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CURE PER L’ALZHEIMER GRATIS PER TUTTI: SVOLTA STORICA IN CASSAZIONE – I COSTI PER L’ASSISTENZA AI PAZIENTI AFFETTI DAL MORBO DEVONO ESSERE RIMBORSATE DALLO STATO – E ORA LA REGIONE LAZIO RISCHIA DI….

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Rita Maria Esposito e Valentina Errante per www.ilmessaggero.it

 

La class action è già partita. Le famiglie lasciate sole ad affrontare la malattia, e a pagare per anni quasi duemila euro al mese per garantire assistenza ai parenti affetti da Alzheimer, adesso chiedono di essere risarcite. Perché la Cassazione ha stabilito che i costi devono essere sostenuti dallo Stato. Così la Regione Lazio rischia adesso di dover rimborsare migliaia di cittadini per le spese di degenza delle rette nelle Residenze sanitarie assistenziali. Dieci cause sono già incardinate al Tribunale civile di Roma, ma sono oltre cento le adesioni arrivate finora sul tavolo dell’associazione “Avvocato del Cittadino”, promotrice dell’azione collettiva.

 

LA CLASS ACTION

Il Tribunale civile di Roma aveva dato ragione alla figlia di un anziano, condannando la Regione a risarcire la donna per le spese sostenute nel periodo in cui il padre era stato ricoverato. Secondo i giudici, i costi per l’assistenza dei pazienti affetti dal Morbo di Alzheimer, infatti, devono essere interamente a carico del Sistema sanitario nazionale, senza gravare su pazienti e familiari.

 

Una decisione che ha fatto da apripista per la class action avviata dall’associazione romana e rappresenta una speranza per i familiari dei malati che, ancora oggi, devono sobbarcarsi l’onere - il più delle volte esclusivo - di garantire un’adeguata assistenza medica ai propri cari, a meno che non abbiano un Isee sotto i 15mila euro. Come nel caso della signora Rosa, che da cinque anni sta accanto alla madre malata e insieme alla sorella si fa carico di tutte le spese. È la sua una delle cause già avviate.

 

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«Non è facile – racconta – in questi anni abbiamo fatto grandi sacrifici. Nel 2016 per poche centinaia di euro non abbiamo avuto diritto alla compartecipazione e abbiamo dovuto pagare 1.800 euro al mese. Adesso hanno innalzato la soglia di reddito e paghiamo 1.100 euro, un po’ di meno ma comunque moltissimo. Conosco persone che hanno dovuto vendere casa, o che si sono dovute licenziare per assistere personalmente i genitori. Non è una situazione facile. Paghiamo perché abbiamo paura di ricevere delle ingiunzioni, ma non spetterebbe a noi». In molti casi, effettivamente, la regione Lazio ha agito contro le famiglie “morose”, multandole e inviando cartelle esattoriali. 

 

LE STORIE

Tutto è iniziato con il ricorso presentato da una signora romana, Alessandra. Il padre, negli ultimi anni della sua vita, aveva dovuto lottare contro l’Alzheimer e Alessandra, suo malgrado, aveva deciso di farlo ricoverare in una residenza sanitaria assistenziale. Una scelta difficile anche dal punto di vista economico: nei quasi tre anni di ricovero, la donna ha dovuto pagare, a titolo di compartecipazione, circa 13mila euro. Per questo, quando tutto è finito, ha deciso di agire in giudizio.

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Nel suo ricorso ha chiesto un risarcimento pari all’ammontare delle spese sostenute per le rette della clinica. Il Tribunale di Roma ha accolto la sua richiesta e ha condannato la Regione Lazio anche a liquidare gli interessi. Per i giudici, infatti, le spese per servizi forniti ai pazienti affetti da Alzheimer devono essere configurate come prestazioni di «carattere sanitario», un impegno economico a carico del Servizio sanitario nazionale. 

 

LA DECISIONE

La decisione del Tribunale si basa su una sentenza di piazza Cavour, che ha stabilito l’impossibilità di distinguere, in caso di Alzheimer, tra «le quote di natura sanitaria (a carico della Regione) e quelle di natura assistenziale (a carico dei pazienti), stante la stretta correlazione, con netta prevalenza delle prime». Tradotto: i costi del soggiorno in Rsa, in questo caso, sono totalmente a carico dello Stato.

 

La Regione dopo essere stata condannata al risarcimento in Tribunale non ha impugnato la sentenza, ma non ha neppure rivisto il proprio regolamento sanitario e adesso sono tante le famiglie dei malati pronte a far valere i propri diritti. Intanto, per chi vive quotidianamente il dramma, non è cambiato nulla: le rette per le degenze sono a carico dei parenti. Chi non riesce a saldare il conto vive con il terrore di vedersi recapitare da un momento all’altro un’ingiunzione di pagamento.

 

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