prostituzione maschile piemonte

RAGAZZI DA MARCIAPIEDE - NUOVA MIGRAZIONE: DAI “GHETTI” LIBICI ALLE STRADE DI TORINO PER PROSTITUIRSI -  LA PROCURA INDAGA SULLA TRATTA DEI NIGERIANI: “ABUSI E TORTURE, POI VENGONO SBATTUTI SULLE STRADE O DESTINATI AD ALTRE ATTIVITÀ, COME LO SPACCIO”

Massimiliano Peggio per www.lastampa.it

PROSTITUZIONE MASCHILE PIEMONTE

 

 

Con le caviglie scavate da due solchi circolari, come se qualcuno si fosse diverto a incidergli la carne con un coltello, se ne andava in giro per Torino barcollando come un vecchio oppresso dagli anni. Lo ha trovato una volontaria della Croce Rossa, in una via di periferia, appoggiato alla cancellata di una casa. Quello era il suo aspetto, malgrado i suoi vent’anni, nato negli altipiani a Nord del Mali.

 

Con diffidenza si è lasciato soccorrere. Poi, quando si è sentito al sicuro, ha svelato l’origine di quelle ferite. «Mi hanno tenuto incatenato per settimane, in una casa in Libia. I ferri erano così stretti che mi hanno consumato la carne. Ogni tanto le ferite si riaprono e non riesco a camminare. Sono stato anch’io nel “ghetto”. Pensavo di morire là dentro». 

 

Il «ghetto» è un luogo a Sud-Est della Libia, tappa infernale prima della traversata per l’Italia. Uomini da una parte, donne dall’altra, sempre più giovani. A volte bambine. Lo chiamano così i migranti che hanno subito torture, destinati alla prostituzione. Prostituzione anche maschile, non solo femminile. Sono per lo più nigeriani, o dell’area occidentale dell’Africa.

 

Gli investigatori della squadra Anti Tratta, gruppo specializzato della procura di Torino, hanno raccolto segnalazioni su un fenomeno che si sta radicando anche in Piemonte, ma già emerso in altre regioni del Nord Italia, come in Friuli, dove alcuni giovani nigeriani sono stati strappati ad una rete di sfruttatori. È una nuova forma di tratta, dove la «merce» è composta da ragazzi, dai loro corpi.

 

migranti

Nella provincia torinese sono emersi alcuni casi segnalati da organizzazioni di assistenza che gestiscono i centri di accoglienza straordinaria. Una dozzina di episodi. Ma tutto inizierebbe lontano, in quel luogo chiamato «il ghetto», che riemerge in molti racconti. Dove le donne subiscono abusi sistematici, a volte di gruppo. Anche torture per puro divertimento. Ma c’è anche chi racconta di ragazzi nigeriani prelevati da uomini libici per essere abusati. «Stanno via tre o quattro giorni e poi vengono riportati indietro per essere scambiati con i nuovi arrivi» dicono gli operatori. Un preludio, per alcuni, di quello che faranno in Italia. «Il guaio è che gli uomini non hanno il coraggio di denunciare gli abusi» affermano gli investigatori.  

 

L’altro filone, si cui si è concentrata l’attenzione della procura, è la diffusione dell’accattonaggio di strada. Una rete di sfruttamento, sempre intrisa di violenza, che costringe gli uomini a diventare raccoglitori di denaro. Ragazzi come merce. Ragazzi costretti a raggiungere certi obiettivi per poter riscattare la loro libertà. Per le donne che si prostituiscono, hanno svelato numerose indagini, spesso originate dai racconti delle giovani vittime nigeriane, il prezzo del riscatto è in genere di 30 mila euro.

 

migranti

Cifra che comprende il prezzo del viaggio, del «soggiorno» a Tripoli - che può durare anche mesi - e della traversata. Del prezzo che viene richiesto ai ragazzi non c'è un dato certo. Su un punto non c’è dubbio però: «il fenomeno della tratta di esseri umani che ha investito da tempo l’Italia - scrivono in più relazioni gli esperti - negli ultimi anni continua a trasformarsi, in un contesto internazionale in rapida evoluzione».  

 

E la procura di Torino, in questa battaglia dove i confini non esistono, si trova in prima linea con un modello investigativo e di coordinamento tra istituzioni riconosciuto a livello nazionale. Nei giorni scorsi il responsabile della squadra Anti Tratta di Torino, il commissario di polizia municipale Fabrizio Lotito e Rosanna Paradiso, collaboratrice della procura del gruppo Criminalità organizzata e sicurezza urbana, già presidente di Tampep, associazione nata per aiutare le donne imprigionate nella rete della prostituzione, hanno partecipato nel ruolo di «valutatori» al primo corso italiano di formazione contro la tratta di esseri umani, a cura dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, organizzato a Vicenza.

migranti

 

Un ruolo che gli operatori internazionali e nazionali, hanno riconosciuto a Torino dove da anni è stato creato un gruppo mirato a dare la caccia ai trafficanti di donne e oggi anche di uomini, come evoluzione di quel fenomeno che si nutre dei flussi migratori. Segnali di un nuovo fronte nella tratta di persone, in cui i migranti uomini non sono solo «passeggeri» poi abbandonati al loro destino una volta traghettati in Italia, ma merce da sfruttare nella prostituzione e nell’accattonaggio o in altre attività, come lo spaccio, erano già emersi nel seminario di studi che si era tenuto a Torino lo scorso ottobre, dal titolo: «Beside you. Building European Systems for Investigation and Defence of victims of human trafficking», finanziato dal Consiglio d’Europa. 

 

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