ITALIA IN TRANS! - I RACCONTI DI UNA ESCORT TRANSESSUALE DI BARI, CHE RIVELA LE PASSIONCELLE SEGRETE DEI SUOI CLIENTI: "PIÙ HANNO CARRIERE IMPORTANTI, PIÙ CHIEDONO RISERVATEZZA" (TRA I SUOI "AMMIRATORI" CI SONO MAGISTRATI, AVVOCATI E MEDICI) - "SONO QUASI TUTTI UOMINI SPOSATI O CON RELAZIONI STABILI. ALCUNI MI HANNO CHIESTO DI COINVOLGERE LE LORO COMPAGNE, DI PROVARE L’ESPERIENZA A TRE" - "MI CAPITA DI INCONTRARLI PER STRADA. SORRIDONO ACCANTO A MOGLI E FIGLI. IO LI GUARDO E RIDO. VIVIAMO IN UN MONDO DI PLASTICA..."
Estratto dell'articolo di Viviana Minervini per http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it
"Gli uomini che mi cercano hanno bisogno di provare nuove emozioni: eccita il proibito, la curiosità di fare qualcosa di diverso da ciò a cui si è abituati per convenzione. Tutti dicono che è la prima volta, quasi imbarazzati, poi nell’atto pratico sono più esperti di me". È da questa frase, detta senza compiacimento e senza vergogna, che prende forma il racconto di Giada, nome di fantasia scelto per proteggere l’identità di una donna trans.
La incontriamo in un bar periferico di una città di provincia, lontano da occhi indiscreti. È lo stesso principio che regola i suoi appuntamenti, sempre al buio, sempre lontani dalle luci di strade e attività commerciali. «Più hanno carriere importanti – magistrati, avvocati, forze dell’ordine, medici, professionisti in genere – più chiedono luoghi isolati.
Spesso fuori provincia, in bed & breakfast o alberghi anonimi dove lascio soltanto il mio documento, masserie di campagna, talvolta anche in auto». Il silenzio, per molti, è una clausola imprescindibile.
Giada non parla mai di «clienti». Li chiama «ammiratori». Una scelta linguistica che dice molto del suo modo di stare al mondo. «Sono quasi tutti uomini sposati o con relazioni stabili. Alcuni mi hanno chiesto di coinvolgere le loro compagne, di provare l’esperienza a tre. Io non ci riesco. Le donne non si toccano: per me sono sacre». Una linea invalicabile, tracciata senza retorica.
C’è amarezza, però, quando il discorso scivola sulla vita pubblica di quegli stessi uomini. «Mi capita di incontrarli per strada, di vederli sui social. Sorridono accanto a mogli, compagne e figli. Io li guardo e rido. Viviamo in un mondo di plastica, dove apparire felici conta più che esserlo davvero. È una cosa che non riesco a comprendere». La sua, dice, è una felicità concreta: «Sono felice del mio corpo. Sono felice di aver dato ascolto a ciò che sentivo di essere: una donna».
[...] Il racconto si fa più duro quando Giada allarga lo sguardo. «Conosco tante ragazze trans che sono state trascinate nell’uso di sostanze: cocaina e alcol su tutte. Uomini con soldi e potere le hanno portate lì. Poi, entrate nel giro, si prostituiscono solo per riuscire a comprare le dosi». Un meccanismo che, sottolinea, non riguarda solo il mondo trans. [...]


