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GIÀ IMPACCHETTATO COME “MOSTRO”, BOSSETTI SI DIFENDE: “NON L’HO UCCISA IO. MI HANNO INCASTRATO PERCHÉ, DOPO QUATTRO ANNI, NON TROVAVANO NESSUN ALTRO. HO TRE FIGLI, UNO HA LA STESSA ETÀ DI YARA: NON FAREI MAI UNA COSA DEL GENERE”

Paolo Berizzi per La Repubblica

 

“Non l’ho uccisa io. Si sono sbagliati. Mi hanno incastrato perché, dopo quattro anni, non trovavano nessun altro. Sono un padre, ho tre bambini, uno ha 13 anni, la stessa età di Yara. Non farei mai un’atrocità del genere”.

la casa di massimo giuseppe bossettila casa di massimo giuseppe bossetti

 

Muto davanti al magistrato, si sfoga in carcere Massimo Giuseppe Bossetti. Il presunto assassino di Yara Gambirasio è rinchiuso da 48 ore dietro le sbarre del “Gleno”, l’istituto di pena che ai tempi di Enzo Tortora e dei terroristi rossi si era guadagnato la fama di “Grand Hotel” nel circuito carcerario italiano.


Sorvegliato a vista 24 ore su 24, il muratore di Mapello, non più Ignoto1, occupa una cella singola nel reparto di isolamento. È una sezione ristrutturata di recente, con dei lavori ancora da ultimare. Una decina di celle che ospitano una ventina di persone tra collaboratori di giustizia e altri “protetti”.

 

massimo giuseppe bossetti il presunto killer di yara gambirasiomassimo giuseppe bossetti il presunto killer di yara gambirasio

È riservata a loro quest’area, ai detenuti considerati sgraditi dal resto della popolazione del “Gleno”; per il tipo di reato di cui sono accusati. Femminicidio compreso. Per dire: uno dei vicini di cella di Bossetti è Isaia Schena, il camionista di Cene reo confesso dell’omicidio della prostituta romena Madalina Palade, massacrata a coltellate in una notte di coca e alcol. Schena ha ammesso e raccontato tutto.

 

A pochi metri di distanza c’è lui, il Bossetti quarantaquattrenne inchiodato dal Dna, il bravo padre di famiglia accusato di avere cercato di violentare e massacrato Yara prima di infilarsi dentro un’ombra lunga tre anni e otto mesi. Un’atrocità dalla quale — per ora lo fa solo dietro le mura del carcere — Bossetti, anche sfidando le evidenze genetiche, prende le distanze.

bossetti arrestato per l omicidio di yara gambirasiobossetti arrestato per l omicidio di yara gambirasio


Lo sfogo del presunto killer di Brembate si è consumato poche ore dopo l’ingresso al “Gleno”. Come tutti i neoarrivati Bossetti ha dovuto sottoporsi alla trafila dell’accesso: visita medica, immatricolazione con rilievi antropometrici e dattiloscopici, perquisizione e colloquio con il direttore del carcere, Antonino Porcino.

 

È nel corso di questa sequenza di passaggi obbligati che, in presenza di alcune guardie carcerarie e di personale medico (sono dieci i camici bianchi dell’ospedale Papa Giovanni XXIII che turnano nel reparto ambulatorio), il figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni ha lasciato andare la sua rabbia. Una rabbia glaciale, lucida, apparentemente razionale, pure se in evidente contrasto con il verdetto della biologia. «Non sono io l’assassino. Come potrei avere fatto una cosa del genere», si è sfogato Ignoto1.

giovanni bossetti marito di ester arzuffi madre del presunto killer di yara gambirasiogiovanni bossetti marito di ester arzuffi madre del presunto killer di yara gambirasio


Il momento dell’emotività non è il più indicato per addurre alibi. Del resto Massimo Bossetti non ha ritenuto sin qui di farlo nemmeno con Letizia Ruggeri, la pm che lo ha interrogato incassando scena muta. Ma un suo personale argomento, mentre gli agenti della polizia penitenziaria lo stavano accompagnando dall’infermeria alla cella del reparto d’isolamento, il muratore di Mapello lo ha fornito.

 

Forse è il più banale. Quello che nella sua mente dovrebbe scagionarlo anche al netto del bingo genetico centrato dagli scienziati della polizia e dei carabinieri. «Sono padre di tre bambini — si è sfogato Bossetti — Uno ha 13 anni proprio come Yara. Non potrei mai commettere un’atrocità simile».


Invoca la responsabilità paterna, come se per ora potesse bastare questo a sollevarlo dalle accuse tremende contenute nel provvedimento firmato dal pm Ruggeri e consegnato al gip Ezia Maccora. «Ha ucciso — è scritto — colpendo Yara Gambirasio con tre colpi al capo e con plurime coltellate in diverse regioni del corpo, abbandonandola quindi agonizzante in un campo isolato».

 

massimo giuseppe bossettimassimo giuseppe bossetti

Con in più «l’aggravante di aver adoperato sevizie e avere agito con crudeltà». Così l’accusa. Ma Bossetti nel corridoio del carcere reagisce in difesa. E butta la palla dall’altra parte del campo minato sul quale si sta giocando la vita. «Si sono sbagliati». Loro. Gli investigatori, i magistrati, gli esperti di laboratorio che hanno accertato la piena compatibilità del suo Dna con la firma — una goccia di sangue — lasciata sugli slip di Yara la sera del 26 novembre 2010 nel campo di Chignolo d’Isola, il luogo dove la ginnasta tredicenne verrà ritrovata casualmente dopo tre mesi di ricerche.


Eccolo, Bossetti. «Mi hanno incastrato perché, dopo quattro anni, non trovavano nessun altro. Solo per questo». Sono state le ultime parole prima che le porte della cella si chiudessero davanti al suo corpo asciutto e abbronzato artificialmente. «Questo è il momento dell’emotività — ragiona Don Fausto Resmini, cappellano delle carceri di Bergamo e presidente del Patronato San Vincenzo, una presenza costante al “Gleno” assieme all’altro cappellano, don Giambattista Mazzucchetti — Se Bossetti lo vorrà, appena ci saranno le condizioni lo incontrerò. Mi interessa capire l’uomo, guardarlo negli occhi. Mi interessa ascoltare le sue parole non appena saranno più ragionate, insomma appena si allenterà un po’ la pressione mediatica che c’è su quest’uomo e su questo caso terribile».

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Pantaloni della tuta, t-shirt bianca, pizzetto curato. A rendere unico Bossetti tra i 511 detenuti del carcere bergamasco (475 uomini e 36 donne di cui 254 stranieri) non è l’abbronzatura innaturale. Non è nemmeno il reato orrendo di cui è accusato. A rendere unico il «padre di famiglia modello», il vicino «tranquillo e normale », l’animalista tutto figli, lavoro e vacanze, è — raccontano gli operatori del carcere — l’atteggiamento mostrato in queste prime 48 ore di detenzione.

 

«Come se davvero non avesse fatto nulla di quello che gli viene contestato», stringe le spalle un educatore. Inclinazione criminale alla dissociazione? Reazione al carcere e al clamore che in una notte e un giorno gli hanno affibbiato addosso l’etichetta di mostro? Se lo sono chiesti in queste ore i responsabili del “Gleno”: il direttore di lungo corso Antonio Porcino e la responsabile dell’area trattamentale Anna Maicorso e con loro le tre educatrici che ogni giorno incontrano e lavorano sui detenuti.

yara gambirasio facebook yara gambirasio facebook


Bossetti — su richiesta dell’autorità giudiziaria — è piantonato a vista. Due agenti si alternano di fronte alla sua cella. Per vigilare sulla sua sicurezza e, vista la delicatezza del caso, evitare atti di autolesionismo. In attesa dell’udienza di convalida prevista per oggi — dopo la quale il regime di totale isolamento potrebbe essere alleggerito — il presunto killer di Yara non ha fatto richieste particolari: solo due libri sugli animali, irreperibili tra i volumi presenti nella biblioteca del carcere. Tra un pasto e l’altro Bossetti si è rivolto alle guardie e ha chiesto più volte dei figli e della moglie. «Vorrei vedere presto i miei bambini ».

yara yara

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