patrizia reggiani gucci

MOLTO MEGLIO DI UNA FICTION! - LA MADRE 90ENNE VUOLE INTERDIRE PATRIZIA REGGIANI, KILLER DEL MARITO MAURIZIO GUCCI: ‘È MANIPOLABILE E DISSIPEREBBE IL MIO PATRIMONIO’ - LADY GUCCI VUOLE INCASSARE IL VITALIZIO DA 25 MILIONI CHE IL MARITO LE LASCIÒ DURANTE LA SEPARAZIONE (PRIMA DI ESSERE AMMAZZATO, OF COURSE) E CHE SECONDO I GIUDICI SVIZZERI È ANCORA UN SUO DIRITTO. NON SECONDO LE FIGLIE, CHE…

Claudia Guasco per ‘Il Messaggero

PATRIZIA REGGIANI A MILANO COL PAPPAGALLO FOTO LAPRESSE

 

«Avevo giurato a me stessa che non sarei più entrata in un tribunale». E invece eccola qui Patrizia Reggiani, vedova Gucci, seduta davanti alla stanza del giudice Ilaria Mazzei, sezione tutele. Cappottino arancione, guanti bordati di pelliccia, occhiali scuri, elegantissima, secondo la madre novantenne non è in grado di badare a se stessa: «Ho paura che Patrizia sia manipolabile e dissipi il patrimonio», afferma Silvana Barbero. Così chiede al magistrato la nomina di un amministratore di sostegno, una sorta di tutore per la figlia. Che, trattata da incapace, si indigna: «Questo è un complotto bello e buono».

 

PATRIZIA REGGIANI A MILANO COL PAPPAGALLO FOTO LAPRESSE

SUPER ASSEGNO

Nel 1995 Patrizia Reggiani è stata condannata come mandante dell’omicidio di Maurizio Gucci, erede della griffe con un patrimonio di oltre 800 miliardi di lire, da cui si era separata dopo dodici anni di matrimonio e due figlie. Ha scontato la sua pena, diciassette anni di carcere al «Victor residence», come chiama lei il carcere di San Vittore, e ora è una donna libera. E povera, anche se potenzialmente ricchissima.

 

Oggi nullatenente, potrebbe incassare presto il vitalizio di un milione di euro all’anno (oltre a 24 milioni di arretrati) ottenuto dall’ex marito e, in futuro, la quota leggittima dell’eredità di sua madre. Un tesoro che per Silvana Barbero la figlia, operata nel ‘92 per un tumore al cervello, potrebbe sperperare facendosi abbindolare. La madre getta ombre su certe amiche e alcune conoscenze, «in realtà in due mesi di attività investigativa non è emersa alcuna traccia di condizionamento esterno», afferma Daniele Pizzi, difensore di Patrizia Reggiani.

PATRIZIA REGGIANI

 

Nell’udienza di ieri il legale ha contestato la relazione psichiatrica eseguita dal medesimo medico che aveva in cura la signora quando era detenuta e ha chiesto una nuova perizia effettuata da uno specialista nominato dal giudice. Lo scontro è senza esclusione di colpi: Silvana Barbero vuole imporre alla figlia un amministratore di sostegno, che in base al denaro ereditato stabilirà la somma di cui la signora potrà disporre, mentre le operazioni per cifre superiori o l’alienazione di immobili dovranno essere vagliate e sottoposte al magistrato.

 

PATRIZIA REGGIANI

Patrizia Reggiani contrattacca e valuta una richiesta di protezione giuridica per la madre, «che ha più di novantanni e certo è più influenzabile di me». Le due donne vivono insieme, «ma non ci parliamo nemmeno, si figuri che mi ha fatto consegnare l’atto di citazione da un ufficiale giudiziario anziché venire nella mia stanza e darmelo. Terribile».

 

CAUSA IN SVIZZERA

Rapporti tesi anche con le due figlie Allegra e Alessandra Gucci, uniche eredi del padre assassinato. Con una sentenza del gennaio 2017 la corte d’Appello di Milano ha infatti ritenuto valido il vitalizio assegnato dall’ex marito alla signora Reggiani: un milione di euro all’anno più 24 milioni di arretrati maturati durante la detenzione. E dato che il marito non c’è più, a pagare devono essere le figlie, che però non ci stanno: davanti all’organo di conciliazione di Sankt Moritz, in Engadina, hanno impugnato l’accordo firmato dai due ex coniugi il 24 dicembre 1993.

PATRIZIA REGGIANI

 

Registrato come «promemoria di intenti», impegnava l’imprenditore a corrispondere all’ex consorte 1,1 milioni di franchi svizzeri all’anno, «vita natural durante». «Si rileva quindi un’indubbia volontà delle parti a correlare la tutela dell’interesse di Patria Reggiani con tempi successivi alla fine della vita di Maurizio Gucci», scrivono nelle motivazioni i giudici di secondo grado. «L’assegno, che sostituiva quello di divorzio, evitava per Patrizia Reggiani il rischio che l’ex coniuge chiedesse la revisione degli alimenti e si cautelava in caso di morte dell’obbligato».

 

«MI MANCA LA MONDANITA’»

Ma Allegra e Alessandra contestano il fatto che proprio lei lo ha ucciso. Per la corte però «il comportamento, penalmente sanzionato, di Patrizia Reggiani, non ha avuto rilievo con gli accordi precedentemente raggiunti con Maurizio Gucci ed è irrilevante in relazione agli stessi. Ogni altra valutazione attiene all’ambito morale e non strettamente giuridico e quindi non influenza l’interpretazione dell’accordo». In attesa dei prossimi round giudiziari, Patrizia Reggiani torna alla sua routine: «Sveglia tardi, colazione, un giro nel quadrilatero della moda e il pomeriggio vado spesso al cinema. La mondanità? Per me non esiste più e, lo ammetto, mi manca davvero».

ALESSANDRA E ALLEGRA GUCCIpatrizia gucci

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?