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COVA LA BRACE DELLA VIOLENZA – DIETRO L’IRRUZIONE PRO PAL NELLA SEDE DELLA “STAMPA” GLI INQUIRENTI SOSPETTANO CHE CI SIA LA REGIA DEI MILITANTI DI ASKATASUNA, IL CENTRO SOCIALE DI TORINO, DIVENTATO PUNTO DI RIFERIMENTO DEGLI ANTAGONISTI CHE VOGLIONO INCENDIARE LE PIAZZE – SECONDO I GIUDICI, LE NUOVE “LEVE” CHE HANNO PRESO IL TIMONE DI ASKATASUNA HANNO “L'OBIETTIVO DI INNALZARE IL LIVELLO DELLO SCONTRO E DELLA TENSIONE FACENDO DEGENERARE MANIFESTAZIONI PUBBLICHE IN ATTI DI VIOLENZA” – IL GOVERNO VUOLE SGOMBERARE L’EX SCUOLA OCCUPATA DAL 1996, MENTRE IL SINDACO DEM, STEFANO LO RUSSO, PUNTA A UNA “REGOLARIZZAZIONE” DELLA SITUAZIONE...

1. I DURI DELL’«ASKA», SCONTRI E RAID DAI CANTIERI TAV ALLA «STAMPA»

Estratto dell’articolo di Paolo Coccorese per il “Corriere della Sera”

 

LA REDAZIONE DELLA STAMPA DOPO IL PASSAGGIO DEI PRO-PAL

Dopo il raid alla redazione de La Stampa, con sospetti su militanti di Askatasuna, il centro sociale antagonista torinese e punto di riferimento dei movimenti sociali e ambientali, accusato dai pm di essere culla dell’eversione, il clima è più teso che mai.

 

Dal Comune assicurano di non aver ricevuto alcun atto dal Viminale, ma colpisce la fermezza con cui il sindaco Stefano Lo Russo, che punta sulla «regolarizzazione» dell’ex scuola occupata trasformandola in «bene comune», risponde alle pressioni del governo per lo sgombero.

 

MILITANTI DI ASKATASUNA - SCONTRI CON LA POLIZIA

«Dal 1996 a oggi neppure i governi di centrodestra hanno sgomberato Askatasuna. Stiamo lavorando a restituire l’immobile alla cittadinanza. Se altre autorità, con elementi che noi non abbiamo, decidono di procedere, siamo pronti a fare un passo indietro. Ma è ingenuo pensare che questo risolva la situazione, soprattutto con chat criptate e nuovi mezzi di comunicazione».

 

[…]  Alla fine degli anni Ottanta, con la fine del terrorismo e del movimento operaio, si diffonde il fenomeno delle case occupate da anarchici e punk. Nasce pure un piccolo nucleo legato all’autonomia operaia, ispirato soprattutto al Leoncavallo di Milano. Nel 1989, quando il centro meneghino viene sgomberato e riappaiono le molotov, a Torino si decide di «invadere» una scuola vicino al centro, dove oggi sorge Askatasuna.

 

manifestanti pro palestina vandalizzano la sede della stampa a torino

Dopo lunghe trattative con il Comune, l’edificio comunale è liberato in cambio di uno spazio ai Murazzi, dove nascerà il Csa. E qualcosa di più.

 

Lo spazio sul Po diventa epicentro culturale: sul suo palco si muove un movimento musicale simbolo della Torino di fine secolo capace di scalare poi le classifiche con i Subsonica, ma anche fondamentali relazioni internazionali. Suonano gruppi baschi, rafforzando la fascinazione verso la lotta popolare di «Euskadi Ta Askatasuna» e le battaglie dell’Eta.

 

Così forte che il nome Askatasuna, che in basco significa «libertà», è scelto nel 1996, quando da un corteo studentesco autorganizzato un gruppo di ragazzi rioccupa l’ex asilo comunale. È l’inizio della storia.

 

MILITANTI DI ASKATASUNA - SCONTRI CON LA POLIZIA

Negli anni successivi si rafforza il legame con i movimenti universitari, fino all’Onda studentesca, ma è il G8 di Genova a diventare spartiacque. Le «tute bianche» del Leoncavallo o del Pedro di Padova scelgono la disobbedienza, mentre quelli dell’Askatasuna coltivano il mito della lotta anche nel nuovo secolo.

 

[…]  Nel 1999, durante il primo maggio, criticando la sinistra che non si oppone ai bombardamenti su Belgrado, provano a prendere la testa della Festa dei lavoratori. La risposta delle forze dell’ordine è durissima ed è raccontata in un documentario, Rosso Askatasuna, con i militanti sul tetto per impedire lo sgombero. Da allora sempre in prima linea nelle manifestazioni antifasciste, nei picchetti contro gli sfratti e soprattutto in Val di Susa, nella lotta No Tav che fonde l’ambientalismo dell’antinucleare e il mito della resistenza popolare.

 

[…] Una lotta che si fa anche nei tribunali, tra condanne e assoluzioni. Come nel marzo 2025, quando il giudice respinge la tesi che Askatasuna sia un’organizzazione criminale strutturata. La sentenza è accolta tra grida e applausi e una rivendicazione: «Siamo un’associazione. Ma a resistere».

 

2. LE NUOVE LEVE AL VERTICE DI ASKATASUNA “TRASFORMANO IL DISSENSO IN VIOLENZA”

Estratto dell’articolo di Giuseppe Legato per “la Stampa”

 

askatasuna

Quando esattamente abbiano scalzato, per motivi anagrafici o per i progressivi carichi giudiziari pendenti, i "vecchi" che per anni hanno governato le parabole del centro sociale Askatasuna, non è noto. Nemmeno si sa o si può dire con certezza quale sia il livello di condivisione di coloro che li hanno preceduti sulle strategie del dissenso violento di piazza di alcuni dei loro giovani eredi.

 

Certo è che da qualche tempo, le nuove leve dell'antagonismo torinese restano saldamente ancorate al centro sociale di corso Regina Margherita 47, chiuso ufficialmente, ma di notte ancora "acceso": un unicum tutto sabaudo, città di cultura industriale, di santi sociali ma non di pace sociale.

 

Dopo gli assalti a Leonardo, Ogr, le due stazioni di Porta Nuova e porta Susa, Città Metropolitana e l'invasione della redazione de La Stampa, si è riacceso il faro giudiziario e mediatico sul gruppo legato alla struttura al centro di un patto di co-gestione tra Comune e un comitato di saggi. E sui due collettivi di autonomi afferenti.

 

processo askatasuna - protesta dei manifestanti fuori dal tribunale

E però nelle più recenti carte giudiziarie a disposizione, note e in possesso degli indagati da più di un mese, emerge come la galassia attorno ad Aska abbia finanche esportato il modello di dissenso violento fuori dalla città. Dell'ultimo, in ordine di tempo, si è appreso da un comunicato della Questura di Bologna, sugli scontri di una settimana fa circa in occasione della partita di basket Virtus-Maccabi.

 

Ma è nella scansione dei disordini avvenuti lontano dal capoluogo piemontese nel 2023 e nel 2024 che emerge il protagonismo del nuovo zoccolo duro del movimento. Ve ne è traccia anche nelle misure cautelari firmate il 5 ottobre scorso dal gip Rosanna Croce che aveva accolto - a dire il vero attenuandole - le richieste della procura nell'inchiesta coordinata prima dal pm Enzo Bucarelli poi proseguita dai colleghi d'ufficio.

 

CENTRO SOCIALE ASKATASUNA 2

Individua tre giovanissimi, ma con un corposo curriculum di piazza violenta, come figure influenti nel gruppo. Si legge a proposito di questi come «giova evidenziare - scrive il magistrato giudicante sul cautelare - la partecipazione degli stessi a manifestazioni degenerate in atti di violenza contro le forze dell'ordine in altri contesti territoriali al di fuori della provincia torinese a corroborare ulteriormente come i predetti, lungi dal condividere e sostenere legittime iniziative di dissenso, siano scientemente e sistematicamente fautori e protagonisti dei disordini di piazza».

 

Alcuni dei fatti sono citati nel dettaglio dell'ordinanza.

CENTRO SOCIALE ASKATASUNA 2

«Il 10 maggio 2023 a una manifestazione transfemminista organizzata a Roma in cui si verificano episodi violenti ai danni delle forze dell'ordine». Ancora: «L'1 giugno 2024, sempre a Roma, in occasione di una manifestazione nazionale contro il governo Meloni si verificano - annota il gip - altri episodi violenti di cui si rende protagonista uno spezzone composto da circa 300 antagonisti collocato in fondo al corteo».

 

Sempre il giudice: «Tra questi venivano riconosciuti i militanti di Askatasuna Stefano Millesimo, Sara Munari, Nicola Gastini. Quest'ultimo - si legge agli atti - spingeva con lo striscione rinforzato da barriere di plexiglass contro gli agenti della polizia mentre Munari spingeva sulla schiena del sodale in modo da amplificare la forza che lo stesso stava esercitando contro i reparti inquadrati».

 

[…]

 

assalto dei manifestanti pro palestina alla redazione della stampa, a torino 4

 Per il gip, in definitiva le nuove leve di Aska «hanno assunto da tempo un ruolo di primo piano nelle mobilitazioni di piazza gestendole sempre con l'obiettivo di innalzare il livello dello scontro e della tensione facendo degenerare manifestazioni pubbliche in atti di violenza». Da loro discenderebbe «un pericolo reale e concreto che le azioni violente sfocino in accadimenti infausti e ancora più pericolosi».

 

manifestanti pro palestina vandalizzano la sede della stampa a torinoprocesso askatasuna - protesta dei manifestanti fuori dal tribunaleCENTRO SOCIALE ASKATASUNA 2

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