hitler ancora viva

NAZI-GIALLO - MA HITLER MORI’ SUICIDA OPPURE SCAPPO’ IN SUD AMERICA? DAL MISTERO DEI SOMMERGIBILI ALLE ANALISI DEL DNA, SENZA DIMENTICARE I SUOI SOSIA - TRA STORIE INVENTATE E MEZZE VERITA’ TUTTE LE LEGGENDE SULLA FINE DEL FÜHRER (IN ATTESA DELLE PROVE)

Eugenio Spagnuolo per Focus.it

 

la morte di adolf hitler sui giornali

Gli ultimi rumors in ordine di tempo che alimentano l'idea della fu ga di Adolf Hitler in Sud America, alla fine della Seconda guerra mondiale, si possono tranquillamente archiviare sotto la voce “non notizie”. Vengono da un documento (un file) della CIA recentemente desecretato che riporta semplicemente un avvistamento non provato del führer.  La stessa agenzia allora liquidò la segnalazione come una "evidente fantasia".

 

Dubbi su quest'ultima rivelazione a parte, non è la prima volta che l'ipotesi che Hitler avrebbe trovato riparo in un Paese latino, protetto da un governo amico, seduce storici, giornalisti e servizi segreti, oltre ai complottisti, è naturale. Omissis, morti sospette, segreti di Stato e "strane coincidenze" (l'affermazione più amata per una perfetta teoria del complotto) sono i tasselli che vengono ciclicamente mescolati a rivelazioni più o meno sensazionali per creare la teoria della fuga perfetta di Hitler verso i Mari del Sud.

 

il fantomatico hitler

Di tanto in tanto il puzzle si arricchisce e, messa da parte la verità storica, chi crede che il più cattivo dei cattivi sia sopravvissuto al suo destino dice di avere i suoi motivi. Abbiamo raccolto le principali ipotesi e ricostruzioni raccolte da quel 30 aprile 1945, tutte accomunate dalla mancanza di solide prove.

 

Lo facciamo più per curiosità storica che per avvalorare queste tesi: la nostra posizione è sempre la stessa, “Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie” come diceva Carl Sagan. E in questi casi le prove sono tutt’altro che straordinarie… il che può essere la prova che Hitler si è nascosto bene. O che è davvero morto a Berlino.

 

il bunker a berlino

1. LA VERSIONE DI HUGH A raccontare per primo del suicidio di Hitler fu Hugh Trevor Roper, storico e agente dell'intelligence britannica, incaricato di indagare sulle ultime ore del führer: la sua versione, pubblicata nel libro Gli ultimi giorni di Hitler, fu ritenuta attendibile.

 

Tuttavia Roper, nei primi anni '80, dichiarò anche autentici i diari di Hitler ritrovati a Dresda, che invece si rivelarono un clamoroso falso. Chi nega la storia del bunker e del suicidio fa riferimento proprio a quest'ultimo episodio: e se Trevor Roper, verso Hitler, avesse agito da agente segreto più che da storico?

 

2. I SOSIA Scampato a diversi attentati che avevano amplificato la sua schizofrenia paranoide, Hitler potrebbe aveva assoldato dei sosia per proteggersi, come il noto Gustav Weler: rapporti confidenziali custoditi negli archivi del KGB, gli 007 russi, confermerebbero che nel bunker ce ne fossero addirittura due. Ne fa parola tra gli altri il giornalista Marco Dolcetta nel suo libro Gli spettri del Quarto Reich (Rizzoli Bur).

 

gerarchi al processo di norimberga

3. I FILE DEI SERVIZI. I servizi segreti americani si sono cimentati più volte con la morte del dittatore, con alcuni report anche piuttosto fantasiosi. Tra gli assertori di un Hitler vivo pare ci fosse anche Edgar J. Hoover, il potente capo dell'FBI dal 1935 al 1972. Hoover riceveva rapporti puntuali da vari informatori, sicuri di aver visto Hitler e Eva Braun in un treno o seduti in un caffè, proprio sotto il naso di amministrazioni compiacenti.

 

Alcuni di questi documenti sono stati "desecretati" di recente, nell'ultimo decennio, in parte censurati (i nomi delle fonti, dei testimoni e dei dipendenti dell'FBI). Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, però, Hoover "manovrava", sfruttando i file, per fare pressione sul governo e sui militari, e ottenere vantaggi sull'antagonista per eccellenza dell'FBI, la CIA.

 

4. LA BIBLIOTECA Nel suo libro, Marco Dolcetta afferma anche che furono ritrovati in Sud America alcuni libri della biblioteca personale di Hitler; "secondo logica", questo farebbe supporre che se li sia portati dietro nel lungo viaggio, a migliaia di miglia dalla "sua" Germania.

 

file desecretati dai servizi segreti americani

Scrive l'autore: "La provenienza dei libri è certificata dall'ex libris del führer (una sorta di sigillo di proprietà) e da note autografe vergate con grafia identica a quella dei commenti in calce ai volumi della biblioteca al Berghof, la residenza privata di Hitler sulle Alpi Bavaresi". Per quanto affascinanti, però, queste prove sono un po' troppo deboli: se pur veri, quei libri potrebbero essere arrivati da altre fonti. Non dimentichiamo infatti che i cimile nazisti - e tra questi anche quelli del führer - hanno avuto e hanno tuttora un folto gruppo di estimatori.

 

5. IL MISTERO DEI SOMMERGIBILI In Oltremare Sud (Tropea Editore), un tomo di 700 pagine, i giornalisti Juan Salinas e Carlos De Napoli, ricostruiscono la traversata atlantica di alcuni sottomarini tedeschi, gli U-Boot, i cosiddetti "lupi grigi", sfuggiti al controllo degli alleati a cui si erano arresi gli altri mezzi navali.

 

Lo stesso ha fatto Abel Basti, tra i più conosciuti giornalisti argentini e autore di Sulle tracce di Hitler (Eden Edizioni). Tutti gli autori riportano che i sottomarini avevano cancellato il vecchio numero di matricola, adottando tutti la sigla U-530, e questo viene interpretato come significativa coincidenza (termine che per i complottisti di ogni tempo ha valore di complotto, appunto).

 

adolf hitler qualche giorno prima del suo suicidio

6. IL DNA A lungo i sovietici hanno dichiarato di essere in possesso del cadavere di Hitler, ma nel 2009 i test sul DNA condotti da Nick Bellantoni (Università del Connecticut) su un cranio che gli ufficiali sovietici credevano fosse quello di Hitler, hanno rivelato che le ossa appartenevano probabilmente a una donna di meno di quarant'anni. Ad oggi non risultano test del DNA comparati sulla materia cerebrale trovata sul divano del bunker berlinese, dove Hitler si sarebbe suicidato (cosa che scatena ancora i sospetti degli appassionati di CSI).

 

7. L'OSPITALITÀ DEL SUD Perché gli alleati avrebbero dovuto proteggere la fuga di Hitler? Uno dei motivi potrebbe essere proprio un accordo segreto per la fine delle ostilità senza ulteriore spargimento di sangue, dopo la distruzione di Berlino sotto i bombardamenti. Inoltre, per interrogare Hitler al riparo dai sovietici e dalla furia popolare, che aveva già impedito ad americani e inglesi di incontrare Mussolini, l'unico modo era dichiararlo morto.

 

ADOLF HITLER CON EVA BRAUN

È anche noto che i fuggitivi nazisti  avevano una rete di protezione tra le dittature sudamericane, dove già prosperavano colonie e piccole comunità tedesche sul modello nazista: dall'Argentina di Peron al Paraguay di Stroessner, dal Brasile di Castelo Branco al Cile di Pinochet sarebbero stati molti i Paesi ben disposti verso il gotha del Reich.

 

Utile alleato nella battaglia contro i moti rivoluzionari, come ha rivelato il documentario di Kevin Macdonald Il nemico del mio nemico - Cia, nazisti e guerra fredda. Anche in questo caso, tante ipotesi e poche prove. Terminato questo elencone, vale la pena ritornare sui veri motivi che hanno alimentato nel dopoguerra questa fioritura di "leggende metropolitane". Sono almeno due.

 

adolf hitler

Il primo è stata la Guerra Fredda. I sovietici avevano conquistato il bunker di Hitler e soltanto loro sapevano che cosa era successo davvero a Berlino il 30 aprile del 1945. Nel mondo occidentale, privo di prove dirette, la voce si diffuse subito dopo la fine della guerra, e sopravvisse per anni. Nel 1952, per esempio, il presidente americano Dwight Eisenhower dichiarò.

 

 «Non siamo stati in grado di trovare alcuna prova circa la morte di Hitler. In molti pensano che sia fuggito da Berlino». La verità venne a galla soltanto 55 anni dopo, dopo la caduta del blocco sovietico. Il ritrovamento di documenti dei servizi segreti russi permise finalmente di fare completa chiarezza sulla fine di Hitler.

 

Il dittatore si era suicidato, insieme a Eva Braun e al capo della propaganda Joseph Goebbels, e i corpi erano stati bruciati, come lui stesso aveva ordinato. I resti erano stati poi prelevati dai militari russi e sepolti. Riesumati per ordine di Breznev nel 1970, erano stati infine dispersi nelle acque del fiume Ehle.

 

adolf hitler durante la prima guerra mondiale

STORIE INVENTATE E MEZZE VERITÀ. La seconda causa della diffusione di queste voci è più insita nella nostra psicologia: ci piace pensare che certi personaggi non siano mai morti. È successo con Elvis Presley, Che Guevara, Napoleone, Jim Morrison dei Doors e molti altri ancora.

 

L’idea che la morte di un personaggio celebre possa sfuggire per errore a una verifica o, addirittura, essere simulata apposta come via di fuga, magari con l’aiuto di un sosia, non è una mania moderna. La letteratura, per esempio, ha ipotizzato molti esempi di “sostituzioni” clamorose, anche se solo immaginarie.

 

Con La maschera di ferro, per esempio, Alexandre Dumas ha preso spunto da un episodio reale (un prigioniero costretto a indossare una maschera di ferro) per raccontare una fantasiosa vicenda in cui il re di Francia, Luigi XIV, prende il posto del fratello gemello dopo averlo fatto imprigionare e obbligato a indossare una maschera che gli nasconde il volto.

 

adolf hitler

O ancora, nel Principe e il povero di Mark Twain, il principe Edward, figlio di Enrico VIII d’Inghilterra, si cambia di posto con Tom Canty, un povero che gli somiglia come una goccia d’acqua, per allontanarsi dalle pressioni di corte e provare a vivere finalmente in maniera spensierata. Film e romanzi, poi, hanno trasmesso anche l’idea che un potente, di solito un tiranno, possa servirsi abitualmente di sosia per le occasioni pubbliche ritenute a rischio di attentato.

ADOLF HITLER

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