maxi processo pietro grasso u maxi libro carlo alberto dalla chiesa giovanni falcone paolo borsellino antonino caponnetto

IL GIORNO IN CUI "COSA NOSTRA" NON FU PIÙ INVISIBILE – IL 10 FEBBRAIO 1986 LO STATO DICHIARAVA GUERRA ALLA MAFIA CON IL MAXIPROCESSO: SUL BANCO DEGLI IMPUTATI C’ERANO 475 MAFIOSI A CUI VENNERO COMMINATI 2.665 ANNI DI RECLUSIONE – A RACCONTARNE I SEGRETI C’È PIETRO GRASSO CHE, NEL LIBRO “U MAXI”, RIVIVE QUEI GIORNI FRENETICI DA GIUDICE A LATERE: DAL CROCIFISSO COMPRATO PERSONALMENTE DAL PRESIDENTE ALFONSO GIORDANO ALLA STANZA SEGRETA DI TOMMASO BUSCETTA FINO AI GAMBERONI DEL GIUDICE POPOLARE E… - VIDEO

Estratto dell’articolo di Felice Cavallaro per il “Corriere della Sera”

 

pietro grasso e Alfonso Giordano durante il maxi processo

Dopo 40 anni si torna nell’aula bunker dove il Maxiprocesso partito il 10 febbraio del 1986 va ricordato non solo per i 19 ergastoli e i 2.665 anni di reclusione comminati ai 475 imputati, ma perché la sentenza frantumò un mito, quello di una mafia invisibile e invincibile.

 

È la ragione per cui due dei quattro magistrati dell’epoca tornano nel bunker, nel giorno di questo anniversario tondo.

Sono Pietro Grasso, seduto allora come giudice a latere accanto al presidente Alfonso Giordano, e Giuseppe Ayala, che rappresentava l’accusa insieme con Domenico Signorino, suicida dopo le accuse di due pentiti esplose nel 1992.

 

Tornano nell’aula spesso descritta dai cronisti (copyright di Giampaolo Pansa) come una astronave giudiziaria. Roba da marziani, sembrò allora.

libro u maxi pietro grasso

Ma i marziani erano loro. Come Falcone e Borsellino che, per costruire l’ossatura d’avvio, erano stati confinati l’estate precedente all’Asinara, «deportati» da una Palermo dove venivano uccisi i loro investigatori.

 

Grasso racconta i retroscena e una somma di aneddoti anche con un testo Feltrinelli di 330 pagine, «U Maxi». La prima scena riporta a Falcone che gli mostra più di 400 mila pagine. E con Borsellino che dona le fotocopie delle sue agendine: «Le famose rubriche compilate con grafia minuta, una sorta di Google Maps del Maxi». Tutto sotto lo sguardo di Antonino Caponnetto, il capo del pool: «Fatti forza, ragazzo, vai avanti a schiena dritta e testa alta, segui la voce della tua coscienza».

 

Il «ragazzo» conosceva già avversari e complici di chi sei anni prima aveva assassinato perfino il presidente della Regione, Piersanti Mattarella, nel giorno in cui era di turno come sostituto procuratore.

maxi processo a cosa nostra

 

Drammi condivisi con Giuseppe Ayala, l’amico del cuore di Falcone, il pm che impiegò otto giorni per la requisitoria e che ieri ai ragazzi di Addiopizzo Travel ha evocato la fatica: «Quando terminai non riuscivo ad alzarmi. Poi, sostenuto da due carabinieri, ripresi a camminare». Stessa fatica di Signorino, l’altro pm del quale Grasso rievoca «un esercizio rigoroso di giustizia», nonostante gli strali dei due pentiti, perché lavorò in sintonia con gli altri togati.

 

aula bunker maxi processo cosa nostra 5

A cominciare da Giordano, credente e sorpreso al primo sopralluogo nel bunker, guardando la parete della Corte: «Manca il Crocefisso». Nell’appalto milionario dell’aula s’erano dimenticati di Cristo.

E, senza capitolato, non se ne poteva acquistare uno, ricorda Grasso: «Andò da un antiquario, ne comprò uno di buona fattura e lo fece piazzare alle sue spalle. Chi vuole lo può ancora ammirare».

 

maxi processo

Si scopre anche che l’astronave aveva una stanza segreta, a due passi dall’aula, dove dormiva Tommaso Buscetta, il pentito numero uno. Tutti pensavano che arrivasse da una delle tre caserme dove ogni mattina per le strade di Palermo si simulavano finti trasferimenti con blindati e sirene, sotto il rombo di un elicottero. «Ma era solo un modo per depistare e scongiurare attentati». Con Buscetta che faceva appena venti metri a piedi, scortato dal compianto Antonio Manganelli.

la cella di tommaso buscetta nell'aula bunker del carcere ucciardone di palermo

 

[…] Un racconto con immagini indelebili. Come quella del 16 dicembre 1987 quando, dopo 35 giorni di Camera di consiglio, Giordano e Grasso riapparvero con due fluenti barbe. Accanto ai sei giudici popolari con i quali ci fu solo un momento di frizione.

Quando uno di loro sul foglio dove la mattina si lasciavano le indicazioni per i pasti chiese dei gamberoni che la sera arrivarono. Scatenando il rimprovero di Giordano: «Siamo qui a spese dello Stato».

 

giovanni falcone paolo borsellino

[...] Come fare senza i computer di oggi? Un rovello per Grasso. Si mise davanti a un registratore e capì che, in assenza di un’«intelligenza artificiale» di là da venire, occorrevano quattro ore per trascrivere mezz’ora di dibattimento: «Chiesi e ottenni una squadra di otto periti trascrittori per coprire le prime quattro ore d’udienza.

 

aula bunker maxi processo cosa nostra 4

Dopo di che, il primo perito sarebbe stato già pronto a trascrivere la successiva mezz’ora, e così via. Una catena di montaggio e una batteria di fotocopiatrici nelle quinte dell’aula bunker». Maxi pure in questo.

 

Un modo per arginare le insidie di quella che era la «palude» di Palermo, come scrissero in tanti. [...]

aula bunker maxi processo cosa nostra 1tommaso buscettaaula bunker maxi processo cosa nostra 2tommaso buscetta

Ultimi Dagoreport

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…