ucraini in fuga dalla guerra ospitati dagli hotel italiani 1

TUTTI BRAVI A FARE I SOLIDALI CON GLI UCRAINI, FINO A QUANDO DI MEZZO NON CI FINISCONO GLI AFFARI - GLI HOTEL DI ROMA SI SONO STUFATI DI OSPITARE I 3 MILA PROFUGHI IN FUGA DALL'INVASIONE RUSSA, TANTO CHE I GESTORI HANNO UFFICIALMENTE PROTESTATO: "BISOGNA TROVARE ALTRE SOLUZIONI, ORA QUEI POSTI SERVONO PER I TURISTI" - L'ACCOGLIENZA DOVEVA DURARE 30 GIORNI, POI I TEMPI SI SONO ALLUNGATI...

Camilla Mozzetti per www.ilmessaggero.it

 

ucraini in fuga dalla guerra ospitati dagli hotel italiani 5

Appena 48 ore: tanto il tempo che è trascorso dall'invasione dell'Ucraina e l'arrivo dei primi profughi nella Capitale. Era la fine di febbraio e le persone fuggivano dalla guerra. Continuano a farlo ancora oggi, a due mesi dallo scoppio del conflitto.

 

Molti di loro - fortunati nella sventura - hanno trovato assistenza a casa di amici, familiari e conoscenti. Molti altri, invece, sono stati accolti, giorno dopo giorno, dalla città e dalla Regione attraverso quel piano varato in Prefettura per dare aiuto ai profughi.

 

ucraini in fuga dalla guerra ospitati dagli hotel italiani 4

E ad oggi se ne contano almeno 3 mila accolti primariamente dalle strutture alberghiere che si sono messe a disposizione dell'emergenza che ha portato a Roma per lo più donne e bambini, essendo gli uomini costretti alla legge marziale e impossibilitati a lasciare l'Ucraina.

 

Proprio gli hotel, allora, almeno 40 quelli nella Capitale e in provincia sono stati trasformati in ponte temporaneo - lo definisce così la Protezione civile regionale - per dare un tetto, ristoro e assistenza a chi aveva lasciato tutto e non aveva certezza di nulla.

 

ucraini in fuga dalla guerra ospitati dagli hotel italiani 3

Sistemazioni, tuttavia, con una scadenza per permettere poi agli enti territoriali e alla Questura, sotto la guida di Palazzo Valentini, di censire le difficoltà delle famiglie nel trovare una sistemazione e assorbire quelle senza scelta nella rete dei Cas, i Centri di assistenza straordinaria che da anni accolgono prioritariamente rifugiati e richiedenti asilo.

 

IL SISTEMA

Il sistema era stato concepito così, a step appunto, ma per i 3 mila profughi alloggiati nelle strutture alberghiere, che necessitano di assistenza alloggiativa a lungo termine, i tempi sembrano destinati ad allungarsi anche oltre i 30 giorni (periodo previsto per l'accoglienza in hotel).

 

ucraini in fuga dalla guerra ospitati dagli hotel italiani 2

Stando ai conti della Protezione civile i profughi che dagli alberghi sono passati alla rete Cas non sono più di cento, per gli altri si stanno cercando delle soluzioni più stabili ma è difficile per una duplice ragione: la carenza di posti e la difficoltà di rinvenire nuove strutture da trasformare in Centri di assistenza straordinaria.

 

LE AGEVOLAZIONI

La Prefettura settimane fa ha elaborato un protocollo per tutti i Comuni della provincia di Roma con una serie di agevolazioni anche di natura economica al fine di rinvenire degli spazi spendibili.

 

ucraini in fuga dalla guerra ospitati dagli hotel italiani 1

Dalle amministrazioni territoriali, che sarebbero sgravate anche dall'onere di molti costi, qualche risposta è arrivata ma la maggior parte dei 3 mila profughi a ieri era ancora negli hotel.

 

«Le strutture alberghiere non si sono tirate indietro di fronte ad un'emergenza simile, non lo hanno fatto neanche con la pandemia quando proprio molte strutture sono state trasformate in Covid hotel», commenta Giuseppe Roscioli, numero uno della Federalberghi Roma.

 

profughi ucraini

Anche alla vigilia di Pasqua quegli hotel che avevano profughi ma anche prenotazioni per le vacanze hanno potuto liberare le stanze per i turisti in ragione di altre strutture che hanno preso in carico i loro ospiti ucraini.

 

«Ma se la situazione dovesse perdurare, bisognerà affrontare il problema: un conto è dare un supporto durante l'emergenza un conto è far diventare stabili queste sistemazioni». È difficile pensare che intere famiglie o madri con figli piccoli possano vivere ancora per chissà quanti mesi, in camere di hotel e provare al contempo a ricostruire una normalità.

 

I BENI

UCRAINA - PROFUGHI IN FUGA

Ad entrare nella rete oltre ai Cas dovrebbero essere anche alcuni dei beni sequestrati alle organizzazioni criminali ma anche lì pare che i tempi non siano brevissimi poiché molte strutture necessitano di interventi di ristrutturazione.

 

Poche le situazioni che si prestano ad un uso quasi immediato, tra queste c'è l'appartamento sequestrato dai carabinieri a Michele Senese: circa 80 metri quadri che a breve dovrebbero ospitare una famiglia ucraina di quattro persone.

Ultimi Dagoreport

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?

monte dei paschi di siena mps banco bpm luigi lovaglio giuseppe castagna hugues brasseur

DAGOREPORT - LA FUSIONE MPS-BPM È DAVVERO FINITA NEL CESTINO? PER SALVARSI DALL’OPAS DI INTESA, LOVAGLIO E CASTAGNA POTREBBERO AGGRAPPARSI A DUE SALVAGENTI: ANTI-TRUST E CREDIT AGRICOLE - INCORPORANDO IL 13% DI GENERALI, IL DESTINO CINICO E BARO VUOLE CHE IL PRIMO COMPETITOR DEL LEONE DI TRIESTE NEL MERCATO ASSICURATIVO, SIA PROPRIO INTESA - CON UNA QUOTA COSÌ IMPORTANTE IN GENERALI, L’ANTI-TRUST POTREBBE CONSIDERARE INTESA IN GRADO DI CONDIZIONARE ASSEMBLEE, INFLUENZARE NOMINE E SCELTE STRATEGICHE - IL FUTURO DI CASTAGNA È NELLE MANINE DEI FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE, CHE DETIENE IL 29,9% DI BPM - VISTO L’OTTIMO RAPPORTO DI GIORGETTI E CASTAGNA CON LA “BANQUE VERTE”, C’È CHI IPOTIZZA CHE IL GOVERNO MELONI POTREBBE DARE L’OK A UNA FUSIONE DI BPM CON CRÉDIT AGRICOLE ITALIA, SETTIMO GRUPPO BANCARIO ITALIANO - MA C’È CHI VA OLTRE: NULLA VIETEREBBE A CREDIT AGRICOLE DI LANCIARE UN'OPAS SU SIENA CONTRO L'OPAS DI INTESA…

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…