corrado augias riccardo muti

"RICCARDO MUTI? BISOGNEREBBE IMPEGNARSI NELLA PRATICA, NON SOLO NEL DIRE COME VANNO MALE LE COSE..." - CORRADO AUGIAS TIRA UNA BACCHETTATA AL DIRETTORE D'ORCHESTRA E, SENZA DIRLO ESPLICITAMENTE, "RIMPROVERA" IL SILENZIO DI MUTI SUL CASO VENEZI E SULLA RIFORMA DEI TEATRI LIRICI: "BISOGNEREBBE CERCARE DI FAR ANDARE MEGLIO LE COSE, E LA SUA BENEMERITA ORCHESTRA GIOVANILE NON BASTA. CI SONO TANTI GUASTI CHE UN UOMO COME LUI DOVREBBE DENUNCIARE E FORSE SI RISOLVEREBBERO..." - “SE LO STATO È ACUTO E GENEROSO, METTE LE PERSONE GIUSTE AL POSTO GIUSTO. SE METTE LE PERSONE SBAGLIATE È UN DISASTRO. È IL LIVELLO DI ACCULTURAZIONE A ESSERE BASSO..."

Estratto dell’articolo di Valerio Cappelli per il “Corriere della Sera”

 

corrado augias

[…] Immerso tra i libri del suo studio, Corrado Augias oggi parla col suo talento di narratore, con la sua levità felpata […], del divino nella musica. Argomento che affronterà a Roma in un ciclo di tre incontri, all’Auditorium di Santa Cecilia, dall’11 gennaio.

 

Di cosa parlerete?

«Vogliamo raccontare, con il direttore e pianista Aurelio Canonici con cui collaboro in tv, in che modo la musica ha raccontato il sacro. Una galoppata dal canto gregoriano fino ai giorni nostri. E poi spazieremo dalla musica euro-americana a quella sudamericana e afro-americana».

CORRADO AUGIAS

 

La parola di Dio in passato arrivava in modo più efficace nell’arte figurativa o nella musica?

«La musica, essendo un’arte immateriale, impalpabile, volatile, può rappresentare il sacro come le pare. Anche sulla letteratura è in vantaggio, poiché la scrittura deve scendere in dettagli realistici e si rischia la goffaggine».

 

Il canto non è la priorità dei parroci.

«Non lo è in generale la musica, in questo Paese. Io apprezzo la campagna di Riccardo Muti per una maggiore diffusione musicale, a partire dalla musica corale, però bisognerebbe impegnarsi nella pratica, non solo nel dire come vanno male le cose ma cercare di farle andare meglio, e la sua benemerita orchestra giovanile non basta. Ci sono tanti guasti che un uomo come lui dovrebbe denunciare e forse si risolverebbero. Lei parla di parroci, io in tv ho avuto ospiti cardinali che, anche su questioni di teologia e non solo di musica, non sapevano come andare avanti, in fondo allo studio mi facevano segno di finirla lì».

corrado augias nel 1980

 

La colpa dell’Italia è nel dopoguerra, quando la politica antepose altri temi rispetto alla musica, che è l’elemento culturale fondativo del Paese, quello che costituisce la nostra identità?

«Le colpe nascono prima, con Giovanni Gentile e Benedetto Croce, a cui poco importava della musica, tradendo una tradizione, che nel caso di Croce è più grave, se pensiamo all’importanza della Scuola napoletana, quando Napoli era capitale della musica. Restando sul sacro, nei Paesi protestanti c’è la pratica della coralità, che noi non abbiamo. I cori cattolici sono delle lagne tremende».

 

In chiesa dominano le schitarrate pop in luogo di Palestrina, Marenzio, di Lasso.

«Al Vaticano sembrava si avvicinasse la gente alla fede con i giovanotti muniti di chitarra, secondo una presunta modernità. Ma è stato un passo indietro. Il sacro va avvicinato col sacro, devi sentire che stai varcando una soglia e vai in un’altra dimensione».

 

corrado augias

Una volta i committenti erano la Chiesa e le corti, i mecenati, i nobili.

«Poi è arrivato lo Stato, che tiene in piedi i Teatri d’opera. La musica non è mai stata sufficiente a se stessa. Se lo Stato è acuto e generoso, mette le persone giuste al posto giusto. Se mette le persone sbagliate è un disastro. È il livello di acculturazione a essere basso. Io in tv ho parlato della Nona di Beethoven con Daniele Gatti, spiegandone gli snodi con una certa chiarezza ed esempi brevi, prima al piano e poi con l’orchestra. Si vede che in pochi conoscono Gatti ma anche Beethoven, se l’ascolto è andato così così».

 

[…]  Lei ha mai cercato l’infinito tra le note?

corrado augias

«Io sono ateo. Però attenzione, ateo non vuol dire privo di spiritualità. E non c’entra con l’aderire a una religione, ma sentire un afflato, un empito con quelle entità con cui devo percorrere questi pochi anni che devo stare qua, possono essere la visione di un albero o il concetto di fratellanza, una spiritualità sana, ai confini con l’umanesimo».[…]

 

L’aldilà come lo immagina?

«Non lo immagino, sono convinto che quando me ne andrò finirà tutto. Vorrei scomparire in silenzio, non so se ci riuscirò». Si ferma, sorride: «Magari qualche nipote, per amore, mi tradirà...».

corrado augias ricevimento quirinale 2 giugno 2024 corrado augiascorrado augiascorrado augias foto di baccodaniela pasti corrado augias foto di baccocorrado augias con la nipote micol foto di baccocorrado augias 77corrado augias bob kennedycorrado augias foto di baccocorrado augias europarlamentarecorrado augias (2)la torre di babele - corrado augiascorrado augias (4)CORRADO AUGIAS - 1corrado augias

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