un vitalista sfegatato come Hemingway. Alla fine, tra tutti, l'unico che nelle sue tremende ossessioni cosmiche voleva vivere e non ha mai pensato al suicidio, al contrario di quanto si possa pensare, è proprio Leopardi.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…