henry kissinger vladimir putin volodymyr zelensky

GUERRA O PACE? - I MESSAGGI DI KISSINGER A KIEV: “I NEGOZIATI DI PACE DEVONO INIZIARE ENTRO FINE LUGLIO”, “L’UCRAINA DEVE RINUNCIARE ALLA CRIMEA E ALLE PSEUDO-REPUBBLICHE DI DONETSK E LUGANSK” - I GOVERNI EUROPEI DEVONO RISPONDERE ALLA DOMANDA PIÙ SCOMODA: DAVVERO PENSANO CHE SOLO ZELENSKY ABBIA DIRITTO DI AFFRONTARE LA QUESTIONE DEL QUANDO E COME PERSEGUIRE UN CESSATE IL FUOCO? DRAGHI GIORNI FA COSÌ HA RIASSUNTO LA POSIZIONE DEL G7: “SE CI FOSSE UNA DISPONIBILITÀ AI NEGOZIATI, SIAMO PRONTI”

Federico Fubini per il Corriere della Sera

 

Henry Kissinger e Vladimir Putin

Per due volte Henry Kissinger ha detto qualcosa che è parso fuori asse rispetto alla linea del G7 sull'Ucraina. Più di un mese fa a Davos l'ex segretario di Stato americano, ormai quasi centenario, ha osservato che i negoziati di pace dovevano iniziare entro fine luglio «prima che si creino sollevazioni e tensioni che potrebbero non essere superabili». Kissinger ha poi aggiunto una frase che sembra un invito a Kiev a rinunciare alla Crimea e alle pseudo-repubbliche di Donetsk e Lugansk: «Idealmente la situazione dovrebbe tornare allo status quo ante (il 24 febbraio, ndr).

 

Credo che perseguire la guerra oltre quel punto la trasformerebbe in una guerra non per la libertà dell'Ucraina, ma contro la Russia». Gerry Kasparov, il grande oppositore russo, ha risposto che quell'idea si è già dimostrata sbagliata: concedere territori al Cremlino «non è sostenibile, perché alla lunga i dittatori hanno bisogno del conflitto». E davvero avergli lasciato la Crimea nel 2014 non ha fatto che acuire la sete di aggressione di Putin.

 

Henry Kissinger a Davos

Obiettivi politici Eppure Kissinger la settimana scorsa è tornato sul tema con Luigi Ippolito del «Corriere». Va sconfitta l'invasione dell'Ucraina, ha detto, «non la Russia come Stato» e si deve «tornare al corso storico per cui la Russia è parte del sistema europeo». E ha proseguito: «Stiamo arrivando a un momento in cui bisogna affrontare la questione della fine della guerra in termini di obiettivi politici altrettanto che militari. Non si può semplicemente continuare a combattere senza un obiettivo».

Che voleva dire Kissinger?

 

JOE BIDEN HENRY KISSINGER

Senza dubbio vede anche lui le difficoltà nella quale si trova ormai l'Ucraina. L'esercito russo è tornato alla tattica zarista di fare terra bruciata con l'artiglieria e solo dopo avanzare con la fanteria; il Lugansk è espugnato e ora sta penetrando nel Donetsk. È possibile che gli ucraini tentino una controffensiva a Sud con i lanciarazzi arrivati dagli Usa. Intanto però le missioni aree russe, fra 40 e 50 al giorno, distruggono quantità notevoli di armi fornite dagli occidentali e infliggono perdite all'esercito di Kiev: secondo alcune stime fino al 40% dei soldati sarebbero morti o non più in grado di combattere (altre centinaia di migliaia di uomini nei corpi d'ordine pubblico avrebbero bisogno di addestramento per la guerra).

HENRY KISSINGER

 

Costo psicologico Putin ha commesso errori grossolani in inverno ma nessuna delle sue mosse attuali, purtroppo, appare casuale. I missili sui supermercati o sui palazzi a Kiev, a Kramatorsk o Odessa servono a terrorizzare i civili, ma anche ad alzare il costo psicologico (e assicurativo) per governi e imprese occidentali che promettono di ricostruire l'Ucraina. La russificazione dei territori occupati prelude a un tentativo di annessione dal perverso valore legale: per Mosca, ogni controffensiva nel Donbass diventerebbe un attacco al territorio della Russia e come tale chiamerebbe in causa la dottrina della deterrenza nucleare.

 

Anche il Cremlino sta pagando un prezzo elevato: alcuni effetti delle sanzioni occidentali iniziano a diventare evidenti. La produzione di auto in Russia è crollata del 97%, i prestiti fra banche russe del 27%. Ma forse il momento della catastrofe economica russa non sarà per domani. Al «Corriere» un veterano dell'industria petrolifera di Mosca di recente riparato all'estero, Sergei Vakulenko, ha spiegato che il tempo è il fattore essenziale nella guerra economica fra Russia e Europa.

HENRY KISSINGER XI JINPING

 

Nel breve periodo la logica di Putin conduce a ridurre al minimo le forniture di gas agli europei in modo da generare inflazione, razionamenti, dunque ostilità nell'opinione pubblica verso i politici se questi ultimi sostengono l'Ucraina. Non è un caso se il governo francese ha presentato un progetto di legge che gli permette di requisire le centrali a gas in caso di emergenza. Nello stesso scenario, a Berlino si riesuma a una norma del 1960 per permettere al governo di prendere il controllo di tutta l'industria nazionale e decidere quali settori devono rallentare o fermarsi. La questione di come gestire eventuali crisi di fornitura dei prossimi mesi si porrà dunque anche in Italia.

 

Dieci mesi chiave Solo nel giro di uno o due anni il rapporto di forze si rovescia. L'Europa sostituirà il gas russo. E la carenza di componenti industriali indotta dalle sanzioni farà sì che il tempo inizi a giocare contro Mosca, infliggendo seri danni al suo sistema produttivo. Lo scorrere della sabbia nella clessidra gioca dunque per Putin nei prossimi nove o dieci mesi, contro di lui dopo.

LA STRETTA DI MANO TRA DRAGHI E ZELENSKY

 

È in queste condizioni che i governi europei devono rispondere alla domanda più scomoda: davvero pensano che solo Volodymyr Zelensky abbia diritto di affrontare la questione del quando e come perseguire un cessate il fuoco? Mario Draghi giorni fa così ha riassunto la posizione del G7: «Se ci fosse una disponibilità ai negoziati, siamo pronti».

 

Sembra chiaro che sarà difficilissimo recuperare i territori già finiti sotto il controllo russo e illudersi di poterlo fare, adesso, potrebbe non portare che altro sangue. Sembra altrettanto chiaro che riconoscerne oggi la conquista non farà che dar tempo e motivazione per Putin di preparare nuove aggressioni.

 

Fra queste due proposizioni difficilmente confutabili, ma incompatibili, si delinea la missione più dura per gli europei nei prossimi mesi e anni: tenere stretta la presa delle sanzioni, isolare la Russia fino a renderle insopportabile il costo delle sue scelte. Eppure la voglia di tornare al business as usual è dietro l'angolo: Draghi è il solo leader europeo ad aver detto che il suo Paese non comprerà più energia russa, finché Putin resta al Cremlino.

mario draghi olaf scholz emmanuel macron 2

Ultimi Dagoreport

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...

aska simionato

FLASH! - SCONTRI PER ASKATASUNA: QUANDO MELONI S’INDIGNA CONTRO I MAGISTRATI CHE NON HANNO ACCUSATO DI TENTATO OMICIDIO IL 22ENNE INCENSURATO GROSSETANO FRANCESCO SIMIONATO, FA SOLO BIECA PROPAGANDA ELETTORALE PER IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA – È BEN VISIBILE DALL’ESAME DELLE FOTO CHE NON È LUI IL CRIMINALE CHE HA PRESO A MARTELLATE IL POLIZIOTTO – UNA VOLTA IDENTIFICATO, GRAZIE AL FATTO CHE ERA L’UNICO A VOLTO SCOPERTO NEL GRUPPO CHE HA AGGREDITO IL POLIZIOTTO, I MAGISTRATI NON POTEVANO FARE ALTRO CHE ACCUSARLO PER CONCORSO IN LESIONI A PUBBLICO UFFICIALE…

ecce homo di antonello da messina

DAGOREPORT - IN ATTESA DEL PONTE DI MESSINA (O, FORSE, CONFONDENDOSI) LO STATO SI SAREBBE ASSICURATO UN ASSAI BRUTTINO ANTONELLO DA MESSINA, GRANDE POCO PIÙ UN FRANCOBOLLO, MA VALUTATO TRA 10 E 15 MILIONI DI DOLLARI - PER UN MINISTERO CHE NON HA I SOLDI PER METTERE LA BENZINA NELLE AUTO DEI FUNZIONARI C’È DA AUGURARSI CHE IL QUADRO POSSA ESSERE UN MUNIFICO REGALO DI UN IMPRENDITORE IN CERCA DI AGEVOLAZIONI – QUESTO PICCOLO ANTONELLO NON ERA NECESSARIO PER LE PATRIE COLLEZIONI: DI QUADRI NE ABBIAMO MA NON ABBIAMO I SOLDI NEMMENO PER SPOLVERARE LE CORNICI. E SPERIAMO CHE SIA ANTONELLO, PERCHÉ…

giorgia meloni polizia agenti

DAGOREPORT – IL NUOVO STROMBAZZATO DECRETO SICUREZZA È SOLO FUMO NEGLI OCCHI DEGLI ALLOCCHI: SE IL GOVERNO MELONI AVESSE DAVVERO A CUORE IL TEMA, INVECE DI FANTOMATICI “FERMI PREVENTIVI” E “SCUDI PENALI”, SI OCCUPEREBBE DI ASSUNZIONI E STIPENDI DELLA POLIZIA – A DISPETTO DEGLI ANNUNCI, INFATTI, LE FORZE DELL’ORDINE DA ANNI SONO SOTTO ORGANICO, E GLI AUMENTI DI SALARIO PREVISTI DAL CONTRATTO NAZIONALE TRA 2022 E 2024 (+5,67) SONO STATI ANNULLATI DALL’INFLAZIONE, CHE CUMULATA HA RAGGIUNTO QUASI IL 15%...