“HO RICONOSCIUTO MIA SORELLA DALLE UNGHIE” – IL TRAUMA DI MATTIA DONADIO, IL FRATELLO DI SOFIA, LA 16ENNE RICOVERATA AL "NIGUARDA" CON USTIONI SU TUTTO IL CORPO DALLA NOTTE DELLA TRAGEDIA A CRANS MONTANA: “LA GUARIGIONE SARÀ UN PROCESSO LUNGO, NON SI PARLA DI MESI MA DI ANNI. IL RISCHIO DI INFEZIONI È ALTISSIMO E A CRANS HANNO RESPIRATO LA FULIGGINE E LE SOSTANZE TOSSICHE DEI PANNELLI FONOASSORBENTI. MOLTI DI NOI FAMILIARI ABBIAMO SCOPERTO DI AVERE UNA GRANDISSIMA PAURA DEI LUOGHI CHIUSI E…”
Estratto dell’articolo di Giovanna Maria Fagnani per www.corriere.it
L’angoscia e il sollievo. Vivono giornate lunghissime i famigliari dei ragazzi feriti a Crans Montana. Mattia Donadio, 26 anni, è il fratello di Sofia, 16, una dei quattro studenti del Liceo Virgilio. «Siamo sempre tutti insieme, abbiamo scelto di non alternarci. Approfittiamo delle prime ore del mattino per lavorare o fare le commissioni, poi tutta la giornata la passiamo qui».
Come sta Sofia?
«La guarigione sarà un processo lungo, non si parla di mesi ma di anni. Il rischio di infezioni è altissimo e a Crans hanno respirato la fuliggine e le sostanze tossiche dei pannelli fonoassorbenti […] ».
Cosa si prova dopo un trauma simile?
cyane panine con le bottiglie con le candele nel bar le constellation 1
«Molti fra noi hanno scoperto di avere una grandissima paura dei luoghi chiusi. Appena entriamo in luoghi sotterranei, come i parcheggi o anche alcune palestre, cerchiamo subito l’uscita di sicurezza. L’ospedale ci garantisce un aiuto psicologico».
Cosa la conforta?
«L’eccellenza delle cure: qui al Niguarda sento che mia sorella è totalmente al sicuro. Ormai sentiamo anche loro —dottori, infermieri, oss— come parte della famiglia. E non è un modo di dire».
Quando ha parlato l’ultima volta con Sofia?
«La sera del 31. La degenza in terapia intensiva prevede anche piccoli momenti di “risveglio” che non equivale, però, a “coscienza”. Noi le parliamo molto. Aiuta lei e anche noi a essere più forti. Vederla attaccata ai macchinari non è facile».
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i ragazzi filmano le fiamme al locale le constellation di crans montana
Cosa ricorda della notte del 31?
«Noi non abbiamo casa a Crans. Sofia era ospite di Francesca, sua compagna di classe. Io e Alice avevamo lavorato fino a Capodanno e abbiamo deciso di partire all’ultimo e per fortuna, così eravamo lì. Abbiamo riconosciuto Sofia dalle unghie. Due ragazzi francesi si erano presi cura di lei. Quando è stata caricata in ambulanza per tre ore l’abbiamo “persa”. Chiamando tutti gli ospedali l’abbiamo ritrovata a Losanna. Intanto vedevamo altri ragazzi ustionati che parlavano, camminavano, poi all’improvviso peggioravano».
Prova rabbia?
«Cerchiamo tutti giustizia, non vendetta e abbiamo fiducia nella magistratura. Da parte mia, non mi guardo indietro: ora è importante restare nel presente, essere oggettivi e lucidi, pronti per quando Sofia starà meglio».
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INCENDIO A LE CONSTELLATION A CRANS MONTANA
BAR LE CONSTELLATION A CRANS MONTANA
cyane panine con le bottiglie con le candele nel bar le constellation 4
