concorso navigator

CERCATI, SELEZIONATI, ASSUNTI E RIMANDATI A CASA: LA TRISTE PARABOLA DEI TREMILA NAVIGATOR - CHIAMATI PER TROVARE UN LAVORO AI PERCETTORI DEL REDDITO DI CITTADINANZA, ORA RISCHIANO DI PASSARE I PROSSIMI MESI A CERCARSI UN IMPIEGO - HANNO I CONTRATTI IN SCADENZA AD APRILE 2021 E NON SARANNO RINNOVATI. ORA SPERANO NEI CONCORSI BANDITI DALLE REGIONI PER IL POTENZIAMENTO DEI CENTRI PER L'IMPIEGO…

Francesco Bisozzi per “il Messaggero”

 

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Forse un giorno verranno ricordati come una meteora. Cercati, selezionati, assunti e rimandati a casa senza colpo ferire. È la triste parabola dei Navigator. Nati per trovare un lavoro ai percettori del Reddito di cittadinanza, rischiano di passare i prossimi mesi a cercare un'occupazione per loro stessi. Diciamolo, un po' sono anche stati sfortunati. Prima hanno dovuto assistere al braccio di ferro con le Regioni che non li volevano nei loro Centri per l'impiego. Poi, non appena formati, sono stati lasciati a casa (con lo stipendio), causa Covid, che ha sospeso per i percettori del Reddito l'obbligo di ricerca del lavoro fino a luglio inoltrato.

 

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Ora a settembre i Navigator dovranno rimboccarsi le maniche per trovare occasioni di impiego agli 800 mila beneficiari del Reddito idonei a firmare il patto per il lavoro. Ma ad aprile i loro contratti scadranno e non saranno rinnovati. Insomma, è probabile che il pensiero della loro di occupazione potrebbe diventare prevalente. I quasi tremila Navigator, a giudicare anche dall'aria che si respira sui social nei gruppi a loro dedicati, sono in allarme. La preoccupazione del futuro si fa sentire.

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Però hanno pronto un piano B: potranno partecipare ai concorsi banditi dalle Regioni per il potenziamento dei Centri per l'impiego, riciclandosi come esperti in servizi per il lavoro, tecnici informatici, esperti di comunicazione o assistenti in politiche attive. In palio 11.600 posizioni. Ma questa volta potrebbe non bastare il test a crocette della selezione per Navigator. Intanto i centri per l'impiego, congelati dal virus, tra meno di dieci giorni riprenderanno a essere operativi al 100 per cento. E già questo per i Navigator è un problema. Per i beneficiari del reddito di cittadinanza l'obbligo di recarsi nei Cpi è tornato in vigore ad agosto, ma complici le vacanze la macchina deve ancora ripartire.

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Risultato? Dopo mesi trascorsi sul divano a causa del coronavirus, durante i quali hanno continuato a percepire però i circa 1.700 euro di stipendio pattuiti, in taluni casi con sopra una spruzzatina di bonus anti-pandemia (quello per gli autonomi), per i tutor è giunto il momento di rimboccarsi le maniche. La sfida che li aspetta, va detto, è impari: loro che hanno contribuito a trovare lavoro prima della serrata a circa 70 mila percettori solamente, una goccia nel mare, si ritroveranno adesso a duellare con la crisi profonda in cui la malattia ha fatto piombare il mercato del lavoro.

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Pure per questo serpeggia lo scoramento tra le file di questo esercito di carta. In fondo i diretti interessati sanno bene che le probabilità che hanno di centrare anche solo uno dei due obbiettivi che li attendono al varco, trovare un lavoro agli altri e rimediarne uno per loro stessi, sono minime. Con i concorsi delle Regioni per il rafforzamento dei Cpi in molti tuttavia sperano di riuscire in qualche modo a riciclarsi, nonostante una media realizzativa (hanno aiutato a mettere sotto contratto circa 20 assistiti a testa) a dir poco scarsa.

 

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I NUMERI In gioco circa 300 assunzioni nel Lazio, oltre 600 in Campania, quasi 700 in Toscana. Nel frattempo però i navigator dovranno sbrigarsi a convocare i 500 mila percettori che ancora non sono stati presi in carico, seppure in condizione di lavorare. La situazione è più critica al nord, come già anticipato dal Messaggero, dove il 70 per cento degli attivabili non cerca lavoro: su 171 mila soggetti chiamati a siglare i famosi patti per il lavoro, senza i quali non è possibile accedere al percorso d'inserimento professionale, solo 58 mila sono stati arruolati dai navigator, un terzo. C'è insomma da sbrigarsi. Prima che i contratti scadano.

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