banda uno bianca roberto savi

CHI HA COPERTO LA BANDA DELLA UNO BIANCA? – LA PROCURA DI BOLOGNA HA APERTO UN NUOVO FASCICOLO PER FARE CHIAREZZA SU ERRORI E DEPISTAGGI NELLA VICENDA GIUDIZIARIA DELLA BANDA CHE, TRA IL 1987 E IL 1994, SEMINÒ UNA SCIA DI SANGUE TRA EMILIA-ROMAGNA E MARCHE – PERCHÉ NESSUNO APPROFONDÌ IL VIAGGIO A KINSHASA DI ROBERTO SAVI CON UN COLLEGA POLIZIOTTO? NELLA CAPITALE DEL CONGO SI ERANO RIFUGIATI TANTI EX AGENTI DEI SERVIZI SEGRETI LEGATI AL NEOFASCISMO – IL CAMBIO DI VERSIONE DELL'EX BRIGADIERE MACAUDA

1 – UNO BIANCA, NUOVE INDAGINI

Estratto dell’articolo di Andreina Baccaro per il “Corriere della Sera”

 

fratelli savi

Una serie impressionante di errori, depistaggi e falsi testimoni costellò la vicenda giudiziaria della banda della Uno Bianca, che tra il 1987 e il 1994 seminò una scia di sangue in Emilia-Romagna e nelle Marche. La banda, che portò a segno 103 azioni criminali (24 le vittime e 102 i feriti), era composta per cinque sesti da poliziotti e capeggiata dai fratelli Fabio e Roberto Savi.

 

Ora, un nuovo esposto di 250 pagine presentato a maggio dai familiari delle vittime, assistiti dai legali Alessandro Gamberini e Luca Moser, chiede di fare chiarezza sulle zone d’ombra mai chiarite. E 33 anni dopo la strage del Pilastro, di cui oggi ricorre l’anniversario, la Procura di Bologna sembra vicina a una svolta.

 

banda uno bianca

Nel nuovo fascicolo (contro ignoti) si ipotizza il concorso in omicidio, unico reato non prescritto, per una serie di vicende che all’epoca non furono approfondite. Digos e Ros stanno risentendo i testimoni chiave, poi rivelatisi falsi, ex poliziotti e carabinieri che ebbero un ruolo in queste piste errate.

 

[…]  Ad esempio: perché nessuno approfondì il viaggio in Africa di soli tre giorni che Roberto Savi fece a febbraio ’90 a Kinshasa, accompagnato da un collega poliziotto, proprio lì dove avevano riparato tanti ex agenti dei servizi segreti legati al neofascismo?

 

roberto savi

Nei depistaggi orditi da uomini in divisa per la strage del Pilastro (con i carabinieri di pattuglia Andrea Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini trucidati) e gli omicidi di Castelmaggiore, ad esempio, secondo i familiari si intravedono le responsabilità di chi, dall’interno dei corpi dello Stato, garantì alla banda l’impunità per 7 anni.

 

L’omicidio del carabinieri Cataldo Stasi e Umberto Erriu, il 20 aprile del 1988: «I due giovanissimi militari furono mandati a morire — accusa Gamberini — da qualcuno dentro l’Arma».

 

banda uno bianca 11

Ma nell’esposto si punta il dito anche contro una magistratura «inadeguata, che aveva fretta di chiudere». Nelle indagini si inserì l’allora brigadiere del nucleo operativo Domenico Macauda, che si autoaccusò di aver posizionato un secondo bossolo nella Uno bianca abbandonata dai Savi, a suo dire per intestarsi la svolta nelle indagini.

 

In realtà Macauda fece sparire una prova vera, il bossolo sparato dalla pistola che poteva portare ai Savi. E limò il cane della sua arma perché aveva saputo che era stata ordinata una perizia balistica su tutte le armi in uso ai carabinieri del suo nucleo. Per quale ragione l’Arma sospettava di se stessa? […]

 

2 – UNO BIANCA: A PM ATTI SUL CAMBIO VERSIONE DELL'EX BRIGADIERE

fabio savi 1

(ANSA) - La prima volta che l'ex brigadiere dei carabinieri Domenico Macauda venne interrogato dal pm della Procura bolognese Giovanni Spinosa, il 16 giugno 1988, ammise la responsabilità per alcuni capi di accusa, ma ne respinse altri: in particolare, disse di non c'entrare nulla con le imputazioni di calunnia per l'eroina e i bossoli fatti trovare in due perquisizioni, bossoli dello stesso tipo e marca di quelli utilizzati per l'omicidio dei carabinieri Cataldo Stasi e Umberto Erriu, assassinati il 20 aprile 1988 a Castel Maggiore (Bologna).

 

Un delitto per cui sono stati condannati i fratelli Fabio e Roberto Savi, killer della banda della Uno bianca. Poi però, in un successivo interrogatorio, il 22 giugno, lo stesso Macauda, esordì dicendo: "Prima che lei mi faccia delle domande ... ammetto tutti gli addebiti", comprese le calunnie prima negate. Macauda in seguito fu condannato proprio per calunnia, per aver fatto accusare pregiudicati e una famiglia di incesurati, attraverso le prove false.

 

roberto savi

E la sua posizione, per gli avvocati dei familiari delle vittime della banda, che a maggio hanno depositato un esposto chiedendo la riapertura delle indagini, rappresenta uno dei punti oscuri di tutta la vicenda. Gli avvocati Alessandro Gamberini e Luca Moser, nella memoria integrativa depositata nei mesi scorsi, con atti dell'epoca citati, hanno segnalato proprio la particolarità di questo cambio di versione e di atteggiamento.

 

banda uno bianca

La tesi dell'esposto è che questo avvenne al fine di allontanare da sé un'ipotesi più pesante e cioé quella di aver concorso nell'omicidio dei colleghi, che il pm gli aveva contestato solo pochi giorni prima. La richiesta dei legali alla Procura, che indaga proprio nell'ambito di un fascicolo per concorso in omicidio, ma a carico di ignoti, è di approfondire che riscontri si cercarono, all'epoca, alle dichiarazioni dell'indagato, quelle fatte quando negò e quelle successive, quando confessò.

UNO BIANCA

eva mikula 2banda uno bianca 2la banda della uno bianca

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…