mosul

LA BATTAGLIA FINALE DI MOSUL - UNA RETE DI TUNNEL, KAMIKAZE E BLITZ A SORPRESA: L'ISIS VENDE CARA LA PELLE E SCATENA LA GUERRIGLIA CONTRO LE FORZE IRACHENE E CURDE - LA RESISTENZA È SIMILE ALLE TATTICHE USATE DAGLI EX UFFICIALI DI SADDAM

Giordano Stabile per la Stampa

LA BATTAGLIA DI MOSULLA BATTAGLIA DI MOSUL

 

 

Bisogna mettersi un fazzoletto alla bocca perché i corpi sono stati lasciati lì, da cinque giorni, stesi con le braccia aperte e la mano destra che sembra ancora impugnare il fucile. Quando ci si avvicina all' entrata del tunnel quasi non si respira. Si trova nell' edificio sul retro della moschea di Baskhira, un villaggio attaccato a Bartella ma a maggioranza musulmana.

Una volta almeno, perché dei duemila abitanti non c' è più nessuno. Incrociamo solo una signora che è venuta a cercare qualcosa tra le macerie della sua casa e un uomo con un furgoncino che raccatta bombole di gas, con il rischio di saltare in aria perché solo la strada principale è stata sminata.

 

TUNNEL ISISTUNNEL ISIS

I peshmerga hanno combattuto duramente a Baskhira, hanno perso compagni. E il motivo principale è la rete dei tunnel. «Sparivano e riapparivano da tutte le parti, sono diavoli».

Alla fine sono stati una paio di pesanti raid aerei a spezzare la resistenza dell' Isis. Del villaggio sono rimasti in piedi solo la scuola elementare e il corpo principale della moschea. Gli ingressi principali dei tunnel erano lì, nei luoghi dove erano più improbabili i bombardamenti per ragioni umanitarie.

 

LA BATTAGLIA DI MOSULLA BATTAGLIA DI MOSUL

Alle pareti della moschea ci sono ancora due file di sacchetti di sabbia e le postazioni dei cecchini. Poi un pozzo di due metri per due con una lunga scala di legno. In fondo comincia il tunnel, alto meno di due metri.

 

Due chilometri scavati nella roccia calcarea. Un filo elettrico e lampadine al led a distanza di una decina di metri una dall' altra. Si può percorrere solo per un centinaio di metri.

 

La tecnica dei tunnel non è nuova. Ma i comandi non si aspettavano una rete così estesa. Così come il numero dei veicoli kamikaze. Nascosti nei piccoli garage dei villaggi.

Solo sabato e domenica ci sono stati 50 attacchi di questo tipo fra Bartella e Bashiqa. Altro che ritirata strategica verso Raqqa. I primi otto giorni di battaglia a Mosul dicono che lo Stato islamico vuol vendere cara la pelle e si è preparato con metodo. Non è il lavoro di una banda di terroristi. C' è una mano più esperta che sfrutta tutte le possibilità della guerra ibrida: asimmetrica e tradizionale.

la battaglia di mosul 4la battaglia di mosul 4

 

Per l' Intelligence irachena, e i peshmerga confermano, la mano è quella «degli ex ufficiali di Saddam Hussein» cooptati dal califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Mosul è stata dal 1991 al 2003 una città in prima linea: il regime di Saddam controllava il territorio fino al fiume Zab, sull' altra riva c' erano i guerriglieri curdi. Il piano di difesa ha radici antiche. E sfrutta il fatto che i peshmerga sono costretti a muoversi su un terreno amico fino a un certo punto. Parte della popolazione è araba, molti cristiani ma anche sunniti.

Le decine di chilometri di tunnel, la conoscenza del terreno permette agli islamisti di lanciare ancora attacchi a sorpresa. E finché le truppe irachene e curde non hanno il controllo assoluto del territorio non possono avanzare verso Mosul.

 

la battaglia di mosulla battaglia di mosul

Mentre dai racconti dei pochi civili riusciti a fuggire dalle aree sotto il controllo dell' Isis traspare una situazione d' inferno: una «tassa» di 500 dollari per poter uscire, rastrellamenti, uccisioni di massa.

Anche se il comando dei peshmerga ribadisce che «non distraggono forze dal fronte», i blitz dell' Isis sono il segno di una battaglia preparata nei dettagli. Dopo quello a Kirkuk, ieri c' erano ancora combattimenti a Rutbah, la cittadina sulla superstrada Baghdad-Amman. E di primo mattino una colonna di fuoristrada, anche kamikaze, ha attaccato le forze peshmerga a Est della città di Sinjar, quella del massacro degli yazidi due anni fa. Gli islamisti sono stati respinti, quindici uccisi.

 

Alla fine sarà l' implacabile logica dei numeri ad avere ragione dell' Isis. Che siano 5 o 10 mila, i jihadisti sono destinati a soccombere di fronte all' armata di 50 mila combattenti curdi e iracheni. Ma le speranze di un crollo rapido, che risparmi i civili ed eviti la distruzione della città, diventano sempre più tenui ogni giorno che passa.

la battaglia di mosul 9la battaglia di mosul 9LA BATTAGLIA DI MOSULLA BATTAGLIA DI MOSUL

 

la battaglia di mosul 7la battaglia di mosul 7la battaglia di mosul 6la battaglia di mosul 6la battaglia di mosul 8la battaglia di mosul 8

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)