preti pedofili

LA CHIESA VUOLE PURIFICARSI DAVVERO? - APPENA ELETTO A GUIDA DELLA CEI, IL CARDINALE ZUPPI ANNUNCIA, PER IL 18 NOVEMBRE, UN REPORT SUGLI ABUSI SESSUALI COMPIUTI NELLA CHIESA: MA SARANNO PRESI IN CONSIDERAZIONE SOLO GLI ULTIMI 21 ANNI, AL CONTRARIO DEI REPORT REALIZZATI IN ALTRI PAESI - LA DECISIONE NON CONVINCE L'ASSOCIAZIONE "RETE L'ABUSO": “IL REPORT SARA' DEL TUTTO SBALLATO. TANTE PERSONE VIOLENTATE O PRESE A CALCI NON HANNO NEPPURE MAI DENUNCIATO ALLE DIOCESI. NON VEDIAMO UNA VERA SVOLTA..."

 

1 - PEDOFILIA LA SVOLTA DI ZUPPI: A NOVEMBRE IL PRIMO REPORT SUGLI ABUSI, AL VIA ANCHE 

Domenico Agasso per “la Stampa”

 

matteo zuppi 1

«Ci prenderemo le botte che dobbiamo prenderci e anche le nostre responsabilità». Nessuna «copertura» di abusi sessuali compiuti nella Chiesa, «lo dobbiamo alle vittime». Con l'annuncio del primo report nazionale della Cei sulla pedofilia, inizia l'era Zuppi, che, secondo vari prelati, «proietta i vescovi verso una svolta pubblica, un ruolo sociale e politico, oltre che religioso, più incisivo del recente passato, all'insegna dell'ascolto e del dialogo con chiunque e su tutto, anche sui temi più delicati», come quelli del fine vita.

 

L'incontro con i giornalisti si tiene accanto a piazza San Pietro, nell'Istituto di Maria Santissima Bambina, «luogo familiare perché era l'asilo che ho frequentato», rivela il porporato.

Dialogo su tutti i temi Alla prima conferenza da presidente dei presuli italiani, l'Arcivescovo di Bologna affronta subito la «grande questione», sollevata negli ultimi mesi da varie associazioni che invocavano di rispondere a centinaia di vittime in Italia e affidare a una commissione indipendente, sulla scia di altre Chiese europee, un'inchiesta che faccia luce su vecchi e recenti casi di pedofilia clericale. 

 

prete pedofilo

È senza dubbio il problema più spinoso che Zuppi dovrà gestire, e ha subito mostrato di non volersi sottrarre: la pubblicazione del report è prevista per il 18 novembre, giornata voluta dalla Conferenza episcopale italiana per ricordare chi ha subito violenze sessuali. Matteo Maria Zuppi assicura di non avere incontrato «resistenze da parte dei vescovi». D'altronde «lo dobbiamo alle vittime, il loro dolore è la priorità».

 

ALL'ESTERO COMMISSIONI ESTERNE 

PRETI PEDOFILI

Un'inchiesta si farà, dunque, e la Cei renderà noti i dati: i 223 vescovi riuniti in assemblea fino a ieri hanno elaborato un pacchetto di cinque azioni da mettere in campo per la tutela dei minori.

 

Prevedono, oltre a un rafforzamento dei centri di ascolto che coprono il 70% delle diocesi italiane, il primo report sui casi di abuso segnalati o denunciati alla rete dei servizi diocesani e interdiocesani negli ultimi due anni, che diventerà poi annuale, e l'avvio di un'analisi sui dati di delitti presunti o accertati compiuti da sacerdoti in Italia nel periodo 2000-2021, custoditi Oltretevere dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.

 

Sarà realizzata con il «contributo di centri indipendenti» di istituti universitari di criminologia e vittimologia. E poi, l'implementazione dei centri di ascolto; l'analisi costante dei dati raccolti dall'ex Sant' Uffizio; la collaborazione con l'Osservatorio sulla pedofilia e sulla pornografia istituito dal governo.

 

PRETI E PEDOFILIA

Una scelta diversa, quindi, da quella adottata dalle Chiese di Germania, Francia, Portogallo e più recentemente anche Spagna, che si sono affidati completamente a commissioni esterne: «Una strada italiana», l'ha definita lo stesso Zuppi, chiarendo che tale decisione non vuole essere «un modo per dire che "noi ce la cantiamo e ce la suoniamo"», e tantomeno «per sfuggire o nascondersi». 

 

Nessuna intenzione «di opacizzare», dirà a Tv2000. Anzi, vuole essere «una cosa seria, vera», che non lasci spazio a scontri successivi come avvenuto, per esempio, a Parigi con il lavoro compiuto dalla commissione Ciase che ha provocato «ampie discussioni. Noi non vogliamo discutere, non vogliamo scantonare. Il report non serve come calmante ma è per fare le cose con serietà».

 

PRETI E PEDOFILIA

Il motivo per cui la Cei ha preferito analizzare gli ultimi 21 anni e non guardare indietro fino agli anni '40, come avvenuto nei dossier esteri, lo spiega lo stesso Zuppi: «Sui 20 anni non c'è niente da fare: siamo noi, ci coinvolge direttamente. Ci sembra molto più serio, fa molto più male. Il 1945 sono 80 anni, credo che giudicare con i criteri di oggi qualcosa di 80 anni fa che anche allora è stato giudicato con altri criteri, crei difficoltà di valutazione».

 

CARDINALE MATTEO ZUPPI BERGOGLIO

L'ascolto degli ultimi Per il futuro Zuppi indica con forza la via dell'ascolto, affinché la Chiesa si senta «compagna di viaggio» con l'atteggiamento «di una madre che vuole ripartire dal camminare insieme». Sogna una Chiesa aperta davvero a tutti, senza pregiudizi, comprese le persone Lgbt+, verso le quali il cardinale romano ha sempre mostrato accoglienza. E senza più divisioni interne e contrapposizioni ideologiche: il prete di strada diventato presidente dei vescovi è considerato autorevole e capace di unire le diverse anime delle sagrestie italiane, a cominciare da «conservatori» e «progressisti». 

 

PRETI E PEDOFILIA

«Come sta avvenendo a Bologna», assicurano dalla sua arcidiocesi, dove il porporato che gira in bicicletta non vuole sentire parlare di schieramenti, e così ha rasserenato gli animi e si sta rivelando interlocutore per le diverse sensibilità. Un uomo, insomma, capace di tenere insieme tutto e tutti. «E questo vale sia dentro che fuori il recinto cattolico». Zuppi predica e pratica «la sinodalità, ossia una guida della comunità più democratica, con il coinvolgimento di tutti, anche dei laici e delle donne, che per lui devono guadagnare più peso», racconta chi lo conosce bene. E invita ad avere «lo sguardo sempre rivolto verso i suoi "preferiti": gli ultimi, i primi indicati dal Vangelo». 

PRETI PEDOFILI

 

2 - FRANCESCO ZANARDI PRESIDENTE "RETE L'ABUSO" E VITTIMA IN PASSATO: “COSI I CRIMINI FINO AL 2000 SONO STATI PRESCRITTI”

Dom.Ag. per “la Stampa”

 

Il limite temporale del report sulla pedofilia nella Chiesa annunciato dal neo presidente Zuppi «non ha senso» secondo Francesco Zanardi, presidente dell'associazione Rete L'Abuso, lui stesso vittima in passato di un prete. «Potrà risultare discriminatorio analizzare solo le situazioni recenti», obietta, «lasciando così fuori i tanti crimini precedenti al 2000 e soprattutto un sistema che si difendeva con il silenzio e i trasferimenti dei sacerdoti abusatori».

 

Quale significato hanno le iniziative annunciate dal cardinale Matteo Maria Zuppi?

MATTEO ZUPPI E PAPA BERGOGLIO

«Le novità provenienti dalla Cei non sono grosse. E non sono positive, nel senso che è la prima conferenza episcopale che discriminerà - come ho detto direttamente a Zuppi - le vittime che sono state abusate più di vent' anni fa. L'Arcivescovo di Bologna ha mostrato l'intenzione di grandi aperture verso le donne, sensibilità condivisibile sulla guerra, e poi discrimina le vittime della pedofilia del clero?

 

Mi ha stupito in negativo. Il report sarà una cosa del tutto sballata. Tantissime persone violentate prese a calci, non hanno neppure mai denunciato alle diocesi e alla magistratura e gli abusi si sono prescritti. Io immagino già quante centinaia di molestie mancheranno dai report in quanto neanche le diocesi hanno quei dati. Credo che questa sia una tragedia. Non vediamo alcuna svolta vera».

 

PRETE SESSO

Che cosa si aspettava?

«Una collaborazione reale della Chiesa con l'autorità giudiziaria».

 

In che senso?

«Avviare il "passaggio" automatico di denunce e condanne nell'ambito ecclesiastico alle autorità giudiziarie italiane. La Chiesa deve aprire gli archivi e darli allo Stato. Ma di questo non c'è traccia. Oggi di fatto sia lo Stato, sia la Chiesa lasciano questi poveri sopravvissuti agli abusi a sbandare. Questa realtà è unica in Europa».

 

Adesso che cosa chiedete alla Chiesa?

matteo maria zuppi 2

«Quello che abbiamo sempre invocato: non di esprimere un mea culpa o un'autogiustificazione, ma di prendersi carico delle vecchie vittime risarcendole, come è accaduto in tutto il resto del mondo. Invece temo che questo non avverrà. Non si è neanche parlato di risarcimenti, solo di vicinanza, aiuto. Ci sono vittime malate, come me che ho un tumore psicosomatico dovuto agli abusi: io con la vicinanza ci faccio poco. Ci sono sopravvissuti che soffrono di patologie fisiche e psichiche gravissime (1600 sono assistiti da Rete L'Abuso). Come modello di riferimento abbiamo tutti gli altri Stati in cui si sono svolte inchieste con commissioni esterne, ultimo in ordine di tempo la Francia. L'Italia è l'unico Paese che va fuori dagli schemi, e questo è assurdo». 

matteo zuppi

 

Ma non coltiva alcuna speranza? 

«Zuppi ha aperto una finestra di dialogo: mi ha invitato a incontrarci, a farmi sentire, a indicare dei casi specifici. Andrò da lui perché se c'è possibilità di dialogo non sono io a chiudere la porta in faccia. Vedremo se servirà a migliorare lo scenario. Però resto molto deluso dalla Cei».

matteo zuppi 1

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