IN ITALIA DOVE C’È SELEZIONE, C’È CAOS – POLEMICHE PER L’ESAME DI ABILITAZIONE A GUIDA TURISTICA, CHIUSO BRUSCAMENTE ALLO SCRITTO: DEGLI OLTRE 12MILA PARTECIPANTI, HANNO SUPERATO LA PROVA SOLO IN 230, OVVERO MENO DEL 2% - MOLTI SI SONO LAMENTATI PER I CRITERI DI SELEZIONE POCO CHIARI, ALTRI HANNO PUNTATO IL DITO CONTRO LA PROVA SBILANCIATA SULL’ARCHEOLOGIA. UN’IMPOSTAZIONE CHE MAL SI CONCILIA CON IL REQUISITO PER L’ACCESSO, FISSATO AL SEMPLICE DIPLOMA – MA IL MIUR DIFENDE IL TEST…
Estratto dell’articolo di Massimiliano Jattoni Dall’Asén per il “Corriere della Sera”
Dopo oltre un decennio di attesa, rinvii e ricorsi, lo Stato italiano è tornato a mettere mano al dossier delle guide turistiche. Il 18 novembre scorso si è svolto il primo esame di abilitazione alla professione organizzato a livello nazionale: una prova attesa da anni da migliaia di persone che vedevano in quel bando la possibilità concreta di accedere, finalmente, a una professione centrale per il turismo italiano, rimasta a lungo senza un sistema unitario di accesso. Ma così non è stato.
Per quasi tutti i candidati l’esame si è chiuso bruscamente già alla prova scritta.
Dei 12.191 aspiranti guide turistiche che si sono presentate (a fronte di 29.228 domande inoltrate), solo 230 infatti hanno superato l’esame: meno del 2%. Numeri che hanno lasciato spiazzati, anche per la forte disomogeneità tra le sedi: dal 3,6% di idonei di Torino allo 0,5% di Foggia, con percentuali inferiori all’1% a Napoli, Catania e Cagliari. Un esito che, fin dalle prime ore successive alla prova, ha iniziato a far discutere candidati e addetti ai lavori.
«Ci siamo preparati un po’ alla cieca: ci hanno fornito solo un elenco di oltre 500 siti turistici da studiare, in alcuni casi una singola chiesa, in altri siti nemmeno accessibili.
Nessuna bibliografia né altre indicazioni», racconta Andrea Manzo, 63 anni, musicista e giornalista veneziano, con un patentino da accompagnatore turistico già in tasca.
Un’amarezza condivisa da molti partecipanti, che descrivono settimane di studio senza sapere quale livello di approfondimento sarebbe stato richiesto.
«Ci siamo trovati davanti 80 domande a risposta multipla, da completare in un’ora e mezza, con risposte giuste che valgono mezzo punto ed errori che te ne tolgono un quarto», spiega Manzo. «Il problema non era solo la difficoltà dei quesiti, ma l’incertezza: dovevamo infatti rispondere a quesiti molto generici intervallati da altri estremamente specifici».
Sempre dal punto di vista dei contenuti, secondo Manzo l’esame era fortemente sbilanciato sull’archeologia, forse — sospetta il 63enne — anche per la composizione della commissione. Un’impostazione che, se confermata, mal si concilierebbe con il requisito minimo richiesto per l’accesso all’esame, che era fissato al semplice diploma di scuola superiore.
«Era l’occasione che aspettavo da tanto», sospira Manzo.
«Ma, al di là dell’esito personale, senza criteri chiari l’esame rischia anche in futuro di diventare un terno al lotto […] ».
[…]
Per il ministero del Turismo, però, l’esito della prova non rappresenta un’anomalia.
In una nota, il MiTur difende l’impianto dell’esame e rivendica la scelta di una selezione «seria e rigorosa», ricordando come per anni si sia criticata la scarsa selettività delle procedure di accesso. «È singolare — osserva il ministero — che si contesti un esame di abilitazione perché severo». […]
Resta però il dato di partenza: al primo esame nazionale, dopo oltre un decennio di attesa, a superare lo scritto sono stati solo 230 candidati, a fronte di una domanda nazionale di guide turistiche che racconta tutt’altra realtà.




