frederic leclerc

ROULETTE RUSSA PER GIORNALISTI E VOLONTARI - IL CASO DI FREDERIC LECLERC, IL REPORTER FRANCESE UCCISO DA UNA SCHEGGIA DI GRANATA A SEVERODONETSK, DIMOSTRA CHE L'ARTIGLIERIA RUSSA ORMAI COLPISCE QUALSIASI COSA SI MUOVA SUL TERRENO UCRAINO, SENZA FARE DISTINZIONI - IL GIORNALISTA DI BFMTV VIAGGIAVA SU UN CAMION CON LA SCRITTA “HUMANITARIAN AID” MA QUESTO NON HA IMPEDITO L'ATTACCO...

Stefano Ciardi per “La Stampa”

 

A terra senza vita, colpito al collo da una scheggia mentre seguiva delle evacuazioni di civili presso Severodonetsk, la città dove si concentra l'offensiva russa nel Donbass. È morto così Frédéric Leclerc, giornalista francese dell'emittente Bfm-Tv che voleva documentare cosa succede in una città martellata giorno e notte da bombardamenti. Viaggiava insieme a due colleghi su un camion dove c'era scritto Humanitarian aid, aiuti umanitari.

 

Frederic Leclerc

Ma neanche questo ha impedito che fosse colpito dall'artiglieria russa per poi morire dissanguato davanti agli occhi dei suoi compagni. L'attacco è avvenuto all'improvviso in un luogo dove le bombe cadono ogni pochi secondi e colpiscono qualsiasi cosa si muova. Chiunque percorra le vie di Severodonetsk e della vicina Lysychansk ha l'impressione che un colpo di mortaio possa arrivare da qualsiasi direzione: girare un angolo blocca il respiro e appena si sente un rumore ci si butta a terra.

 

«State giù, state giù!» urlano i volontari che guidano i mezzi per le evacuazioni appena si sentono gli spari. Eppure, anche se stai viaggiando nel buio di un camioncino con altre dieci persone, un secondo dopo che senti un'esplosione rialzi la testa con il cuore in gola per vedere dove stai andando. Appena metti a fuoco la strada, ti rendi conto che è disseminata di auto e veicoli militari distrutti; mentre dalle case si alzano colonne di fumo nero.

 

Quando più mezzi per le evacuazioni viaggiano uno dietro l'altro, le comunicazioni sono solo via radio: «La strada è sbarrata, bisogna girare!». Urlano i guidatori quando in lontananza si vedono corazzati in fiamme che bloccano la via di fuga.

 

FREDERCIC LECLERC-IMHOFF

Prendere la strada sbagliata o fermarsi è come giocare alla roulette russa: se un missile centrerà l'auto su cui viaggi è questione di fortuna, non esiste una logica. Appena un furgone pieno di profughi riesce a passare oltre Lysychansk a ovest, non si smette di guardare indietro, verso chi è ancora lì.

 

Ogni viaggio trasporta al massimo una dozzina di persone e i mezzi a disposizione sono pochi: bucare una gomma o finire la benzina può voler dire mettere al repentaglio la vita di chi è rimasto dentro le città sotto assedio. Lo sanno i volontari e lo sa chi è riuscito a fuggire.

 

A Severodonetsk, ovunque si possa respirare aria pulita, il pericolo di essere colpiti da un proiettile o una scheggia è altissimo. Il problema è che più di diecimila civili nascosti nei bunker devono uscire per forza di casa per cercare acqua e cibo. Escono a piedi o in bicicletta, ma senza sapere se sarà l'ultima volta che potranno fare scorte. Nell'ultima immagine che ritrae Leclerc, si vede il corpo del giornalista con ancora addosso il giubbotto antiproiettile e un kit medico attaccato con un gancio, il sangue gli impregna i vestiti e le braccia sono distese lungo il corpo.

 

Frederic Leclerc

Qualcuno l'ha tirato fuori dal furgone e forse ha provato a fermare l'emorragia. Probabilmente una persona che non ha le competenze per assistere un ferito grave. A Severodonetsk infatti mancano i medici e anche una scheggia grande come un chiodo può ucciderti. Non c'è modo di fuggire: appena senti i colpi vibrare nell'aria devi abbassarti e sperare che al massimo si conficchino nelle lamine del giubbotto.

 

Vivere o morire è una questione di fortuna: nel furgone dove viaggiava Frederic è stato ferito anche un poliziotto di scorta, che però si è salvato grazie all'utilizzo dell'elmetto, lo stesso elmetto che non ha protetto Leclerc.

 

carri armati ucraini si spostano nella regione di donetsk

Nell'ultimo fine settimana i volontari del centro per gli aiuti umanitari di Severodonetsk hanno lamentato un aumento dei feriti, ma ora le comunicazioni sono difficili ed è impossibile sapere fino a che punto si siano spinte le truppe russe dentro la città. I bombardamenti, però, non si sono fermati e hanno danneggiato anche un rifugio utilizzato come infermeria dagli stessi volontari che si occupano delle evacuazioni.

 

Nel frattempo, il governo russo si è affrettato a far trapelare la notizia secondo cui i droni del Cremlino avrebbero colpito una postazione di artiglieria ucraina dotata di obici di fabbricazione italiana. Purtroppo per Frederic, gli stessi droni non sono stati usati per impedire che venisse colpito un furgone dove viaggiava un giornalista che faceva il suo lavoro.

severodonetsk GUERRA IN UCRAINA - ARTIGLIERIA RUSSA

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