“CON QUESTE ONDATE DI CALDO DOBBIAMO RIPENSARE IL RITMO DI LAVORO, ANTICIPANDO L'AVVIO AL MATTINO” – LA SAGGISTA ED EX MINISTRO FRANCESE, SYLVIE GOULARD: “CHI LAVORA AL CALDO PERDE PRODUTTIVITÀ. UNA GIORNATA DI LAVORO OLTRE I 32 GRADI EQUIVALGA A MEZZA GIORNATA DI SCIOPERO. POI I PICCHI DI DOMANDA DI ENERGIA PER I CONDIZIONATORI FANNO AUMENTARE IL COSTO COMPLESSIVO. BISOGNA RIPROGETTARE LE CITTÀ IN MODO CHE ABBIANO PIÙ VERDE URBANO ED EDIFICI IN GRADO DI GENERARE OMBRA PER ABBASSARE LE TEMPERATURE – E STIAMO SCOPRENDO LA ‘COOLING POVERTY’, L’IMPOSSIBILITA’ DI MANTENERE UNA CASA CONFORTEVOLE CON QUESTO CALDO” (MAGARI PER BASSI SALARI O PER L’ALTO COSTO DELLE BOLLETTE)
Estratto dell’articolo di Raffaele Ricciardi per “la Repubblica”
Sylvie Goulard risponde dalla Francia, epicentro dell'ondata di caldo che ha travolto l'Europa […] Da co-presidente dell'International advisory panel on biodiversity credits (Iapb) e studiosa degli intrecci tra natura ed economia ricorda: «Proprio perché le persone sono i primi attori economici, il caldo ha un impatto diretto sulle nostre economie».
Quali sono i canali di trasmissione?
«Chi lavora al caldo perde produttività. Allianz calcola che una giornata di lavoro oltre i 32 gradi equivalga a mezza giornata di sciopero. Poi i picchi di domanda di energia per i condizionatori fanno aumentare il costo complessivo. Un problema soprattutto per le economie energeticamente dipendenti, come l'Italia […]».
Con le ondate di calore in peggioramento, ci sono stime di perdite del Pil europeo per oltre 600 miliardi al 2030. Francia (240) e Italia (147) sarebbero le più colpite. Quali settori?
«Tutti quelli legati alla qualità del suolo e alla disponibilità di acqua: l'agrifood su tutti. A Bordeaux siamo arrivati a 43,3 gradi: l'impatto sul vino è devastante. La filiera del caffè è già stata travolta dal climate change, ma anche quella della moda per l'approvvigionamento di cuoio, seta, cotone. E poi le costruzioni per il legno».
In ogni crisi ci sono dei vincitori: è così anche in questo caso?
«Se un domani Inghilterra o Finlandia potranno produrre i vini dell'Europa del Sud, avranno nuove opportunità. Ma sarei molto prudente su questo effetto-sostituzione. La tradizione agricola mediterranea non è "trapiantabile" altrove. Lo scioglimento dei ghiacci a Nord può aprire nuove rotte commerciali, ma è un cambiamento talmente strutturale da generare conseguenze sistemiche che non comprendiamo a pieno. I danni rischiano di essere di una magnitudine tale da cancellare ogni beneficio».
In Francia si parla di "congedi climatici", in Italia c'è la cig per il clima ma con poche risorse. Il caldo deve entrare nel welfare?
«[…] è un problema sistemico: ormai non parliamo più di tre giorni di stop ai cantieri d'estate, ma di una frequenza tale da fermare l'economia e necessitare altre soluzioni».
Quali?
«Ripensare il ritmo di lavoro, anticipando l'avvio al mattino. Riprogettare le città in modo che abbiano più verde urbano ed edifici in grado di generare ombra per abbassare le temperature».
[…] Stiamo infatti scoprendo la "cooling poverty"…
«Anziani, persone che hanno problemi di salute, chi non ha una casa confortevole: sono loro a soffrire di più in questi giorni. […]».
[…] Ha appena scritto del rapporto tra ecosistemi ed economia parlando del "costo del cinismo": ci meritiamo di pagarne il prezzo?
«Abbiamo abusato della natura e più tardiamo a invertire la rotta maggiore sarà il costo. Ci sono le possibilità per farlo: agricoltura rigenerativa, produzione circolare, case efficienti, verde pubblico. La nostra società è un malato oncologico che ha bisogno di una forte chemioterapia: non sarà piacevole, ma è necessaria per curarsi e vivere […]».




