DOPO LA REPRESSIONE, LA GRANDE VENDETTA DEGLI AYATOLLAH – TRA I MANIFESTANTI IRANIANI AUMENTA IL TERRORE PER IL PUGNO DURO DEL REGIME NEL CASO IN CUI LA RIVOLTA FALLISSE E RESTASSE LO STATUS QUO: “LA GRU DEGLI IMPICCATI È PRONTA” – IL CAPO DELLA MAGISTRATURA, GHOLAMHOSSEIN MOHSENI EJEI, MINACCIA PROCESSI RAPIDI ED ESECUZIONI PER COLORO CHE SONO STATI ARRESTATI DURANTE QUESTI GIORNI DI INSURREZIONE, SMENTENDO TRUMP SECONDO CUI “LE UCCISIONI IN IRAN STANNO CESSANDO E NON C’È ALCUN PIANO PER LE ESECUZIONI” – LE ORGANIZZAZIONI PER I DIRITTI UMANI CONFERMANO OLTRE 10 MILA ARRESTI E AVVERTONO CHE IL RISCHIO È UN'ONDATA DI “PROCESSI FARSA” E CONFESSIONI ESTORTE CON LE TORTURE…
1 - «CI ASPETTA LA GRANDE VENDETTA: LA GRU DEGLI IMPICCATI È PRONTA»
Estratto dell’articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”
Dicono di tenere a mente questa data: 28 giugno 1981. Al quartier generale del Partito islamico a Teheran, vengono uccisi 74 funzionari della Repubblica Islamica, tra cui l’ayatollah Mohammad Beheshti. Li colpiscono durante una riunione, sferrando un colpo all’appena nato regime islamista.
Khomeini lo attribuisce all’organizzazione dei Mojahedin del Popolo. Loro smentiscono. Dopo l’attentato, gli ayatollah rispondono con «un livello di repressione mai visto prima». Vanno a caccia di dissidenti: l’obiettivo è purificare la società «corrotta». Via gli intellettuali, gli scienziati, gli artisti, i socialisti e le minoranze.
Ma l’obiettivo principale è l’eliminazione del Mojahedin, nemici giurati della dittatura. Tra giugno 1981 e marzo 1982 arrestano migliaia di persone e ne eliminano 3.500 in 85 città: la maggioranza ha tra gli 11 e i 24 anni. Uccidono fucilandoli al muro. Ci sono anche donne incinte tra le vittime.
«Rischiamo di rivivere tutto questo», dice Mahmood Amiry-Moghaddam di Iran Human Rights. «Se le proteste non porteranno a una rivoluzione e si tornerà allo status quo, gli ayatollah si vendicheranno come in quegli anni».
[…] I prigionieri avranno processi-lampo-farsa trasmessi alla tv nazionale. Saranno costretti ad ammettere di aver ucciso uno dei loro e quindi accusati di moharebeh (inimicizia contro Allah) e ifsad-fil-arz (diffusione della corruzione sulla Terra). «E poi li appenderanno all’alba al braccio della gru».
Il capo della magistratura dice che ci saranno processi rapidi ed esecuzioni per coloro che sono stati arrestati durante questi giorni di insurrezione nazionale: «Se aspettiamo troppo, non avrà lo stesso effetto». Sulla popolazione, intende, che deve trarne insegnamento. Gli attivisti credono che almeno 97 manifestanti siano già stati costretti a confessioni estorte e torture.
Il primo della lista nera è Erfan Soltani. Ha 26 anni e viene fermato giovedì a Fardis, un sobborgo a ovest di Teheran. Due giorni dopo, le autorità chiamano la famiglia: «Esecuzione fissata». Non si sa niente né di lui, né del processo. Doveva essere impiccato ieri ma non è successo, «può accadere in ogni momento», continua Moghaddam.
Nonostante Donald Trump dica «che le uccisioni in Iran stanno cessando e non c’è alcun piano per le esecuzioni». Soltani gestisce un negozio di abbigliamento. Lo vanno a prendere a casa perché marciava per le strade della capitale. Sua sorella, che è avvocata, vuole capire, ma «non c’è niente da fare per lui», le rispondono. […]
L’Iran esegue centinaia di condanne a morte ogni anno, con un picco record nel 2025: 1.500. Che vuol dire una media di oltre quattro al giorno. Uccidono per omicidio, traffico di droga, inimicizia contro Dio, corruzione sulla terra, adulterio, spionaggio, stupro, ribellione. La via che porta alla gru è sempre la stessa: processi opachi, confessioni forzate. […]
2 - IL PUGNO DURO DEL REGIME PROCESSI RAPIDI E PUBBLICI PER TUTTI I MANIFESTANTI
Estratto dell’articolo di Gabriella Colarusso per “la Repubblica”
Per il ministro della giustizia iraniano, Amin Hossein Rahimi, il processo è già fatto: «Dall'8 all'11 gennaio non si è trattato di una protesta, ma di una vera e propria guerra interna, e chiunque sia stato arrestato in questi due giorni è sicuramente colpevole perché era presente sulla scena», ha dichiarato ieri alla fine di una riunione di governo.
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La magistratura iraniana si prepara ad eseguire il mandato del capo Gholamhossein Mohseni Eje'i: i manifestanti «devono essere processati e puniti il prima possibile», e per i «principali elementi delle rivolte» saranno processi pubblici e televisivi, un messaggio a tutti gli altri.
IRAN - PROTESTE CONTRO IL REGIME DI KHAMENEI
Le organizzazioni per i diritti umani confermano oltre 10mila arresti e avvertono che il rischio è un'ondata di esecuzioni in «processi farsa», gestiti dai tribunali rivoluzionari. I media di stato continuano a mandare in onda immagini di uomini armati di molotov e fucili che avrebbero attaccato edifici del governo e ucciso agenti della sicurezza, almeno 150, ma sono informazioni impossibili da verificare.
[…]
Ricostruire pezzo dopo pezzo le dimensioni della strage è un lavoro complicatissimo, con il blackout di Internet e la sorveglianza. Iran Human Rights è riuscita a confermare la morte di almeno 3.428 persone finora, il 90% manifestanti.
Trump ha incitato alla protesta, Pahlavi ha chiesto persino di conquistare i palazzi del potere, mentre gli iraniani morivano in strada, e non è escluso che questi interventi esterni non abbiano suggerito al sistema ancora più violenza: stroncare la sollevazione popolare prima che diventasse contagiosa, accusando le piazze di collusione col nemico.
Gli iraniani, spaesati, riescono a telefonare per poco tempo agli amici o ai familiari in Europa. Non dicono tutto, hanno paura che le conversazioni siano ascoltate. Il sistema è al massimo grado di paranoia: la polizia setaccia gli ospedali, irrompe nelle case dei "sospettati", sorveglia le famiglie delle vittime perché non parlino. Nelle strade di Teheran «c'è un clima da legge marziale», ci racconta in una breve telefonata un giovane lavoratore.
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Da giorni ci sono indiscrezioni sulla presenza di miliziani iracheni per sedare la protesta, ma non ci sono evidenze. A Rasht la città s'è fermata. Nessuno va a scuola né a lavoro. Dalle strade, la battaglia si è spostata sul racconto di quello che è successo.
La tv mostra le immagini dell'antico bazar in buona parte distrutto, e accusa i «rivoltosi armati». Chi ha partecipato alle prime manifestazioni massicce racconta invece che a bruciare alcune botteghe che avevano partecipato allo sciopero generale sono stati i basiji. Propaganda e paura: dopo i giorni della rabbia, gli iraniani ora si sentono soli.
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IRAN - PROTESTE CONTRO IL REGIME DI KHAMENEI






