big cinesi sesto fiorentino

NOI NON VOLELE PAGALE LE TASSE! - I CINESI DI SESTO FIORENTINO SI ITALIANIZZANO: CHIAGNANO E FOTTONO! -PROTESTA CONTRO I CONTROLLI DELLE FORZE DELL’ORDINE: GENTE STESA PER TERRA, ACCUSE ALLE DIVISE, PIANTI E STRISCIONI: “BRAVO SBIRRO CHE PICCHI I VECCHI!”

Luca Telese per “Libero quotidiano

 

CINESI SESTO FIORENTINOCINESI SESTO FIORENTINO

Aiuto, i cinesi sono diventati italiani. E lo sono diventati così bene da riprodurre tutti i nostri peggiori difetti, e di sommarli ai propri, in una miscela esplosiva. «Chiagnono e fottono» come sappiamo fare solo noi, picchiano e si ribellano come sanno fare solo loro.

Quelli che ieri hanno acceso i fuochi della rivolta - infatti - non sono vittime ma aggressori.

 

Non sono martiri non-violenti (come hanno provato a raccontarsi in queste ore) ma ribelli violenti, come i black bloc che sfasciano le vetrine. Non sono poveri stranieri che hanno chissà quale problema di integrazione, non sono vittime di razzismo strisciante (che nei loro confronti semplicemente non esiste) ma una comunità forte, piena di furbi che si ribellano all' autorità e ai controlli, come qualsiasi guappo border line del rione Traiano o di Brancaccio.

 

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Questi improvvisati guerriglieri non vanno compatiti, compresi o affidati agli assistenti sociali, ma vanno repressi, controllati e perseguiti dalla polizia: non sono un esercizio di sociologia, sono un problema di ordine pubblico. Se violano le leggi, le più elementari norme di garanzia ambientali, i diritti di chi lavora, se fanno dumping, non stanno seguendo le loro usanze in nome di qualche presunto relativismo culturale, ma piuttosto truccando le regole del gioco, danneggiando tutti quelli che, per seguire la legge, non possono competere con i loro costi.

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Queste banali considerazioni suonano quasi strane in un momento in cui - dopo gli scontri di Sesto Fiorentino - tante anime belle, e tanti maestri dell' esercizio di pubblica contrizione, vanno alla ricerca della presunta «vera» causa scatenante del conflitto. Si chiedono cosa mai abbiano fatto gli insensibili poliziotti al bambino, cosa i perfidi agenti abbiano imposto al povero vecchio nonno che nella leggenda metropolitana della rivolta sono stati vessati, giustificando la legittima indignazione popolare. Tanti cinesi d' Italia, così integrati che adesso si sentono tutti Masaniello.

 

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Inutile girarci intorno: non è stata una reazione emotiva - la loro - ma piuttosto una vera e propria guerriglia di piazza: la ribellione di uno Stato che è cresciuto dentro lo Stato, e che ora si ribella alle sue leggi perché è abitato da chi si ritiene al di sopra del diritto.

Ho scoperto che anche i cinesi possono parlare lo slang di Gomorra, leggendo questo incredibile cartello: «Bravo sbirro che picchi i vecchi!».

 

Ho provato a studiare decine di immagini sul l' incredibile guerriglia di Sesto Fiorentina, ho visto che grazie alla suggestione di un click, per molti fotografi, i poliziotti italiani sembrano diventati gli squadristi di Deng contro gli studenti di Tien an Men. Ovviamente, se guardi con attenzione quelle stesse immagini, scopri che è un trucco, un pacco all' italiana: di picchiatori in piazza ce n' erano tanti, e non erano tra gli italiani.

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Di vecchi vessati «dagli sbirri» pochi o nessuno. In compenso si vede un carabiniere, di evidente origine cinese, che provava a fare - purtroppo con scarsissima fortuna - il mediatore culturale. Le immagini ci mostrano manifestanti a torso nudo che puntano i poliziotti, schierati in assetto difensivo, e li aggrediscono a mani nude.

 

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Hanno imparato benissimo la teatralità tutta italiana dell' aggressore che veste i panni della vittima, che si ferisce, per poi gridare al sopruso. Sembra che in questa vicenda noi, cioè lo Stato, cioè la legge, fatichiamo a capire che non siamo i cattivi ma i buoni. Come se non fossimo abituati all' idea. I controlli vanno fatti, e per fortuna che ogni tanto qualcuno li fa. La concorrenza sleale deve finire. Le regole di convivenza valgono per tutti, ed esigono reciprocità.

 

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Le zone franche non possono continuare ad esistere, nascoste tra i capannoni e le zone d' ombra delle periferie metropolitane. Se le regole sbagliate legittimassero i moti di piazza, in nome di Equitalia, in questo paese, avremmo una vittima al giorno. Invece visto che c' è chi lavora, chi subisce decine di controlli, chi paga in silenzio, viene massacrato di multe, bisogna che si rassegnino.

 

Se vogliono convivere con noi devono scegliere: imparino pure l' arte di piangersi addosso, ma smettano di covare il seme della rivolta. Noi italiani lo abbiamo imparato a nostre spese: non si può essere sia pulcinella che dragoni.

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