viktor orban giorgia meloni

DALLA SCONFITTA DI ORBAN ARRIVA UNA LEZIONCINA ALLA MELONI: TENERE SOTTO CONTROLLO I MEDIA NON FA VINCERE LE ELEZIONI – LA DISFATTA DEL PUZZONE UNGHERESE, AMICO DI PUTIN E DI GIORGIA, SMENTISCE IL “PARADIGMA BERLUSCONI” DEL 1994 SECONDO CUI “CHI CONTROLLA LE TV VINCE” – NEI 16 ANNI DI POTERE ORBAN HA “SOGGIOGATO” OLTRE TRE QUARTI DI RADIO, TV, GIORNALI: HA IMPOSTO UNA LEGGE CHE LIMITA LA LIBERTÀ DI STAMPA, MULTATO I MEDIA PER NON MEGLIO PRECISATI CASI DI “VIOLAZIONE DELL’INTERESSE PUBBLICO”, INCORAGGIATO GLI IMPRENDITORI AMICI AD ACQUISTARE LE TESTATE INDIPENDENTI – IL NEOPREMIER MAGYAR HA SFRUTTATO I SOCIAL PER AGGIRARE LA STRETTA SULL’INFORMAZIONE...

Articolo di Alberto Ferrigolo per www.professionereporter.eu

 

VIKTOR ORBAN - CONTROLLO SUI MEDIA

“Scacco matto a Orbán “, ha titolato il 17 aprile la newsletter dell’Ispi, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, cinque giorni dopo il voto in Ungheria che ha portato alla ribalta lo sfidante del premier Viktor Orbán, il conservatore Péter Magyar.

 

Allora, non è più vera la regola secondo cui possedere e influenzare tutti i mass media, da parte d’un politico o d’un uomo di governo, fa vincere le elezioni?

 

Viktor Orbán ha controllato gran parte del sistema mediatico tradizionale. “I media controllati dal governo, circa il 78% dei quotidiani, funzionano come una macchina di propaganda, e hanno una direzione centralizzata”, afferma un rapporto del dicembre 2019, realizzato al termine di una missione congiunta, a Budapest, di sei organizzazioni internazionali della stampa, fra cui Ipi (International press institute), Efj (Federazione europea dei giornalisti) e Rsf (Reporters sans frontieres).

 

VIKTOR ORBAN - CONTROLLO SUI MEDIA

La sconfitta di Orbán alle ultime elezioni ungheresi sembrerebbe ribaltare il “paradigma Berlusconi” del 1994: chi controlla le Tv vince.

 

Nei sedici anni consecutivi di governo, dal 2010, Orbán ha di fatto soggiogato più dei tre quarti dei media, radio, tv, giornali, stendendoli ai suoi piedi dopo aver fatto approvare, nell’ordine:

 

*una legge che limita la libertà di stampa, nominando un fedelissimo a capo dell’Autorithy sui media, con un mandato di nove anni e la facoltà di controllarli e sorvegliarli;

 

GIORGIA MELONI - VIKTOR ORBAN - FOTO LAPRESSE

*nazionalizzato l’Agenzia Mti, per assicurare una confezione uniforme delle notizie per tutti i media pubblici;

 

*multato gli stessi in casi non meglio precisati di “violazione dell’interesse pubblico”;

 

*obbligato chi pubblica blog su internet a registrarsi e i giornalisti investigativi a rivelare le proprie fonti;

 

*incoraggiato gli imprenditori alleati ad acquistare gran parte dei media indipendenti, tanto che nel 2017 la quasi totalità dei giornali regionali era sotto il controllo di personalità vicine a Orbán;

 

VIKTOR ORBAN - CONTROLLO SUI MEDIA

*accorpato nel 2018 oltre 400 testate filogovernative in una Fondazione (Kesma) dell’Europa centrale per la stampa e i media, dando vita a un impero mediatico;

 

*imposto una nuova tassa sui media, approvata dal Parlamento, che ha finito per colpire Rtl Group Lussemburgo, che di conseguenza ha visto aumentare il carico fiscale di circa 15 milioni di euro, di fatto il margine operativo lordo su un fatturato di 100 milioni.

 

*il primo quotidiano del paese, Nepszabadsag, ha parlato di “restrizioni istituzionali”, annunciando ricorso alla Corte Costituzionale: è stato messo in liquidazione fino alla chiusura nel 2016;

 

viktor orban jd vance budapest

*nel febbraio 2021 è stata revocata la licenza di trasmettere a KlubRadio, una delle ultime emittenti indipendenti ungheresi, mentre i giornalisti di Telex, uno tra i pochi siti di informazione che facessero attivamente opposizione a Orbán, hanno sempre temuto di esser intercettati e ascoltati attraverso i cellulari.

 

Inutili gli interventi, i ripetuti richiami e le proteste del Commissario per i media dell’Ocse, della Commissione Europea, della Commissione di Venezia, organo consultivo del Consiglio d’Europa, di Reporter sans frontieres e altre associazioni.

 

VIKTOR ORBAN - CONTROLLO SUI MEDIA

Il 12 aprile, però, il dominio mediatico costruito nel tempo da Orbán non sembra aver funzionato.

 

“Sembrava che il controllo dei media pubblici, gli effetti distorsivi sul mercato della pubblicità statale, la crescente presenza di investitori filogovernativi e il conseguente accentramento proprietario nel settore dei media avessero reso impossibili sia il funzionamento di una sfera pubblica democratica, sia una reale competizione politica”, ha scritto su Pubblico, la newsletter della Fondazione Feltrinelli, Agnes Urbàn, direttrice di Mérték Media Monitor, think tank impegnato a esaminare l’attuazione e l’impatto sui media ungheresi delle leggi adottate dal 2010.

 

[...]

 

ultimo comizio di viktor orban prima delle elezioni foto lapresse.

Già, perché quel 20% non assoggettato al potere sembra aver fatto la differenza. A partire da Partizán, il canale politico più seguito su YouTube ungherese, a cui proprio lo stesso Péter Magyar, vincitore delle elezioni ungheresi, aveva rilasciato un’intervista il giorno dopo le dimissioni nel giugno 2023 dell’ex moglie e ministra della Giustizia Judit Varga, madre dei loro tre figli, oltre che capolista di Fidesz, il partito di Orbán alle imminenti elezioni del Parlamento europeo.

 

[...] Nell’intervista a Partizán, Péter Magyar ha rivelato dettagli sulle pratiche corrotte e corruttive del partito al governo e dei suoi affari interni, che nessuno aveva mai raccontato prima.

 

VIKTOR ORBAN - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Lo scandalo ha di fatto favorito l’ascesa di Magyar, suscitando una fortissima ondata di indignazione pubblica che ha contribuito a risvegliare la società ungherese segnando l’avvio di una nuova fase politica.

 

Decisivo è stato anche il contrattacco scatenato dai media filogovernativi contro lo stesso candidato dell’opposizione, con campagne diffamatorie. Magyar, per altro, considera i social media “l’arena principale della comunicazione politica”, usandoli e cavalcandoli.

 

E secondo Agnes Urbàn, nel corso dei sedici anni di regime di Orbán “il pubblico ha imparato a riconoscere il valore dei media indipendenti”, accettandone le condizioni di costo, d’abbonamento o di libera sottoscrizione.

 

peter magyar dopo la vittoria foto lapresse

Insomma, la strategia digitale dell’opposizione si è rivelata efficace, laddove Magyar ha messo in atto un coinvolgimento online più serrato e decisamente alternativo, rispetto al monopolio informativo del partito di Orbán, Fidesz.

 

Per esempio aggirando le regole di Facebook, la cui azienda -Meta- da ottobre 2025 ha vietato le pubblicità politiche sul social network. Magyar ha invece incoraggiato lo sviluppo di gruppi Facebook privati e la diffusione di buone notizie, secondo le regole del “giornalismo costruttivo”.

 

viktor orban al voto foto lapresse

Non è un caso che lo stesso Orbán si sia scagliato contro il social di proprietà di Zuckerberg e il suo algoritmo, accusato di favorire l’avversario. E poi Magyar, anche attraverso Instagram, è riuscito a mobilitare l’elettorato in modo organico, soprattutto attraverso l’affluenza al voto, superiore al 78%, ciò che nella competizione e nel risultato finale ha fatto la differenza. Soprattutto sfruttando il sentimento di saturazione della propaganda di governo negli elettori.

 

In questo senso disinformazione e controllo asfissiante dei media tradizionali ha paradossalmente giocato a favore di Magyar, due elementi che non sembrano garantire più la vittoria a chi ne fa un uso smodato.

 

peter magyar dopo la vittoria foto lapresse

O, se si vuole, giornali, radio e tv non influenzano sempre meno.

 

ultimo comizio di viktor orban prima delle elezioni foto lapresse

 

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