sarajevo assedio

"I VECCHI SI POTEVANO UCCIDERE GRATIS" - IL TARIFFARIO DEI "CACCIATORI DI UOMINI" CHE, TRA IL 1993 E IL 1995 HANNO PARTECIPATO ALL'ASSEDIO DI SARAJEVO... PER DIVERTIMENTO. OGNI CITTADINO ABBATTUTO AVEVA UN "VALORE" DIVERSO: "UCCIDERE I BAMBINI COSTAVA DI PIÙ, POI GLI UOMINI (MEGLIO IN DIVISA E ARMATI) E LE DONNE" - SAREBBERO CINQUE GLI ITALIANI CHE HANNO PAGATO I SERBI PER POTER SPARARE SU CIVILI INERMI DALLE COLLINE INTORNO SARAJEVO - QUANDO IL "SISMI", IL SERVIZIO SEGRETO MILITARE ITALIANO, È VENUTO A CONOSCENZA DELLA VICENDA È INTERVENUTO PER FERMARE I CINQUE ITALIANI. LA RIVELAZIONE DI UNO 007 BOSNIACO: "HANNO SCOPERTO CHE IL 'SAFARI' PARTIVA DA TRIESTE. L'HANNO INTERROTTO..."

TRA IL 1993 E IL 1995 ALMENO CINQUE ITALIANI AVREBBERO PARTECIPATO ALL'ASSEDIO DI SARAJEVO PER...DIVERTIMENTO - I "TURISTI DELLA GUERRA" AVREBBERO PAGATO I SERBI PER POTER SPARARE SU CIVILI INERMI DALLE COLLINE INTORNO ALLA CAPITALE DELLA BOSNIA-ERZEGOVINA - IN SEGUITO ALL'ESPOSTO PRESENTATO DAL GIORNALISTA EZIO GAVAZZENI, LA PROCURA DI MILANO HA APERTO UN FASCICOLO A CARICO DI IGNOTI - SECONDO IL CRONISTA, "L'INTELLIGENCE BOSNIACA AVVERTÌ IL 'SISMI' (I SERVIZI SEGRETI ITALIANI) DELLA PRESENZA DI QUELLI CHE VENGONO DEFINITI 'CECCHINI DEL WEEKEND' O 'CACCIATORI DI UMANI'" - MERLO: "I 'SAFARI' SONO PRESUNTI E SENZA PROVE. A VOLTE IL GIORNALISMO DELLA DEPRAVAZIONE È UNA..."

 

https://www.dagospia.com/cronache/crudelta-come-passatempo-1993-1995-almeno-italiani-partecipato-453487

 

 

CECCHINI IN BOSNIA, IL SISMI SAPEVA SI MESCOLAVANO A CHI PORTAVA AIUTI

Estratto dell'articolo di Ilaria Carra per “la Repubblica”

 

assedio di SARAJEVO

I servizi segreti italiani sapevano dei cecchini, connazionali, che pagavano per poter sparare sui civili di Sarajevo. Lo sostiene un testimone: «I servizi bosniaci hanno saputo del Safari alla fine del 1993. Tutto questo è successo nell'inverno tra il ‘93 e il ‘94. Abbiamo informato il Sismi all'inizio del 1994». La risposta del Sismi arriva dopo due mesi ed è significativa: «Abbiamo scoperto che il Safari parte da Trieste. L'abbiamo interrotto e il Safari non avrà più luogo».

 

A parlare è un ex 007 dell'intelligence bosniaca, E. S., in cima alla lista dei testi che la procura di Milano sta per convocare per accertare quanto accaduto durante l'assedio della capitale bosniaca, tra il ‘92 e il ‘96. Quando anche gruppi di italiani – è l'ipotesi investigativa – avrebbero preso parte al turismo di guerra: pagare per poter uccidere civili inermi dalle colline di Sarajevo.

 

assedio di sarajevo 3

Dopo quel carteggio, secondo la fonte, non se ne parlò più, almeno tra le due intelligence che comunque avevano «rapporti frequenti». Da allora, aggiunge l'ex spia, «il servizio bosniaco non ebbe più informazioni sul fatto che il Safari si ripetesse a Sarajevo. Non abbiamo ottenuto dal Sismi i nomi dei cacciatori o degli organizzatori – ha aggiunto – ma dovrebbe esserci un documento del Sismi che attesta che a inizio ‘94 a Trieste hanno scoperto la base di partenza e interrotto l'operazione».

 

Nell'inchiesta milanese, portata avanti dal pm Alessandro Gobbis, si indaga oggi per omicidio aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti. Per provare a rintracciare chi, «almeno cinque» ma si ha contezza di un maggior coinvolgimento, partisse il venerdì da Milano, Torino, il Veneto, il Friuli, per raggiungere Trieste, poi in volo a Belgrado, e in elicottero o via terra sulle colline di un teatro di guerra con l'aiuto, oliato da quattrini, di parti dell'esercito serbo.

Ex imprenditori, medici, mercenari, allora 40-50enni, con la passione per le armi, la caccia, il poligono. Come ben raccontato nel documentario Sarajevo Safari dello sloveno Miran Zupanic.

assedio di sarajevo 5

 

In certi casi, si ipotizza nell'inchiesta scaturita dall'esposto dello scrittore Ezio Gavazzeni supportato dagli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini, i cecchini italiani si sarebbero avvalsi anche di una copertura umanitaria. Quella della spedizioni di aiuti, anche provinciali, che partivano dal Milanese per portare soccorsi e conforti alla popolazione in guerra.

 

[…] «Ancora oggi, i testimoni sono sottoposti a pressioni da parte dei servizi serbi per mantenere segreta l'intera operazione – aggiunge l'ex 007 bosniaco – Nel film era prevista un'intervista con un pilota che trasportava i "cacciatori" da Belgrado alla BiH, ma prima delle riprese ha rinunciato perché gli agenti della Bia (intelligence serba, ndr) hanno minacciato di uccidere tutta la sua famiglia». […]

 

SARAJEVO, I “CECCHINI DEL WEEKEND” CHE PAGAVANO PER SPARARE A DONNE E BAMBINI

Estratto dell’articolo di Alessandro D’Amato per www.open.online

assedio di sarajevo 1

 

Tra loro un uomo di Torino, uno di Milano e uno di Trieste. Il milanese era «proprietario di una clinica privata specializzata in interventi di tipo estetico». Nelle prossime settimane i Ros dei carabinieri effettueranno delle verifiche, ascoltando i testi individuati. Nel documento si parla anche di un tariffario dell’orrore: «I bambini costavano di più, poi gli uomini (meglio in divisa e armati), le donne e infine i vecchi che si potevano uccidere gratis».

 

Sulla vicenda c’è un documentario, “Sarajevo Safari” del 2022. Il regista Miran Zupanic, segnala Gavazzeni, «ci ha dato le password per accedere alla visione riservata del film (…) posso fornirle al magistrato». Nel filmato c’è un testimone “anonimo” e «alcune fonti parlano di americani, canadesi e russi, ma anche di italiani, che erano disposti a pagare per giocare alla guerra».

 

assedio di sarajevo 6

I “clienti”, secondo il racconto del presunto ex agente segreto, erano «persone molto ricche» che potevano «permettersi economicamente una sfida così adrenalinica». Per il modo in cui «tutto era organizzato, i servizi bosniaci ritenevano che dietro a tutto ci fosse il servizio di sicurezza statale serbo». E con «infrastrutture dell’ex compagnia aerea serba di charter e turismo».

 

Jovica Stanišic, condannato per crimini di guerra, avrebbe svolto un ruolo chiave. Stando all’esposto, tra i turisti-cecchini c’erano appassionati di caccia e armi, vicini all’estrema destra. E la «copertura dell’attività venatoria serviva per portare, senza sospetti, i gruppi a destinazione a Belgrado».

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