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LE DUE FACCE DELL’EUROPA: IMPONE SANZIONI A PUTIN MA POI GLI FORNISCE LE ARMI CON UN TRUCCHETTO – DALLO SCOPPIO DELLA GUERRA IN UCRAINA, IL KIRGHIZISTAN È DIVENTATO UNO DEI MAGGIORI IMPORTATORI DI ARMAMENTI EUROPEI, CHE POI VENGONO “GIRATI” A MOSCA – QUESTA TRIANGOLAZIONE PERMETTE DI AGGIRARE I DIVIETI INTERNAZIONALE E COINVOLGE AZIENDE DI GERMANIA, SPAGNA, BELGIO E ANCHE ITALIA – CENTRALE IL RUOLO DEI PAESI FILORUSSI COME UNGHERIA, CECHIA E SLOVACCHIA – GABANELLI: “NONOSTANTE SIANO IN VIGORE DIVIETI D’ESPORTAZIONE CHE COPRONO 42 DIVERSE CATEGORIE DI PRODOTTI MILITARI, MOLTI LI BYPASSANO VENDENDO A GOVERNI UE CHE A LORO VOLTA ESPORTANO DOVE NON CI SONO SANZIONI ALLA RUSSIA: OLTRE AL KIRGHIZISTAN, CI SONO KAZAKISTAN, TURCHIA…” – VIDEO

GUARDA QUI LA VIDEO-INCHIESTA DI MILENA GABANELLI

 

Estratto dell’articolo di Francesco Battistini e Milena Gabanelli per il “Corriere della Sera”

 

PAESI EUROPEI - ESPORTAZIONI DI ARMI E MATERIALE BELLICO IN RUSSIA - DATAROOM

Fra le montagne dell’Asia Centrale c’è un’ex repubblica sovietica, il Kirghizistan, che ha solo 7 milioni d’abitanti e un esercito di appena 20 mila soldati. Eppure, dall’invasione russa dell’Ucraina è entrato nella classifica dei maggiori importatori d’armi e di munizioni dall’Europa.

 

Secondo l’Organizzazione no-profit Brookings Institution, dalla Germania le vendite al Kirghizistan sono passate dai 10 agli 80 milioni di dollari, dalla Spagna da 10 a 50, dall’Austria da 10 a 80, dalla Romania da 8 a 68. Crescita esponenziale dal Belgio, dall’Olanda, dalla Slovenia, e pure dall’Italia dove l’export d’armi leggere nel Kirghizistan, fra il 2021 e il 2025, è cresciuto da un milione a oltre 50 milioni di dollari.

 

milena gabanelli - armi europee alla russia - dataroom

Come molti pezzi dell’ex Urss, il Kirghizistan appartiene all’alleanza militare russa Csto (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva), ospita una base militare di Mosca ed è legata al Cremlino dall’Unione Economica Eurasiatica.

 

Stanno alla larga dagli affari col Kirghizistan Paesi come la Francia, la Polonia, la Finlandia, la Svezia e i Baltici. Invece secondo l’ Istituto tedesco di ricerca economica (Ifo), negli ultimi tre anni le armi esportate in Kirghizistan da Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria, sono passate da zero a decine di milioni di euro. La destinazione finale è la Russia.

 

Il 26 febbraio l’inviato europeo per le sanzioni, David O’ Sullivan, ha detto «l’Ue sospetta che il Kirghizistan stia riesportando merci europee in Russia». E le armi sono fra queste merci.

 

Cosa dice la legge

ESPORTAZIONE DI ARMI IN KIRGHIZISTAN DAI PAESEI EUROPEI - DATAROOM

L’Europa ha una posizione chiara: sì alle forniture militari per l’Ucraina, no a qualsiasi aiuto a Mosca. Dai tempi dell’annessione della Crimea (2014) nessun’arma può entrare in Russia, e dal 2023 è proibito «vendere, trasferire, fornire o esportare in Russia armi da fuoco, loro parti e componenti essenziali e munizioni, anche di uso civile».

 

In Italia il mercato delle armi è regolato da una legge severissima, almeno sulla carta: la 185, votata dal Parlamento nel 1990 che impedisce di rifornire i Paesi in guerra o che violino i diritti umani. Questo vale per il materiale militare e per il «dual use», cioè la vendita di tecnologie civili che possano essere trasformate in armamenti.

 

Prima di spedire armi al di fuori dell’Ue, un’azienda deve avere un’autorizzazione del ministero degli Esteri a negoziare, un’autorizzazione all’esportazione e una licenza delle dogane che ispezionano la merce, sia che si tratti di componenti per armi che di prodotti finiti. E quando ricevi il permesso di negoziare, prima della stipula del contratto, devi ottenere un certificato d’uso finale rilasciato dallo Stato che compra.

 

[…]

 

Gli anelli deboli

VLADIMIR PUTIN CON LA MIMETICA

I produttori d’armamenti, dunque, sono obbligati a rispettare le rigide procedure dell’Ue e quelle nazionali. Ma com’è possibile, allora, che le armi arrivino ugualmente a Putin? Un anello debole è sicuramente il sistema delle dogane. Tanto in Italia quanto nel resto d’Europa, i controlli dei container avvengono a campione: se il componente d’un proiettile che passa per un porto è solo un tubo di ferro, non è facile intercettarlo.

 

Poi bisogna metterci il munizionamento intelligente che lo trasformi in un’arma e lì si entra nel mercato delle tecnologie da vendere a un Paese straniero. Anni fa, l’Iran chiese all’Italia d’acquistare elicotteri civili per elisoccorso, ma la fornitura fu bloccata quando si capì che potevano essere modificati in velivoli militari.

 

IL MERCATO DELLE ARMI IN ITALIA - DATAROOM

Le grandi aziende italiane, dei Paesi del G7 e della maggior parte dei Paesi Ue, sono obbligate a una certa trasparenza sui dati commerciali: chi aggira le regole, lo fa appoggiandosi a consociate di Paesi extra Ue e anche europee, come Ungheria e Slovacchia, dove non è obbligatorio rendere pubblici i dati, e tantomeno dichiarare esattamente dove esportano: indicano solo se si tratti di Paesi Ue o extra Ue, della Nato o extra Nato.

 

Di sicuro, le sanzioni rendono il mercato più complicato e costoso, ma le triangolazioni aiutano ad aggirarle. E in questo aiutano anche le posizioni politiche dei governi. L’Ungheria del filorusso Victor Orbán ha costruito la sua campagna elettorale contro ogni aiuto all’Ucraina, ostile anche il premier slovacco Robert Fico e quello della Repubblica Ceca Andrej Babiš.

 

I Paesi delle triangolazioni

VLADIMIR PUTIN CON I SOLDATI RUSSI

Sta di fatto che oggi, nonostante siano in vigore divieti d’esportazione che coprono 42 diverse categorie di prodotti militari, molti produttori li bypassano vendendo a governi Ue che a loro volta esportano dove non ci sono sanzioni alla Russia: oltre al Kirghizistan, c’è il Kazakistan, l’Uzbekistan, la Turchia e l’Armenia, a cui l’Italia, fra il 2021 e il 2023 ha aumentato le esportazioni del 1.133%.

 

E questi Paesi non hanno l’obbligo di rendere conto a chi rivendano. Di per sé, triangolare non è vietato. Ma con Mosca, sì […]

 

MILENA GABANELLI - ARMI EUROPEE ESPORTATE IN KIRGHIZISTAN E RUSSIA

Secondo l’Ifo, il 36% dei componenti militari europei arriva sul mercato russo attraverso la Turchia, la Cina (23%), Hong Kong (16%) e gli Emirati arabi (10%): in gran parte, vengono utilizzati nella produzione dei droni russi Geran-2. L’intero Caucaso e tutta l’Asia Centrale sono coinvolti in questo business.

 

Il Kazakistan, per esempio: legato a Mosca da accordi militari ed economici, è oggi uno dei primi 40 importatori d’armi al mondo. E in Europa compra strumenti per la lavorazione dei metalli necessari per la produzione di armamenti, componenti elettronici, radio, apparecchi per comunicazioni nei droni e in altri sistemi d’arma, pistole e fucili di precisione Beretta, Sako e Tikka.

 

Da Lecco a Praga

PAESI CHE ESPORTANO ARMI IN RUSSIA - DATAROOM

Dal 2023 a oggi, sono cresciute tutte le aziende europee che fabbricano armi e munizioni. Dopo l’invasione dell’Ucraina, solo dall’Italia sono arrivate in Russia 6.254 armi e un milione 107 mila munizioni. Nell’ottobre 2023, un anno e mezzo dopo l’inizio della guerra, all’esposizione internazionale OrelExpo di Mosca era possibile ancora acquistare pistole austriache Glock, fucili tedeschi Blaser, carabine americane Barrett, semiautomatiche Beretta.

 

[…]

 

 Nella repubblica Ceca è emerso il gruppo Csg (Czechoslovak Group) che controlla più di cento società in oltre 70 Paesi: nel primo anno di guerra, ha dichiarato ricavi per 1,73 miliardi di euro e oggi è valutato 33 miliardi di dollari.

VLADIMIR PUTIN CON I SOLDATI RUSSI

 

Csg fa da anello di collegamento di tutte le società che usano le triangolazioni in Asia Centrale e ha appena acquistato anche l’italiana Fiocchi Munizioni, storica azienda di Lecco. Qual è lo scopo di quest’acquisizione? Utilizzare una piattaforma italiana per esportare munizioni?

 

Nel 2022, appena prima della guerra, la Fiocchi vendeva in Russia 280 mila cartucce «per uso venatorio-sportivo». Ora sappiamo che la Csg, attraverso partecipazioni e sub-forniture, arriva un po’ ovunque.

 

Il suo proprietario, il miliardario ceco Michal Strnad, 5 miliardi di patrimonio personale, dice che Csg diventerà il primo gruppo europeo d’armamenti.

 

Un flusso continuo

vladimir putin e le sanzioni europee

C’è poi un’altra ex repubblica sovietica, il Turkmenistan, che non vende e non compra, eppure ospita gli uffici di tutti i maggiori player mondiali del mercato delle armi: stanno tutti lì, perché è lì che si negozia.

 

Sta di fatto che il mercato è fiorente e Vladimir Putin, dopo avere convertito molte delle industrie alla produzione bellica, il 3 febbraio, ha annunciato orgoglioso che nel 2025 Mosca ha «esportato armamenti per 15 miliardi di dollari in 30 Paesi».

 

 Se il dato è vero, si tratta dello stesso budget che la Russia aveva prima della guerra e questo, secondo il centro di ricerche Defense News , significa due cose: gli affari non si sono mai fermati e le sanzioni non hanno mai funzionato.

SANZIONI CONTRO LA RUSSIAVLADIMIR PUTIN CON I SOLDATI RUSSI

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