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MEDIO ORIENTE IN FIAMME - ATTACCHI AEREI DELL’ESERCITO ISRAELIANO CONTRO LE POSTAZIONI DI HEZBOLLAH IN LIBANO – L’ESERCITO DI TEL AVIV HA UCCISO IL CAPO DELLA PRODUZIONE DELLE ARMI DI HAMAS - LE TENSIONI FRA USA E ISRAELE SUL DESTINO DI GAZA: WASHINGTON SPINGE, INFATTI, PERCHÉ LA STRISCIA TORNI SOTTO IL CONTROLLO DEL PRESIDENTE DELL’AUTORITÀ NAZIONALE PALESTINESE ABU MAZEN O DEL SUO SUCCESSORE – IN UNA TELEFONATA JOE BIDEN HA CHIESTO A BENJAMIN NETANYAHU DI ORDINARE UNA PAUSA DEI COMBATTIMENTI DI TRE GIORNI. IL NO DEL PREMIER ISRAELIANO CHE HA SPIEGATO A”SLEEPY JOE” COME…

Da corriere.it

 

Ore 07:47 - «Ucciso il capo della produzione delle armi di Hamas»

netanyahu biden

L’esercito israeliano ha ucciso nella notte, in un attacco aereo mirato, Mohsen Abu Zina, capo della produzione di armi di Hamas. Lo ha fatto sapere il portavoce militare, secondo cui Abu Zina è stato «uno dei principali sviluppatori di armi di Hamas ed era un esperto nello sviluppo di armi strategiche e razzi utilizzati dai terroristi». Il portavoce ha poi aggiunto che la notte scorsa è stata eliminata «una cellula terroristica che progettava di lanciare missili anti tank contro i soldati».

 

 Israele: attacchi aerei dell’esercito contro postazioni Hezbollah in Libano

Israele ha reagito con attacchi aerei ai lanci di razzi dal Libano. Lo spiega sui social network il portavoce dell’esercito di Tel Aviv Daniel Hagari: «Gli aerei da guerra dell’Idf hanno attaccato più volte obiettivi dell’organizzazione terroristica Hezbollah nel sud del Libano, tra cui un magazzino, posizioni di lancio, infrastrutture e siti in cui si trovano mezzi tecnologici». Azioni mirate a «colpire il terrorismo e siti in cui si trovano i mezzi dell’organizzazione terroristica Hezbollah. L’attacco è stato effettuato in risposta al fuoco proveniente dal territorio libanese».

 

 

Le tensioni fra Usa e Israele sul destino di Gaza: il punto sul conflitto

JOE BIDEN SI FA IL SEGNO DELLA CROCE DAVANTI A NETANYAHU

(di Luca Angelini) «Israele manterrà la responsabilità della sicurezza nella Striscia per un tempo indefinito» Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu in un’intervista all’emittente Abc. E, aggiunge da Gerusalemme il corrispondente Davide Frattini, «gli ultrà messianici nel governo sembrano sperare in una rivincita per l’evacuazione delle colonie dalla Striscia ordinato da Ariel Sharon nel 2005.

 

gaza distrutta dai bombardamenti israeliani

Simcha Rothman, tra gli artefici del piano giustizia anti-democratico portato avanti dall’esecutivo, commenta: “I nostri soldati non devono versare sangue per poi offrire Gaza impacchettata in carta regalo all’Autorità palestinese”. Per i leader dei coloni come Bezalel Smotrich, il ministro delle Finanze, la guerra è un’occasione per incrementare l’annessione anche in Cisgiordania».

 

In sostanza, almeno a parole, il governo israeliano promette di fare tutto quello che gli Stati Uniti e la comunità internazionale gli hanno chiesto di non fare. Washington spinge, infatti, perché la Striscia torni sotto il controllo del presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen o del suo successore, all’interno di una soluzione di pace complessiva.

JOE BIDEN - BENJAMIN NETANYAHU

 

«L’offensiva diplomatica americana — scrive Massimo Gaggi — sembra essere andata a vuoto: la superpotenza non riesce ad ottenere una correzione di rotta dal Paese che sostiene con forniture militari per quasi 4 miliardi di dollari all’anno e subisce uno sgarbo dal leader di un Paese partner della Nato». Ossia il presidente turco Erdogan, che si è rifiutato di incontrare il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, in polemica con il sostegno statunitense a Israele.

JOE BIDEN - BENJAMIN NETANYAHU

 

Se si aggiunge che l’incontro di Blinken con Abu Mazen è durato meno di un’ora, per il dissenso sulla richiesta di cessate il fuoco e che Netanyahu aveva già detto no anche alla richiesta di Washington di «pause umanitarie», ce n’è abbastanza per far scrivere a Gaggi: «Joe Biden, convinto che sarà ricordato dai posteri per come ha cercato di riportare ordine nell’Occidente e nei rapporti internazionali dopo la tempestosa era Trump, deve prendere atto dei limiti della capacità americana di incidere in varie aree del mondo. Le fiamme mediorientali si aggiungono ai guai ucraini, l’altro conflitto che avrebbe dovuto definire la sua eredità politica internazionale».

 

joe biden bibi netanyahu in israele

Eppure, anche in Israele c’è chi pensa che Biden abbia ragione e Netanyahu torto. Ad esempio, l’ex premier Ehud Olmert, oggi 78enne. «Corriamo il pericolo gravissimo che Benjamin Netanyahu e i suoi alleati fanatici approfittino della crisi di Gaza per scacciare i palestinesi da tutti i territori occupati— dice a Davide Frattini l’ex leader del partito nazionalista di destra Likud, lo stesso di Netanyahu, poi abbandonato per seguire Sharon in Kadima —. Rischiamo la guerra regionale per questi messianici criminali. Dobbiamo fermarli, vanno anche contro la maggioranza degli israeliani, mi appello alla comunità internazionale che ci aiuti a farlo».

soldati israeliani a gaza 2

 

Intanto, però, l’offensiva militare israeliana nella Striscia prosegue senza sosta. I morti sono oltre 10 mila, tra loro 4.200 minorenni secondo il ministero della Sanità di Gaza. Gli Emirati Arabi hanno iniziato le operazioni per costruire verso il valico con l’Egitto un ospedale da campo, quelli dentro la Striscia stentano a funzionare, il più grande — l’Al Shifa — è accerchiato dalle truppe, nelle gallerie scavate sotto la clinica gli israeliani sono convinti di poter stanare i capi di Hamas, anche il capo dei capi Yahia Sinwar.

joe biden bibi netanyahu in israele

 

«È isolato nel suo bunker» dice Yoav Gallant, il ministro della Difesa israeliano. «Stiamo arrivando dove Hamas non avrebbe mai pensato», annuncia Netanyahu in un discorso alla nazione a un mese dai massacri del 7 ottobre (qui la video-ricostruzione di Federica Seneghini e Chiara Severgnini). Poi ribadisce: «Niente cessate il fuoco senza il ritorno degli ostaggi».

 

I retroscena della telefonata tra Biden e Netanyahu di lunedì

Nella telefonata di lunedì Joe Biden ha chiesto a Benjamin Netanyahu di ordinare una pausa dei combattimenti di tre giorni per consentire la liberazione di alcuni ostaggi statunitensi nelle mani di Hamas. A rivelarlo è il giornalista Bark Ravid di Axios, che cita fonti dell’amministrazione americana e di quella israeliana. Secondo la fonte statunitense, in base a una proposta che viene discussa tra Stati Uniti, Israele e Qatar, Hamas rilascerebbe dai 10 ai 15 ostaggi e userebbe la pausa di tre giorni per identificare le altre persone trattenute e consegnare una lista di tutti i nomi sotto la sua custodia.

combattimenti a gaza

 

Il numero degli ostaggi rimane ancora incerto. Secondo Israele, si tratta di almeno 240 persone, di cui 180 in mano ad Hamas, 40 alla Jihad islamica e altri 20 in mano ad altre fazioni palestinesi. Hamas ha dichiarato martedì di essere pronta a liberare 12 ostaggi stranieri, ma di non poter procede a causa dei bombardamenti aerei e delle operazioni di terra israeliane. Le fonti Usa e israeliane di Axios hanno riferito che Netanyahu ha detto a Biden di non fidarsi di Hamas e di non credere che l’organizzazione terroristica sia pronta ad accettare un accordo sugli ostaggi.

 

Il premier israeliano ha anche affermato nella telefonata con il presidente Usa che Israele, nel caso fermasse i combattimenti per tre giorni perderebbe il sostegno internazionale di cui sta godendo in questo momento. La fonte israeliana ha spiegato che a pesare sul giudizio di Netanyahu c’è un precedente avvenuto nella guerra a Gaza del 2014, quando durante una pausa umanitaria Hamas attaccò un gruppo di soldati israeliani, rapì uno di loro e ne uccise altri.

JOE BIDEN CON BIBI NETANYAHU IN ISRAELEsoldati israeliani a gaza 3

 

sinwar hamas gaza

 

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