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FORSE È LA VOLTA BUONA: L’ACCORDO TRA USA E IRAN “NON È MAI STATO COSÌ VICINO” – I MEDIATORI PAKISTANI CONFERMANO CHE LA TRATTATIVA È A BUON PUNTO: GIÀ DOMANI IL VICEPRESIDENTE USA, JD VANCE, E IL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO DI TEJERAN, MOHAMMED GHALIBAF, POTREBBERO FIRMARE UN MEMORANDUM A GINEVRA – SI TORNA AL PUNTO DI PARTENZA PRECEDENTE AL CONFLITTO: SARÀ PROROGATO IL CESSATE IL FUOCO E SI DOVRÀ APRIRE UN NEGOZIATO SU SOLDI, NUCLEARE E HORMUZ – SECONDO GLI USA, IL PROGRAMMA NUCLEARE IRANIANO SARÀ SMANTELLATO E IL FULSSO DI FONDI IRANIANI ALLE MILIZIE TERRORISTE DEL MEDIO ORIENTE SARANNO INTERROTTI: SENZA IL RAGGIUNGIMENTO DI QUESTI TRAGUARDI NON SARANNO SBLOCCATE LE SANZIONI. L’IRAN SOSTIENE IL CONTRARIO: PRIMA I SOLDI, POI IL RESTO (PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO). INTANTO, DA TEHERAN CONTINUANO A LANCIARE DRONI CONTRO LE NAVI COMMERCIALI SULLO STRETTO DI HORMUZ...

USA, 'ABBATTUTI DIVERSI DRONI IRANIANI CONTRO NAVI COMMERCIALI AD HORMUZ'

donald trump - guerra in iran

(ANSA) - L'Iran ha lanciato "diversi droni d'attacco unidirezionali nel tentativo di colpire navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz", secondo quanto ha riferito il Comando centrale militare Usa (Centcom). Le forze statunitensi "li hanno abbattuti tutti nelle ultime ore, mentre il flusso di traffico attraverso lo Stretto prosegue senza ostacoli. Il corridoio commerciale internazionale rimane aperto al transito", si legge in post un X.

 

MEDIA, TRUMP HA PARLATO NETANYAHU IERI DEGLI ULTIMI SFORZI SU ACCORDO CON IRAN

TRUMP MOJTABA KHAMENEI USA IRAN

(ANSA) - Donald Trump ha parlato giovedì con il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu degli ultimi sforzi per raggiungere un accordo con l'Iran, ha detto all'Associated Press un alto funzionario dell'amministrazione statunitense.

 

Lo scrive il Guardian. Il funzionario, informando i giornalisti a condizione di anonimato, ha affermato che l'amministrazione statunitense sta sottolineando ai funzionari israeliani che qualsiasi accordo richiederà che l'Iran inizi a dare seguito alle concessioni previste prima che Teheran possa ricevere qualsiasi potenziale beneficio.

 

DRONI IRAN

MEDIA, 'EMIRATI HANNO ACCETTATO DI SBLOCCARE MILIARDI DI DOLLARI PER L'IRAN'

 (ANSA) - Gli Emirati Arabi Uniti hanno accettato di sbloccare miliardi di dollari per l'Iran. Lo scrive Reuters online citando quattro fonti e parlando di una mossa finora inedita che coincide con le fasi finali dei negoziati Iran-Usa.   

 

Due fonti regionali hanno riferito a Reuters che gli Emirati hanno accettato di sbloccare un totale di 10 miliardi di dollari, di cui oltre 3 miliardi sono già stati versati. Altre due fonti hanno indicato un totale di 20 miliardi, aggiungendo che la mossa è stata concordata in cambio della cessazione degli attacchi iraniani contro gli Emirati.

 

ARAGHCHI RIBADISCE, 'L'UNICO MODO PER GESTIRE L'URANIO ARRICCHITO È DILUIRLO IN IRAN'

CALMA PRIMA DELLA TEMPESTA - LA FOTO REALIZZATA CON L INTELLIGENZA ARTIFICIALE PUBBLICATA DA DONALD TRUMP PER MINACCIARE L IRAN

(ANSA-AFP) - Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ritiene che l'unico modo per gestire le proprie scorte di uranio altamente arricchito sia diluirlo all'interno del Paese. "La nostra posizione è sempre stata che l'unico modo per gestire le scorte di materiale arricchito è diluirlo all'interno dell'Iran", ha affermato Araghchi in un'intervista alla televisione di stato.

 

MOLTO RUMORE PER SESSANTA GIORNI

Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”

 

La parola più usata da americani e iraniani per parlare del memorandum che dovrebbe aprire la strada al negoziato vero e arrivare a un accordo definitivo sul progetto nucleare dell’Iran, sul controllo dello Stretto di Hormuz, sulle sanzioni a Teheran, ieri era: “Speculazione”.

 

Per una volta, mentre circolavano bozze contrastanti [...], le autorità americane e quelle iraniane hanno lanciato lo stesso messaggio: non speculate, l’accordo è vicino. A ogni annuncio, però, l’accordo sembrava allontanarsi un po’, soprattutto perché le “speculazioni” che apparivano tanto sulla stampa americana quanto su quella iraniana erano con ogni probabilità spinte dalle due amministrazioni.

 

DONALD TRUMP - GUERRA ALL'IRAN

Il problema è che le notizie [...] da Washington e [...] da Teheran raccontavano due accordi inconciliabili, esponevano punti che variavano di numero, ma soprattutto nel contenuto. Spifferare dettagli dell’accordo per siglare un memorandum d’intesa è diventato così parte del negoziato, un esercizio di pressione, un modo per mandarsi messaggi, per velocizzare o rallentare, mentre i negoziatori coinvolti cercavano di trovare un punto di incontro.

 

[...] Il 13 giugno dello scorso anno iniziava la Guerra dei dodici giorni, i caccia israeliani partivano per l’operazione “Leone che si erge” per colpire obiettivi del regime in Iran. Gerusalemme si era coordinata con gli Stati Uniti, sapeva che Trump avrebbe potuto prendere la decisione di effettuare un attacco mirato contro le strutture per l’arricchimento dell’uranio con i bombardieri B-2 che possono colpire fino a sessanta metri di profondità nel terreno, a sufficienza per danneggiare alcuni siti fondamentali per il progetto nucleare come Fordo.

 

JD VANCE CON IL PREMIER PAKISTANO Shehbaz Sharif E IL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO IRANIANO MOHAMMAD GHALIBAF

 Israele non dispone di questi bombardieri, gli Stati Uniti arrivarono in aiuto mostrando all’Iran di essere disposti a molto contro il regime. Fu un segnale di coordinamento fra Stati Uniti e Israele e anche l’indicazione che il presidente americano non era restio alle azioni militari.

 

Il 28 febbraio scorso, Gerusalemme e Washington sono entrate in guerra insieme contro Teheran ma per gli israeliani un punto è sempre stato chiaro e su questo si concentrava tutta la loro scommessa: la parola “fine” l’avrebbe messa Trump, non loro. E non tutti erano convinti che l’idea della fine avrebbe coinciso.

 

Mohammad Ghalibaf Shehbaz Sharif

Il dubbio è aumentato quando Trump ha chiesto al primo ministro Benjamin Netanyahu di non rispondere all’attacco lanciato dall’Iran domenica scorsa. Israele non ha potuto non rispondere, gli attacchi reciproci sono andati avanti per dodici ore.

 

In Israele il numero e la sua corrispondenza con quello della guerra dello scorso anno non sono passati inosservati: fra la Guerra dei dodici giorni e quella delle dodici ore scorrono tutti i cambiamenti che il medio oriente ha registrato in un anno e quelli che un accordo frettoloso rischia di vanificare.

 

BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP

Ieri Netanyahu ha detto di essere in coordinamento con Trump sul fatto che l’Iran debba essere privato delle sue capacità nucleari. A questa richiesta nella trattativa non può rinunciare neppure il presidente americano, ma il memorandum è un modo per prendere tempo e l’unica cosa su cui la Repubblica islamica e gli Stati Uniti sono sicuramente d’accordo è che il memorandum estenderà il cessate il fuoco di altri sessanta giorni, in cui dovranno proseguire i negoziati. Come verranno riempiti questi sessanta giorni è la domanda attorno alla quale girano il successo o l’insuccesso del progetto di Trump in medio oriente.

 

IRAN-USA, ENNESIMO SHOW DI TRUMP «MA LA PACE NON È MAI STATA COSÌ VICINA»

Estratto dell’articolo di Lucia Malatesta per “Domani”

 

TRUMP MOJTABA KHAMENEI USA IRAN

Forse questa verità di Donald Trump sull’ultima guerra del Golfo / durerà almeno fino a domani e resisterà per qualche altro giorno ancora: tra dispetti e smentite, si è delineato davvero l’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran.

 

Manca ancora l’ok finale dei massimi vertici di Washington e Teheran, ma il lavorio paziente delle api della mediazione [...] potrebbe aver aperto uno spiraglio concreto. E concreti emergono risultati: il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif, ha dichiarato che è stato raggiunto un «accordo definitivo» sul testo. Anzi, ha rincarato: «La pace non è mai stata così vicina». E, a detta di Axios (che lo ha sentito), Trump ritiene «possibile la firma dell’accordo con l’Iran nel weekend o lunedì».

 

POST DI DONALD TRUMP CONTRO L'IRAN - IMMAGINE CON LA MITRAGLIATRICE

[...]  Axios legge evidenze di questa ipotesi di intesa nelle eliche di quattro aerei da carico C17 che già roteano per volare a Ginevra, dove verrà organizzata la cerimonia di firma dell’accordo preliminare domenica. Ci sarà il vicepresidente Vance sotto la bandiera americana, e sotto quella iraniana il presidente del parlamento di Teheran Ghalibaf.

 

[...] Dalle indiscrezioni filtrate dall’amministrazione statunitense emerge un’intesa costruita attorno allo smantellamento del programma nucleare iraniano, la distruzione delle scorte di uranio arricchito e l’interruzione del sostegno finanziario alle milizie alleate di Teheran nella regione.

 

meme sul cartonato di mojtaba khamenei a teheran

Nessun allentamento delle sanzioni, né sblocco dei fondi congelati è previsto prima del raggiungimento di questi traguardi, senza cui non ci sarà beneficio economico. Ma la bozza circolata nelle prime ore negli Usa non assomigliava a quella diffusa nelle successive dagli iraniani.

 

In sostanza da Teheran sostengono l’esatto contrario: non ci sarà alcuna firma senza sblocco dei 24 miliardi di dollari di fondi e non avverrà alcuna concessione sul controllo di Hormuz. L’agenzia iraniana Mehr ha riferito di una bozza di memorandum contenente accordi sull’estensione della tregua di 60 giorni (anche al fronte libanese), sulla fine del blocco statunitense in mare e anche sulla fine delle sanzioni petrolifere.

 

Gli Usa sarebbero pronti a ridimensionare la loro presenza delle loro truppe nella regione. Fuori bozza però rimarrebbero i dossier delicati: il programma missilistico e quello nucleare, i cui negoziati verranno avviati però durante i due mesi di cessate il fuoco. La questione atomica richiederà un secondo accordo. «Meglio che si diano una mossa, e in fretta!»: anche nel giorno dell’annuncio della svolta Trump non smette di parlare come Trump. In poche ore il suo ottimismo sulla fine della guerra si è trasformato in nuove accuse e minacce. Per il repubblicano la versione iraniana è una «fake news», gli iraniani non hanno «buona fede», sono «disonorevoli». Bisogna cessare il fuoco o cessare il gioco.

Ali Al-Thawadi nello studio ovale durante l incontro Trump Netanyahu

 

[...]  Comunque, nella danza delle smentite accidiose e incrociate, si leva una fonte finora credibile: che sia vero che ci sono «progressi» lo dicono a Islamabad, dove i mediatori hanno sudato più di ogni altra delegazione per trascinare negli ultimi mesi i nemici irriducibili allo stesso tavolo.

 

Lo zampino per la pace, negli ultimi colloqui che hanno coinvolto Araghchi, è stato anche del team qatariota: il mediatore Ali Al-Thawadi, nei suoi giorni a Teheran, rimaneva in contatto telefonico con gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Le lingue dei mediatori si sono rivelate più rapide dei messaggi WhatsApp che si scambiano i nemici direttamente: secondo Bloomberg ci mettono fino a due giorni per arrivare a destinazione; una rete fitta di corrieri è incaricata di recapitarli fino al nascondiglio di Khamenei in località segreta.

mohammad baqer ghalibaf 2

 

Poco ha fatto invece l’Europa in questo conflitto. Quegli alleati europei «irrilevanti» che non sono serviti a niente perché gli Usa hanno vinto la guerra «da soli», ma forse però possono essere d’aiuto dopo: «in futuro». A dirlo è stato Trump, ma non ha specificato bene in cosa e quando può entrare in campo, anzi in mare, questa sconfittissima Ue.

LA NOMINA DI MOJTABA KHAMENEI A GUIDA SUPREMA VISTA DA GIANNELLI

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