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"LA BORGHESIA IMPRENDITORIALE ITALIANA SACRIFICA IL DESTINO DEL PAESE ALLE SUE OSSESSIONI FAMILIARI" - NELLA NEWSLETTER DI STEFANO FELTRI, GIORGIO MELETTI FA PELO E CONTROPELO A LEONARDO MARIA DEL VECCHIO (CHE A "OTTO E MEZZO" HA DATO PROVA DELLA SUA INETTITUDINE) E ALLE DINASTIE IMPRENDITORIALI ITALIANE AFFOSSATE DAI RAM-POLLI - MELETTI: "PER DECENNI, UNA CLASSE POLITICA DI MISERABILI SI È INGINOCCHIATA ADORANTE DI FRONTE A DEGLI EVIDENTI INCAPACI, SPERANDO IN QUALCHE FINANZIAMENTO SOTTOBANCO O ALTRA UTILITÀ" - IL CASO DELLA FIAT E DI GIANNI AGNELLI, "INCOLPEVOLE BECCHINO" CHE AFFOSSO' L'AZIENDA: "ALL’ETÀ DI 45 ANNI DECISE CHE ERA VENUTO IL MOMENTO DI METTERSI A LAVORARE DOPO UN LUNGO TIROCINIO DA PLAYBOY. FU LÌ CHE INIZIÒ LA DISTRUZIONE DELLA FIAT..." - VIDEO

 

Estratto dell'articolo di Giorgio Meletti - Da "Appunti" la newsletter di Stefano Feltri

 

tweet sull ospitata di leonardo maria del vecchio a otto e mezzo 4

Due sono stati i momenti culminanti dell’ineffabile show televisivo di Leonardo Maria Del Vecchio, 31 anni, ospite la sera di giovedì 29 gennaio del talk show Otto e mezzo su La7. Il primo è stato quando il giovanotto, presentato come l’uomo nuovo del capitalismo italiano, ha dimostrato di non conoscere il significato del verbo “tergiversare”.

 

Il secondo è stato quando, avventuratosi in un’acrobazia dialettica nettamente superiore alle sue modeste possibilità per difendere il governo Meloni da certe critiche, ha dimostrato di non conoscere il significato del sostantivo “ossimoro” (qui la prova televisiva disponibile per gli increduli:).

 

La storia si ripete inesorabile. La borghesia imprenditoriale italiana, protagonista a sua insaputa del boom italiano durante il ventesimo secolo, continua a sacrificare il destino del Paese alle sue ossessioni familiari ed ha potuto farlo grazie a una classe politica di miserabili che per decenni (senza distinzione tra destra, sinistra e centro) si sono inginocchiati adoranti di fronte a degli evidenti incapaci, sperando in qualche finanziamento sottobanco o altra utilità, oppure per vocazione, nei casi più disperati.

 

leonardo maria del vecchio a otto e mezzo

Leonardo Maria Del Vecchio è l’ultimo frutto di questa storia disperante in forza della quale milioni di suoi coetanei sono disoccupati o costretti all’emigrazione. Quarto dei sei figli di Leonardo Del Vecchio, il geniale imprenditore degli occhiali che partendo dal negozietto di Agordo (Belluno) ha costruito il primo gruppo mondiale del settore, EssilorLuxottica, Leonardo junior è anche uno degli otto eredi, perché ai sei figli si aggiungono una moglie e un figliastro.

 

Agli otto il grande imprenditore morto nel 2022 ha lasciato il suo impero industriale in otto quote uguali, il 12,5 per cento a testa. Però gli otto litigano come carrettieri e il patrimonio non è ancora stato loro assegnato (peraltro il nostro, appositamente imbeccato dalla conduttrice Lilli Gruber, ha avuto l’eleganza di farci capire che lui era il figlio prediletto di tanto padre, quindi, par di capire, il più sveglio, tanto che lui viene invitato in tv e gli altri no, chissà come sono).

 

leonardo maria del vecchio

Non avendo dunque ancora ereditato, Leonardo junior per fare l’imprenditore, anzi, per finanziare gli investimenti del suo “family office”, come dice lui stesso che a dispetto dello spiccato accento milanese sembra conoscere più vocaboli inglesi che italiani, si è indebitato con le banche, non potendosi impadronire dei sette miliardi di euro che gli ha lasciato papà.

 

Ha comprato il 30 per cento del Giornale (“un’icona perché era il giornale di Indro Montanelli” ha detto, anche se Montanelli ha mandato al diavolo il Giornale e il suo editore Silvio Berlusconi prima che Leonardo junior nascesse), è entrato nel gruppo editoriale Riffeser, ha investito in alcuni ristoranti e ha comprato il Twiga da Flavio Briatore, attività queste che chiama “hospitality”, ma soprattutto vuole costruire una grande “media company”.

 

leonardo maria del vecchio parla di giorgia meloni a otto e mezzo

La sua descrizione della media company richiama alla mente il film Tre uomini e una gamba, nella scena memorabile in cui Aldo, Giovanni e Giacomo, per fare colpo su una ragazza, le comunicano che fanno i commessi in una ferramenta con parole complicatissime e incomprensibili atte a destare ammirazione.

[...]

 

Tutti, coralmente, gli hanno riconosciuto, ictu oculi, quelli che Luciano Lama, per insultare senza pagare dazio i dirigenti berlingueriani del Pci, chiamava “limiti soggettivi”. Nessuno lo difende, nessuno contraddice le battute più irriverenti se non ingiuriose. La più gettonata è quella che considera la performance televisiva di Leonardo Maria Del Vecchio un grande spot per un’imposta di successione del 90 per cento sui grandi patrimoni.

leonardo maria del vecchio a otto e mezzo

 

È un grande tema della storia d’Italia. Il senatore Giovanni Agnelli, fondatore della Fiat, essendo morto giovane suo figlio Edoardo, affidò l’azienda al grande manager Vittorio Valletta che per vent’anni dopo la Seconda guerra mondiale fece grande l’azienda automobilistica torinese.

 

Fino al giorno in cui il nipote, Giovanni Agnelli detto l’Avvocato, all’età di 45 anni decise che era venuto il momento di mettersi a lavorare dopo un lungo tirocinio da playboy internazionale. Fu lì che iniziò la distruzione della Fiat, una lunga agonia al termine della quale Sergio Marchionne, presentato come il salvatore da una stampa e da una politica servili che però si erano dimenticate di indicare nell’Avvocato l’affossatore, non fu altro che un incolpevole becchino.

GLI EREDI DI LEONARDO DEL VECCHIO

 

L’avvocato Agnelli avrebbe potuto affidare l’azienda a manager capaci come Valletta (e ne aveva, basti il nome di Vittorio Ghidella) ma sacrificò il futuro della Fiat e insieme dell’industria italiana alla sua ossessione di vedere l’azienda di famiglia guidata da un suo consanguineo.

 

Leonardo Del Vecchio, che è stato per molti aspetti migliore dei suoi colleghi, come testimoniano i risultati raggiunti mentre gli altri capitani d’industria si buttavano sugli immobili o sulla finanza e rendite varie, non è sfuggito alla maledizione della borghesia italiana: tutto deve restare in famiglia, a ogni costo.

gianni agnelli silvio berlusconi giancarlo pagliarini

 

Pensate a Steve Jobs, fondatore della Apple: dopo la sua morte l’azienda ha continuato ad andare a mille grazie ai manager, e noi non sappiamo neppure se quel povero ricco geniale avesse figli. Bill Gates ha già detto per tempo che ai figli non lascerà niente, men che meno la Microsoft, e del resto suo padre, ricchissimo avvocato di Seattle, era presidente della Lega per l’introduzione dell’imposta di successione negli Stati Uniti.

 

Gli americani hanno sempre saputo che un certo ricambio di sangue tra quelli che mandano avanti le cose fa bene alla nazione, anche se nell’era Trump sembrano aver perso il filo del discorso. Gli italiani, abituati da secoli a levarsi il cappello davanti al padrone, forse lo capiranno quando arriverà la fame quella vera.

jackie kennedy e gianni agnelli a ravello nel 1962 (4)jackie kennedy e gianni agnelli a ravello nel 1962 (11)jackie kennedy e gianni agnelli a ravello nel 1962

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