giorgia meloni inflazione carrello della spesa

L'INFLAZIONE, CHE BEL CETRIOLONE - I MISERI STIPENDI DEGLI ITALIANI VENGONO "MANGIATI" DALL'AUMENTO DEI PREZZI CHE, NEL 2025, SI E' ATTESTATO ALL'1.6% - SECONDO IL RAPPORTO ISTAT, RISPETTO AL 2019 IL POTERE D’ACQUISTO EFFETTIVO DEL SALARIO E' SCESO DELL'8.6% (UN DATO HORROR CONSIDERATO CHE GLI STIPENDI ITALIANI SONO TRA I PIÙ BASSI D'EUROPA)  - NEL 2025  LA POPOLAZIONE A RISCHIO DI POVERTÀ HA RAGGIUNTO IL 18,6% DEL TOTALE (11 MILIONI DI CITTADINI). IL 22.4% DELLE PERSONE FATICA AD ARRIVARE A FINE MESE...

Estratto dell'articolo di Roberta Brodini per www.open.online

 

guerra e inflazione

Nel 2025 l’Italia ha visto un rallentamento nella crescita economica rispetto al biennio precedente. In più, deve migliorare i suoi investimenti in termini di innovazione tecnologica, potere di acquisto dei salari, welfare, opportunità per i giovani e parità di genere. A dirlo sono i dati del Rapporto annuale Istat 2026, giunto alla sua trentaquattresima edizione e presentato oggi, 21 maggio.

 

In un’economia globale che nel 2025 ha registrato un’espansione del +3,4%, il quadro economico relativo al Pil italiano rimane positivo: nel 2025 ha continuato a crescere, con un valore del +0,5 per cento in decelerazione, però, rispetto allo 0,8 del 2024. A fare da traino è la domanda interna con un +1,5 per cento.

 

famiglie e inflazione

Oltre ai consumi delle famiglie (+1,0%), importante anche una ripresa degli investimenti fissi lordi (+3,5%), mentre la domanda estera ha fornito un contributo negativo (-0,7%). Il settore che ha trainato la crescita è stato principalmente quello delle costruzioni, con un +2,4%, in un contesto di incentivi e di PNRR. I servizi mostrano invece una crescita moderata del +0,3%; difficoltà per la manifattura (-0,3%).

 

I dati del Rapporto annuale Istat riportano anche un miglioramento dell’indebitamento netto sul PIL, passato dal +3,4% nel 2024 al +3,1% nel 2025 e frenato da un miglioramento dell’avanzo primario, in crescita al +0,8% del percentuale del Pil rispetto al precedente +0,5%, mentre la spesa per interessi è stata sostanzialmente ferma nei due anni al 3,9% del PIL. La pressione fiscale è salita al 43,1% del PIL, mentre il rapporto debito/PIL rimane elevato: +137,1%, secondo solamente alla Grecia e superiore alla media europea (+87,8%).

 

guerra in iran - inflazione e aumento del prezzo del petrolio negli stati uniti

Il Rapporto Istat 2026 mette in luce forti eterogeneità a livello settoriale: l’industria segna un +0,3%, con una flessione del manifatturiero (-0,3%) e una sostanziale espansione dei comparti estrattivo (+9,3%) ed energetico (+6,5%). Il valore aggiunto a valori concatenati in Italia registra una crescita dello 0,4%: meglio della Germania (+0,1%), ma peggio di Francia (+0,7%) e Spagna (+3,1%).

 

Le esportazioni nazionali, nonostante i dazi e la forte incertezza nel 2025, hanno registrato una crescita che interessa sia i mercati UE (+4,2%), sia i mercati extra UE (+2,4%), dove le vendite dirette verso gli Stati Uniti, principale partner commerciale al di fuori dell’Unione europea, hanno subito una forte accelerazione (+7,2%), soprattutto per quanto riguarda i prodotti della farmaceutica e degli altri mezzi di trasporto. Il volume delle importazioni (+3,6%), invece, considerando un saldo commerciale positivo per 43,6 miliardi di euro, è cresciuto a un ritmo triplo rispetto a quello alle esportazioni (+1,2%).

 

prezzo del petrolio e inflazione

L’occupazione del 2025 ha continuato a crescere: +0,8%, corrispondente al 62,5%, ma rimane in frenata rispetto all’1,5% del 2024 e al 2,1% del 2023. Il tasso di occupazione rimane comunque strutturalmente inferiore a quello dei principali partner europei in termini di Pil e la sua crescita nell’ultimo triennio si è concentrata sui dipendenti a tempo indeterminato, sugli autonomi con dipendenti e sui lavoratori a tempo pieno.

 

Migliorato quindi il tasso di disoccupazione, che dal 2019 è diminuito del 42,6%: rimane il più basso tra i Paesi dell’UE27, a distanza di quasi 9 punti percentuali dalla media. Nel 2025 è stato del 6,1% ed è sceso ulteriormente a marzo 2026 al 5,2 per cento. Le retribuzioni contrattuali sono cresciute del +3,1% in termini nominali nel 2025: incrementi maggiori nell’industria (+3,4%) rispetto ai servizi (+3,0%) e alla pubblica amministrazione (+2,7%).

 

giorgia meloni come angela di mondello - meme by 50 sfumature di cattiveria

A causa però dell’inflazione, all’1,6% nel 2025, l’incremento dei salari reali, ossia il potere d’acquisto effettivo dello stipendio di un lavoratore, mantiene un gap negativo rispetto al 2019 pari all’8,6 per cento. La possibilità di realizzare ulteriori riduzioni dipende crucialmente dalla crescita dei salari nel 2026. [...]

 

[...] Un’interessante sezione del Rapporto annuale Istat 2025 è dedicata a una comparazione della situazione economica italiana con quella spagnola: tra il 2022 e il 2025, il PIL spagnolo ha registrato una crescita cumulata del 9,0%, a fronte di un 2,3% in Italia. Migliori nel caso dell’economia spagnola i consumi e le esportazioni (+ 6,8 e +3,6 punti percentuali), una crescita più intensa dei consumi delle famiglie, ma anche un maggiore impulso della spesa pubblica e un maggiore tasso di crescita degli investimenti.

 

CETRIOLONI PER L ITALIA - MEME BY EDOARDO BARALDI

Il maggiore dinamismo dei consumi deriverebbe inoltre da un aumento demografico registrato nella fascia tra i 15 e i 64 anni (+4,6% tra il 2022 e il 2025) e dall’espansione della componente degli stranieri regolari (+22,3%; nello stesso periodo, +4,6% in Italia).

 

Il capitale umano sta invecchiando, ma aumenta la sua istruzione: la quota di lavoratori istruiti è salita al 26%, la stessa della forza lavoro che ha un titolo di studio di tipo scuole medie. L’età però costituisce un forte freno all’impiego di un’innovazione tecnologica intensiva, considerando che il 42% degli occupati ha almeno 50 anni e l’età media degli occupati è aumentata da 45,6 anni nel 2025, a 49 anni nel 2026, con un incremento di 4,6 anni.

 

CARRELLO DELLA SPESA - AUMENTO PREZZI

Ciò rileva se si considera il complesso rapporto tra capitale umano e innovazione di processi e prodotti. Mentre l’educazione ha sempre un effetto positivo, e un incremento del 10% di laureati in azienda determina un aumento di probabilità a innovare tra il 3,4% e il 3,8%, l’età non ha un impatto lineare. [...]

 

«La popolazione non ha subito particolari variazioni nel 2025 dal punto di vista del numero, ma il saldo naturale, ossia la differenza tra il numero di nati e il numero di morti, resta negativo»: a riferirlo è la direttrice Istat per le statistiche sociali e il welfare, Cristina Freguja. A compensare il saldo naturale si inserisce una dinamica migratoria positiva di uguale entità: 296mila unità.

AUMENTO DEI BENI ALIMENTARI

 

Le ragioni dietro al calo delle nascite sono una minore propensione alla fecondità, con il minimo storico di 1,14 figli per donna, ma anche una minore consistenza di generazioni in età riproduttiva: una popolazione più vecchia conta meno persone in età fertile. Inoltre, esiste una tendenza a posticipare la genitorialità, che vede l’età media del parto a quasi 33 anni.

 

Si riduce anche la quota di persone che esprimono l’intenzione di avere un figlio: rispetto al 2003 passa dal 50,7% al 45,3 per cento. Chi dichiara di non avere intenzione di avere figli in futuro, ossia 6.600.000 individui, lo fa per problemi di diverso tipo, tra i quali emergono anche questioni mediche. Aumenta inoltre il numero di persone che, alla fine della vita riproduttiva, cioè dopo i 50 anni, rimane senza figli.

carrello della spesa

 

È raddoppiato rispetto al 2003, passando dal 12,9% al 22,8%, mentre risultano semplificate le strutture familiari: sono 26,7 milioni le famiglie che contano 2,2 membri. Aumentano inoltre i figli unici, passando dall’11% del 2003 al 16,6% di oggi, così come le famiglie composte da una sola persona, che oggi sono circa un terzo del totale.

 

[...] Nel 2025, in Italia, la popolazione a rischio di povertà è pari al 18,6% del totale (11 milioni di individui). Il fenomeno riguarda soprattutto persone che vivono in famiglie monogenitoriali con figli minori (36,3%) ed è più che doppio per chi vive in famiglie con almeno un componente straniero (33,7 contro il 16%). Le spese per l’abitazione rappresentano un onere economico pesante per il 35,9% degli individui e il 22,4% riferisce di arrivare alla fine del mese con difficoltà o grande difficoltà.

DONALD TRUMP E IL DOLLARO

 

[...] Interessante anche notare come iI ritorno occupazionale dell’istruzione sia particolarmente elevato nel Mezzogiorno: essere laureato al Sud ha un rendimento maggiore, nonché un effetto sul divario di impiego tra donne e uomini, che scende a 6,5 punti rispetto ai 20 punti registrati tra uomini e donne non laureati.

 

Esiste però un notevole divario tra le retribuzioni di lavoratori al Sud e al Centro-Nord lavoratori: i lavoratori standard al Nord guadagnano circa 5mila euro in più rispetto a quelli nel Mezzogiorno. Inoltre, a motivare i giovani allo studio universitario rimarrebbe forte il modello dei genitori: figli di laureati sono più inclini a studiare all’università.

 

DONALD TRUMP - WALL STREET

Di molto ridotto inoltre il tasso di abbandono scolastico, per il quale l’Italia ha già raggiunto l’obiettivo europeo per il 2030 del 9%. Rimane però più alto per i maschi, per chi vive nelle isole e per chi ha genitori con titolo di studio basso. La quota è inoltre 4 volte superiore per i ragazzi che sono cittadini stranieri.

 

[...] La soddisfazione per la vita nel suo complesso degli italiani si aggira intorno al 47,6% registrato nel 2025, contro il 35,1% del 2015. I valori più elevati di soddisfazione si osservano tra i laureati, con un 52,3%, contro il 47,2% dei diplomati e il 45,8% di chi ha la licenza media. Chi ha titoli di studio più elevati mostra livelli maggiori di fiducia internazionale verso le istituzioni e dimostra una partecipazione più attiva e intensa alle attività associative, alla politica e alle reti di aiuto informale, anche se la partecipazione politica in Italia è diminuita di ben 12 punti percentuali tra i giovani con almeno 25 anni.[..] 

MEME SUL CROLLO DEL VALORE DEL DOLLARO BY TRUMP

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