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SUL CASO RANUCCI LA CAMORRA HA DATO UN “AIUTINO” AI MAGISTRATI – NELL’INDAGINE SULL’ATTENTATO AL CONDUTTORE DI “REPORT”, CHE HA PORTATO ALL’ARRESTO DI QUATTRO PERSONE, È STATA DECISIVA UNA MAIL ARRIVATA LO SCORSO 6 APRILE AL PM VILLANI: “VI DO UNA MANO A PRENDERE QUEL DEFICIENTE CHE HA FATTO IL CASINO. RANUCCI A NOI NON HA FATTO NIENTE E QUESTI SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO. ME LO VENDO PERCHÉ HA LAVORATO PER IL CLAN MOCCIA SENZA AVVISARE I COMPAGNI” – LA CASELLA MAIL DA CUI È PARTITO IL MESSAGGIO RICONDUCE A DAVIDE NETTI, VICINO AD AMBIENTI CAMORRISTICI – PRESO IL COMMANDO IRPINO CHE HA PIAZZATO LA BOMBA, GLI INQUIRENTI CERCANO I MANDANTI. TRE LE PISTE APERTE: OLTRE ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA CAMPANA, SI INDAGA SU GRUPPI MALAVITOSI DI LIVELLO INFERIORE

1. BOMBA A CASA RANUCCI, QUATTRO ARRESTI –

Estratto dell’articolo di Andrea Ossino per “la Repubblica”

 

bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 1

Tre persone in carcere, una ai domiciliari. Cinque indagati in tutto. E una caccia ai mandanti ancora aperta. Il commando partito dall'Irpinia per intimidire il giornalista Sigfrido Ranucci è stato individuato e fermato. Ma l'inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Roma non è conclusa: chi ha ordinato quell'attentato resta ancora senza nome.

 

È questo il quadro delineato dall'ordinanza con cui il gip ha disposto le misure cautelari nei confronti di Pellegrino D'Avino, sua moglie Marika De Filippi, Saverio Mutone e Antonio Passariello, mentre un quinto indagato è il ventunenne napoletano Luca Amato.

 

I QUATTRO INDAGATI FINITI AGLI ARRESTI CON L'ACCUSA DI AVERE MESSO LA BOMBA A CASA DI SIGFRIDO RANUCCI

[...] Tutto nasce dalla svolta nelle indagini sull'attentato. Pellegrino D'Avino, sua moglie Marika De Filippi, Saverio Mutone e Antonio Passariello, residenti tra Napoli e Avellino, dicevano di poter «ittà ‘o palazzo ‘nterr», di riuscire a demolire un edificio con la «gelatina da cava», un esplosivo plastico ad alto potenziale solitamente utilizzato nelle miniere.

 

Secondo l'accusa sono loro ad aver fatto esplodere l'ordigno collocato davanti all'abitazione del conduttore di Report, a Campo Ascolano, frazione di Pomezia, dove Ranucci vive con la famiglia. Un delitto su commissione che è costato ai protagonisti di questa vicenda accuse aggravate dal metodo mafioso: detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento.

 

[...]  Per comprendere come gli investigatori siano arrivati agli arresti occorre partire dal 10 ottobre 2025, quando Mutone, D'Avino e De Filippi effettuano un primo sopralluogo sotto casa di Ranucci. Sei giorni dopo D'Avino e Mutone partono da Avellino con una Fiat 500 presa a noleggio e, alle 22, sono di nuovo a Pomezia.

 

sigfrido ranucci report 5

Il giornalista è appena rientrato a casa, così come la figlia Michela, quando viene azionato l'ordigno collocato lungo il percorso che percorre abitualmente, accanto alla Opel Adam ormai utilizzata dal figlio. L'esplosione distrugge anche la Ford Ka della famiglia, fa saltare il cancello d'ingresso, danneggia il muro di cinta e scaraventa in aria cassonetti e vasi. La terra trema.

 

Un ragazzo che passa in zona nota un uomo con il passamontagna salire in auto. Da quella testimonianza e dall'analisi di centinaia di telecamere i carabinieri ricostruiscono il tragitto della Fiat 500, risalgono all'autonoleggio, identificano gli occupanti e iniziano a intercettarli. Nelle conversazioni gli indagati parlano della «bomba». E arrivano perfino a vantarsi: «Sono andato a metterla là e facciamo la storia».

 

2. DALLA CAMORRA L'INDIZIO VIA MAIL "ECCO CHI HA FATTO QUEL CASINO"

Estratto dell’articolo di Giuliano Foschini per “la Repubblica”

 

bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 10

«Vi do una mano a prendere quel deficiente che ha fatto quel casino fuori casa di Ranucci». La mail arriva sulla scrivania del pubblico ministero Giovanni Villani alle 00.28 del 6 aprile. È anonima. L'oggetto è «Regalo di Pasqua».

 

Diciannove minuti prima era stata creata una casella di posta elettronica usa e getta. Dentro ci sono tutti gli elementi per identificare Antonio Passariello e gli altri componenti del commando.

 

Ma soprattutto c'è un messaggio che gli investigatori considerano decisivo. «Ranucci a noi non ha fatto niente e questi sono guai che non vogliamo», si legge nell'ordinanza. E ancora: «Me lo vendo perché ha lavorato per il clan Moccia senza avvisare i compagni». Chi scrive consegna gli esecutori materiali e, allo stesso tempo, prova a prendere nettamente le distanze dall'attentato.

 

[...] Quella casella di posta viene ricondotta a Davide Netti, appena uscito dal carcere, non un camorrista ma secondo gli inquirenti con ottimi collegamenti. Quella mail è un messaggio della camorra. Come leggerlo si capirà.

SIGFRIDO RANUCCI IN COMMISSIONE ANTIMAFIA - FOTO LAPRESSE.

 

Ecco perché gli arresti chiudono solo il primo livello dell'inchiesta, quello degli esecutori materiali. Ma il vero obiettivo della Direzione distrettuale antimafia è adesso capire chi abbia deciso l'attentato e chi abbia messo a disposizione uomini, denaro e coperture. Secondo fonti investigative le piste aperte sono tre.

 

Una riguarda la criminalità organizzata campana, ma allo stato non ha trovato riscontri investigativi decisivi. Restano altre due direttrici, entrambe ritenute concrete e riconducibili a gruppi criminali di livello inferiore rispetto alla grande camorra, ma non per questo meno pericolosi.

 

bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 3

Anche perché, osserva il gip, il metodo utilizzato è comunque quello mafioso: un ordigno collocato davanti all'abitazione di un giornalista per intimidirlo, una struttura in grado di reperire l'esplosivo, organizzare il commando e predisporre una rete di protezione.[...]

 

Le prove più pesanti arrivano dalle intercettazioni. Il 24 marzo Antonio Passariello invita Davide Netti a cercare su Google «il fatto di Ranucci». Quando Netti gli chiede se quella fosse «una cosa sua», Passariello risponde di no. Interviene allora Luca Amato: «Un piacere». E Passariello conclude con una frase che gli investigatori ritengono centrale: «Una mano lava l'altra e due lavano la faccia».

 

Poco dopo precisa di non fare mai «regali», perché quei lavori vengono eseguiti su commissione. Per gli investigatori è il passaggio che conferma come l'attentato non sia nato all'interno del gruppo, ma sia stato eseguito per conto di qualcun altro. È proprio dopo quella conversazione che parte la mail anonima indirizzata al pm Villani.

 

SIGFRIDO RANUCCI A OTTO E MEZZO

Per il gip il gruppo non nasce con la bomba davanti all'abitazione di Ranucci. Le intercettazioni raccontano una disponibilità stabile di esplosivi e una familiarità con la cosiddetta «gelatina da cava».

 

Elementi che, secondo il giudice, dimostrano l'esistenza di una struttura già operativa, capace di reperire ordigni e pronta a utilizzarli ben prima dell'attentato di Pomezia. L'ultimo tassello riguarda quello che sarebbe dovuto accadere dopo la bomba.

 

Le intercettazioni raccontano che il gruppo stava già preparando la fuga all'estero, contando sulle garanzie offerte da chi aveva ordinato l'attentato. [...]

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