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DAGOREPORT - "BENVENUTI A PAMPLONA, TURISTI DEL CAZZO"! - CRONACHE DALLA FOLLE FESTA DI SAN FERMIN, DOVE ALLE 8 DI MATTINA MIGLIAIA DI PERSONE SCAPPANO PER QUASI UN CHILOMETRO SPERANDO DI NON FARSI INCORNARE DAI TORI: NON TUTTE CI SONO RIUSCITE, DAL 1910 IL BILANCIO DELLE VITTIME E' DI 16 PERSONE - L'ARRIVO DEI BESTIONI NELL'ARENA GREMITA DI GENTE UBRIACA CHE CANTA I RICCHI E POVERI. LE NOTTI A LUCI ROSSE DEI TURISTI AMERICANI. LA FINALE DEGLI EUROPEI IGNORATA COMPLETAMENTE ("GLI SPAGNOLI? DEI FIGLI DI PUTTANA") - VIDEO

FESTA DI SAN FERMIN - PAMPLONA 2024

 

 

Gregorio Manni per Dagospia

 

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“Benvenuti a Pamplona, turisti del cazzo…”; il comitato di accoglienza nell’antica capitale del regno di Navarra non è dei migliori. Ad aspettare le persone che scendono dal treno per visitare la città durante la festa di San Fermin c’è un cordone di poliziotti con al guinzaglio dei cani anti-droga. Mettono quasi tutti i viaggiatori  con le spalle al muro. Bofonchiano, con sguardo truce: “Da dove venite? Nascondete qualcosa?"

 

Facciamo un passo indietro: dal 6 luglio, per nove giorni, Pamplona  è presa d’assalto per la celebrazione della “Fiesta” resa nota da Hemingway. Tutte le mattine, alle 8 in punto, per le strade della città migliaia di persone (chiunque, purché maggiorenne e non ubriaco) sfidano la morte correndo insieme ai tori.

 

Dal 1910, sono 16 le persone ammazzate dagli animali. La folle corsa dura poco meno di un chilometro, ma per morire basta molto meno. Il traguardo è a Plaza de Toros, nell’arena, dove le bestie vengono riportate nei recinti.

 

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È mattina prestissimo di domenica 14 luglio, ultimo giorno di festa. Sono sugli spalti insieme a più di 15 mila persone che strepitano. Molte di loro non sono andate a dormire e, completamente ubriache, continuano a bere una pessima sangria. Gli stomaci più forti tracannano gin tonic e whisky.

 

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La gente rimasta all’interno del recinto "gioca" a fare il matador con dei torelli che sono stati liberati. Molte persone vengono colpite e sbattute a terra. Un uomo si arrampica su un animale, ci rimane qualche secondo prima di essere scaraventato sulla sabbia. La folla applaude l’animale e fischia (“coglione! Se non lo sai fare stai a casa”). Viene accompagnato al cancello e portato via dalla polizia: salire sull'animale è proibito.

 

All’interno dell’arena le casse sparano canzoni a tutto volume senza un nesso logico: si va dalla musica elettronica spagnola a “Sweet Caroline” di Neil Diamond. Uno dei picchi di maggiore entusiasmo si vive quando passa “Sarà perché ti amo”, dei Ricchi e Poveri.

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Alla fine, la folla avvinazzata conclude il rituale popolare e barcolla verso i propri appartamenti. L’appuntamento è tra un bel po’ di ore per la corrida. Piccolo dettaglio, è il giorno della finale degli europei: Spagna e Inghilterra si sfideranno a Berlino, ma gli abitanti non sembrano molto preoccupati per il match.

 

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Sono quasi le 18:30 e davanti alla stessa arena dei bagarini vendono biglietti per la corrida. Lo compro ed entro. Fa il suo ingresso il primo toro e, da un lato rumoroso dell’arena viene alzato uno striscione: “Puta España”. Fischi e applausi.

 

Perchè molti spettatori del cruento show non sentono la tensione per la finale? Facile, perché non si sentono spagnoli. Siamo nei paesi baschi, dove l'istanza indipendentista è ancora fortissima. In breve: governo spagnolo e i gruppi indipendentisti baschi (ETA) si sono sfidati per anni (il bilancio della "guerra" è di quasi mille morti).

 

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Quando l’ultimo toro viene ucciso, la partita è già iniziata. L’arena è piena. Chiedo al mio vicino “ma non sei interessato alla finale?”; la risposta: “quale finale? Ora c’è ‘l’invasione di campo’, si suona e si balla”. Simile la risposta da un gruppo di ragazzi (che hanno aggiunto “gli spagnoli sono dei figli di puttana”).

 

Ironia della sorte: le furie rosse vincono contro l’Inghilterra, a segnare sono due calciatori baschi. In giro nessuno esulta. Nessuno vede la partita. No suoni di clacson o caroselli d'auto. Nulla. La Spagna è campione d’Europa e sul palco montato in città stanno cantando dei mariachi.

 

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A mezzanotte in punto, nella piazza del municipio, si conclude la festa. I bagordi continuano per i vicoli della città, dove si respira un odore misto tra pipì, vomito e alcol. Nonostante gli sforzi degli spazzini la città è messa a dura prova dai tanti che si "liberano" in giro.  

 

Un gruppo di ubriachi parla animatamente con un signore, mi avvicino. Da quello che capiscono stanno concludendo un affare e passare una notte insieme a delle "chicas". Quello che ha tutta l'aria di essere il pappone mi guarda: "te gustaria un putanario?". Declino l'offerta. Lui insiste cercando di convincermi dicendo che le ragazze arrivano appositamente da tutto il paese per la festa.

 

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Nel gruppo di ubriachi americani che sta parlando con il pappone, c'è n'è uno intorno ai 40 che tenta l'ultima mossa e prova a conquistare una ragazza che passa. Le dice che ha un buon lavoro e che è pieno di soldi.

 

Chissà perché dopo 15 secondi lei va via. L'americano torna da suoi amici: "cazzo, ha visto lo sfondo del mio telefono con mia moglie e i miei tre figli". Ridono. Ride anche il pappone che ha capito che farà buoni affari anche l'ultima notte della festa.

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