DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...
DAGOREPORT
Presto, portate una carrozzina a Donald Trump, perché ormai è un leader così azzoppato che non si regge più in piedi.
A un mese e mezzo dalle elezioni di metà mandato, il “Disturbato della Casa Bianca” ha urgentissima necessità di uscire dal pantano in cui è infilato in Medioriente, o sarebbe meglio dire “Medioccidente”, viste le ripercussioni che la guerra sta avendo sulle economie di Stati Uniti ed Europa (basta chiedere agli automobilisti americani e italiani).
Con il voto del prossimo 3 novembre, il tycoon corre il serio rischio di perdere il Senato, oltre la Camera che ormai è data dai sondaggi in mano ai democratici. Per tentare di risollevare il suo consenso agonizzante, ha bisogno di poter sventolare e/o millantare un successo della sua amministrazione .
Sulla scrivania della Sala Ovale il Trumpone ha davanti tre dossier. Nel primo, il “Caligola di Mar-a-lago” potrebbe ordinare un massiccio bombardamento sull’Iran, benché abbia contro il parere di tutti i generali del Pentagono. Sarebbe la mossa della disperazione, non tanto per piegare il regime di Teheran, quanto per mostrate di avere ancora il ciuffo duro.
DONALD TRUMP E BENJAMIN NETANYAHU
Nel secondo dossier, i paesi del Golfo potrebbero raggiungere autonomamente un accordo con l’Iran e con gli Houthi per porre fine alla guerra, con lo Zio Sam messo da parte. Gli emiri e gli sceicchi si ritrovano con il greggio alla gola, con una situazione economica precipitata nel giro di pochi mesi e il turismo dei supericchi crollato.
Basti pensare che a Dubai oggi una stanza d’hotel costa in media appena 128 dollari al giorno, quando prima ne servivano almeno 1.600. Effetto di un lungo conflitto che ha paralizzate le economie sfavillanti.
DONALD TRUMP - GUERRA ALL'IRAN
Il tanto decantato “Rinascimento saudita” targato Bin Salman, di cui si riempiva la bocca anche il senatore semplice di Riad, Matteo Renzi, una volta flagellato dai droni iraniani, è durato lo spazio di un mattino. Senza dimenticare che proprio l’Arabia Saudita dovrà ospitare i Mondiali di calcio nel 2034 e i lavori per costruire gli stadi e le infrastrutture sono fermi proprio a causa della guerra scatenata dal “Gangster della Casa Bianca”.
Ecco perché i paesi del Golfo si erano rivolti a Trump, lanciando un appello per trovare al più presto una tregua con l’Iran. E sapete cosa ha risposto “The Donald”? Avete voluto creare la “Nato islamica” con il “patto della Mecca” dello scorso 7 agosto? E allora adesso fatevi aiutare dal sultano turco Recep Tayyip Erdogan e dal premier pachistano, Shehbaz Sharif.
DONALD TRUMP - GUERRA ALL'IRAN
Ecco quindi che gli stati arabi hanno imbastito trattative con Teheran e con i ribelli yemeniti finanziati dall’Iran, nella speranza di trovare un exit strategy al bordello messo su da Trump.
Il terzo scenario ipotizzabile per uscire dallo stallo è che Trump alla fine ceda e accetti un accordo con il regime iraniano. Per questo sono in corso da tempo i colloqui sottotraccia tra i Pasdaran e la Cia. Ma, dopo mesi di proclami e promesse di cancellare dalla faccia della terra i Pasdaran, scendere a compromessi con Teheran sarebbe un evidente segno di sconfitta per Trump.
melania e donald trump con mohammed bin salman e meredith o'rourke
A questa situazione già complessa va aggiunta la variabile Netanyahu, che rischia seriamente di essere mandato a casa dagli israeliani alle elezioni nello Stato ebraico, previste per il prossimo 27 ottobre.
“Bibi” ha negato con fermezza ("falsità") le rivelazioni contenute nel libro dei due giornalisti israeliani, Shlomi Eldar e Ruth Yuval, secondo cui il premier, dieci giorni prima del massacro del 7 ottobre 2023, era stato avvertito dal presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammad Bin Zayed, del fatto che Hamas stava preparando un’azione terroristica.
Piccolo particolare che inguaia Netanyahu: Bin Zayed finora non ha mai smentito questa ricostruzione. E davanti all'invadente e congtinua follia guerrafondaia di Netanyahu, anche Trump l'ha abbandonato al suo destino ed ora tifa per la sua sconfitta.
donald trump mohammad bin zayed g7 evian, francia foto lapresse
Mentre sull’altro terreno di guerra, quello ucraino, “The Donald” sta continuando a portare avanti una mega figuraccia internazionale. Non si contano le volte che ha assicurato la tregua e la pace, ha spedito i suoi uomini, i due affaristi Steve WItkoff e Jared Kushner, sia a Mosca che Kiev, senza cavare un ragno dal buco, poi ha annunciato una “tregua energetica”, con lo stop ai raid su raffinerie e infrastrutture strategiche dei due paesi, ma i bombardamenti continuano senza sosta. A conferma che ormai le parole del leader più potente del mondo valgono come il due di picche.
E se in politica estera la situazione è disastrosa, anche in casa Trump ha i suoi problemi, con Melania Trump sempre più inviperita per l'indissolubile presenza al fianco del marito della dolicocefala bionda Natalie Harp. E va avanti e indietro i pronostici sulla sua presenza o meno al convention repubblicana di Dallas (per gli americani è un atto e fatto importantissimo la visione della coppia presidenziale che si sbaciucchia sul palco).
Alla fine la tosta Melania probabilmente accetterà a denti stretti di partecipare al teatrino del "power-couple" presidenziale, farà la bella statuina senza rompere ulteriomente i cojoni, ma se ne guarderà bene di offrire ai flash e alle tivù un sorriso allacciata al suo ottantenne presidente in calore. Nello stesso tempo, sappiamo che un Trump ferito diventa un animale pericoloso....
hotel fairmont the palm colpito dai BOMBARDAMENTI iraniani
donald e melania trump litigano 6
hotel fairmont the palm colpito dai BOMBARDAMENTI iraniani
bombardamenti iraniani a dubai 5



