“IO IN POLITICA? QUALCHE SONDAGGIO IN PASSATO L’HO COMMISSIONATO E HA ANCHE DATO RISULTATI PIÙ CHE BUONI” – URBANO CAIRO, OSPITE AL FESTIVAL DI DOGLIANI, GIOCA E AMMICCA SU UNA SUA DISCESA IN CAMPO: “SOGNO PALAZZO CHIGI? NO, LA POLITICA È DIVERSA DALL’IMPRENDITORIA: DA UNA PARTE HAI MANAGER CAPACI CON CUI PERSEGUI UN OBIETTIVO COME UN SOL UOMO; DALL’ALTRA HAI SEMPRE BISOGNO DI ALMENO UNA SPALLA CON CUI GOVERNARE” – L’AMMISSIONE DI PRATICARE UNA “POLITICA DEI DUE FORNI” CON LA7 (PRO "CAMPO LARGO") E “CORRIERE DELLA SERA” (FILO-GOVERNATIVO): “NELLA TV DI OGGI CI SONO MOLTE RETI CHE APPOGGIANO IL GOVERNO: C'E' LA 'MANO INVISIBILE' DI ADAM SMITH CHE AUTOREGOLA IL MERCATO TV PER OFFRIRE AGLI SPETTATORI UNA PLURALITÀ DI IDEE. IL ‘CORRIERE’ NON MI PARE ABBIA UNA LINEA EDITORIALE SIMILE A LA7…”
Estratto dell’articolo di Renato Franco per il “Corriere della Sera"
La politica e il calcio, la tv e il mestiere da imprenditore. Urbano Cairo ieri è stato protagonista al Festival della tv di Dogliani, sollecitato dalle domande «fuori dal coro» di Mario Giordano.
Che va subito dritto al punto: lei sogna di andare a Palazzo Chigi? «No — la risposta netta del presidente di Rcs —, la politica è completamente diversa dall’imprenditoria: da una parte hai manager capaci con cui persegui un obiettivo come un sol uomo; dall’altra invece nessuno arriva al 51% dei voti, quindi hai sempre bisogno di almeno una spalla con cui governare, senza contare che ognuno deve rispondere alle diverse istanze dei suoi elettori».
urbano cairo enrico mentana 1 foto lapresse
Niente politica dunque, anche se, incalzato da Giordano, Cairo ammette: «Qualche sondaggio in passato l’ho commissionato e ha anche dato risultati più che buoni».
Se la tv di Giordano è spesso accusata di Retequattrismo, ossia di essere troppo vicina al governo, il giornalista ne approfitta per pungere La7: «È una televisione militante?». Cairo prima spiega che è importante mantenere il dna, l’identità di una rete, in cui i telespettatori possano riconoscersi: «Identificarsi nella storia di una tv è fondamentale, quando ho preso La7 c’erano volti come Lerner e Santoro: nel tempo l’ho addolcita — con programmi di approfondimento come quello di Cazzullo o di Augias —, ma in generale mi pare azzardato parlare di conduttori bolscevichi a La7».
luciano fontana sergio mattarella urbano cairo foto lapresse
Senza contare una questione quasi «economica»: «Nella tv di oggi ci sono molte reti che appoggiano il governo: penso che in fondo ci sia la mano invisibile di Adam Smith che autoregola il mercato televisivo per offrire agli spettatori una pluralità di idee». Del resto Cairo non è certo un editore «interventista»: «Lascio molta libertà ai miei direttori e ai miei conduttori, non intervengo mai. E infatti il Corriere non mi pare abbia una linea editoriale simile a La7. Io sono per una dialettica di equilibrio: credo che un programma con un bello scambio di idee sia più gradevole». […] Da granata a granata (Giordano è tifoso del Torino), l’ultima domanda è sul calcio: «Se arriva qualcuno di serio sono pronto a farmi da parte. Mi piacerebbe finalmente andare allo stadio solo con il patema del tifoso».
silvio berlusconi urbano cairo
elly schlein urbano cairo foto lapresse
