gratteri carceri

GRATTA GRATTA, ANCHE GRATTERI SCOPRE IL COLABRODO DELLE CARCERI ITALIANE - "I BOSS SI CHIAMANO DA UNA PRIGIONE ALL'ALTRA E ORGANIZZANO INCONTRI TELEFONICI, ANCHE COLLETTIVI. IN QUESTO MOMENTO NEI PENITENZIARI CI SARANNO CENTO TELEFONINI ATTIVI. IL TRAFFICO DI STUPEFACENTE DENTRO LE CARCERI E' DIVENTATO UN BUSINESS. È ORMAI PIÙ FACILE GESTIRE UNA PIAZZA DI SPACCIO IN CARCERE CHE FUORI. QUESTO È IL FALLIMENTO DEL NOSTRO SISTEMA CARCERARIO"

Giuseppe Legato per la Stampa - Estratti

 

NICOLA GRATTERI - INSEDIAMENTO A CAPO DELLA PROCURA DI NAPOLI

Difficile accettare che «detenuti di mafia organizzino chiamate collettive anche da carcere a carcere mentre fuori si conduce una battaglia per arginare profitti e reati delle organizzazioni». E ancora: «È ormai più facile gestire una piazza di spaccio in carcere che fuori». Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri parla apertamente di «fallimento» del sistema carcerario italiano, ridotto ormai a un colabrodo. Tra droni, palloni imbottiti di device e sim card lanciati nei cortili del passeggio, il quadro «è allarmante».

 

Telefoni, microtelefoni, droga. In carcere, in Italia, entra di tutto dottor Gratteri. Cosa sta succedendo nei penitenziari del nostro Paese?

carceri italiane

«Cominciamo col dire che mediamente in ognuna delle strutture italiane ci sono 100 telefonini attivi in questo momento».

 

 

Partiamo dalla droga: dall'hashish alla cocaina, fino al mercato del Subutex, un farmaco che ha effetti simili al metadone. L'immagine di molte carceri sembra quella di una piazza di spaccio. È cosi?

«Il traffico di sostanze stupefacenti dentro i penitenziari è diventato un vero e proprio business. È più facile oggi gestire una piazza di spaccio in carcere, dove i detenuti di spessore hanno a disposizione una nutrita manovalanza di detenuti di minore levatura per la gestione, che in una singola città ove le rivalità tra clan ne riduce la loro potenzialità».

NICOLA GRATTERI

 

Risultato?

«I capi si arricchiscono e i detenuti tossicodipendenti invece di essere curati continuano a drogarsi in ambiente che dovrebbe invece essere deputato al loro recupero».

 

Un fallimento?

«Ne sono assolutamente convinto».

E poi ci sono i telefonini. Più di duemila sono stati ritrovati nell'ultimo anno nelle celle.

«La situazione è allarmante, non c'è bisogno di ripeterlo».

sovraffollamento delle carceri

 

Siamo tornati ai tempi del Grand Hotel Ucciardone?

«La domanda non è retorica, ma pertinente a una storia che si ripete, con i dovuti adattamenti, uguale a se stessa».

 

(...)

Cosa servirebbe?

«È oltremodo necessario recidere definitivamente il fenomeno con la predisposizione di jammer con i quali poter impedire ai telefonini, in possesso illecitamente dei detenuti, di poter ricevere e comunicare».

 

Che posta c'è in gioco?

NICOLA GRATTERI

«Il pericolo è la possibilità di poter decidere le sorti di un carcere anche con soli pochi telefonini, mai in possesso di capimafia ma da loro comunque utilizzati, con i quali detenuti di alta e media sicurezza, per i quali dovrebbe esistere la netta separazione, organizzano la commissione di reati, proteste e spedizioni punitive per accrescere il loro carisma penitenziario e mafioso».

 

Può citare esempi?

«Ci sono detenuti appartenenti ad organizzazioni mafiose che organizzano incontri telefonici, anche collettivi e finanche tra carcere e carcere. In alternativa pensiamo al fatto che nel carcere di Rossano, ove esistono reparti di alta sicurezza per mafiosi e per terroristi internazionali, di recente sono stati rinvenuti complessivamente circa 140 telefonini».

sovraffollamento delle carceri

 

Che immagine ci restituisce quanto sta dicendo?

«Un capomafia, inserito nel circuito dell'Alta Sicurezza, riservata essenzialmente a soggetti di elevato spessore criminale, che ha nella disponibilità un telefono cellulare rappresenta il sunto di un fallimento.

 

NICOLA GRATTERI

Con l'occhio rivolto alle dinamiche extra-murarie, i boss riescono agevolmente a mantenere vivi e vitali i rapporti criminali - impartendo ordini e contribuendo alla commissione di nuovi reati satellite - nonché ad accrescere il loro prestigio e, di pari passo, il vincolo associativo stesso. Credo assolutamente si debba parlare di fallimento, o, forse meglio, di un duro colpo che la criminalità di stampo mafioso sferra allo Stato, nella sua perenne e gravosa lotta a tale abietto fenomeno».

 

Perché?

sovraffollamento delle carceri

«L'immagine del mafioso che diventa - se possibile - ancor più autorevole, in grado di esibire pienamente il proprio potere, ancor più percepito giacché esercitato da dietro le sbarre, in barba all'amministrazione penitenziaria e allo Stato stesso è scoraggiante e mortificante per tutto l'apparato che cerca invece di elidere i contatti con l'esterno attraverso la carcerazione».

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