ECCO IL “METODO CINESE” PER REPRIMERE IL DISSENSO – JIMMY LAI, L’EX MAGNATE DEI MEDIA DI HONG KONG CONDANNATO A 20 ANNI DI CARCERE PER “SEDIZIONE E COLLUSIONE CON FORZE STRANIERE”, ERA UNA DELLE ULTIME VOCI CRITICHE DI PECHINO NELL’EX COLONIA BRITANNICA – PER RAFFORZARE LE ACCUSE, I PM HANNO RIESUMATO DELLE NORME DI EPOCA COLONIALE, CHE SONO STATE COMBINATE CON LA NUOVA LEGISLAZIONE SULLA SICUREZZA NAZIONALE: LAI E' STATO ACCUSATO DI DIFFONDERE UN'AGENDA POLITICA ANTI-CINESE CON IL SUO GIORNALE, “APPLE DAILY”
Estratto dell’articolo di Lorenzo Lamperti per “la Stampa”
Giacca bianca e occhiali neri, un sorriso alla famiglia mentre i giudici pronunciano la sua pena: 20 anni di carcere per «sedizione e collusione con forze straniere». Jimmy Lai in cella c'è già da oltre 1800 giorni, gran parte dei quali in isolamento. Evitata la pena massima dell'ergastolo. Ma, per l'ex magnate dell'editoria, la sentenza dei giudici di Hong Kong è come una «condanna a morte», dicono il figlio Sebastien e Human Rights Watch.
A 78 anni e in condizioni precarie di salute, potrebbe realisticamente non uscire più. […] Quella di Lai è la condanna nettamente più aspra ai sensi della legge di sicurezza nazionale, introdotta nel 2020 su indicazione di Pechino per reprimere le proteste di massa iniziate nel 2019 e disarticolare l'opposizione contro il governo vicino al Partito comunista.
[…] Dopo piazza Tienanmen e alla vigilia della restituzione di Hong Kong a Pechino, Lai si butta nell'editoria. Il suo quotidiano Apple Daily, dallo stile aggressivo e spesso sensazionalistico, diventa presto uno dei giornali più letti e influenti della città. Linea chiara: difesa delle libertà civili, critica alla Cina e sostegno al movimento pro-democrazia.
Lai non è soltanto un imprenditore, diventa un simbolo politico. E Lai è tutt'altro che un editore neutrale: scrive commenti, partecipa alle manifestazioni, incontra e finanzia attivisti. E forgia un'alleanza col cardinale Joseph Zen, altra figura invisa al governo cinese. Durante il movimento degli ombrelli del 2014 e la rivolta collettiva del 2019, Lai appoggia senza esitare le istanze di chi scende in strada e diventa il media di riferimento delle proteste. Appena le autorità ristabiliscono l'ordine, lo mettono nel mirino.
La sua colpa è aver pubblicato 161 tra articoli, post e interviste "anti governativi" sui canali dell'Apple Daily, costretto a chiudere nel 2021. «Libertà di opinione e attività giornalistica legittima tutelata dalla Basic Law», prova a difendersi lui.
Per rafforzare le accuse, i pm hanno fatto ricorso a norme di epoca coloniale, riesumate e applicate in modo combinato con la nuova legislazione sulla sicurezza nazionale, sostenendo che Lai avrebbe utilizzato il suo giornale per diffondere un'agenda politica anti-cinese, facendo leva su rapporti internazionali.
«Si era identificato con i valori occidentali e il suo obiettivo era rovesciare il Partito comunista cinese, seminando odio contro il governo di Hong Kong», si legge nel verdetto di 855 pagine dei giudici, nominati direttamente dal governo per i processi sulla sicurezza nazionale. Citati come prova due viaggi a Washington, in cui Lai avrebbe incontrato alti esponenti della prima amministrazione Trump.
Obiettivo: cercare aiuto contro la Cina. «È come se un americano avesse esortato la Russia a rovesciare il governo degli Stati Uniti», sostengono i giudici, mettendo forse le mani avanti di fronte a un caso destinato a diventare anche diplomatico. A nulla è servita la mobilitazione internazionale per evitargli la condanna. «Verdetto incompatibile col diritto internazionale», ha detto Volker Türk, alto commissario Onu per i diritti umani.
[…] A Hong Kong, d'altronde, non esiste più un vero dissenso. Né sui media né in un consiglio legislativo ormai aperto solo ai "patrioti". Di recente, il Partito democratico ha annunciato la sua dissoluzione a causa delle pressioni politiche. Era l'ultimo vero partito d'opposizione, un termine che a Hong Kong è stato ormai cancellato dietro il mantra della stabilità.
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LA COPERTINA DI TIME SULLA RIVOLUZIONE DEGLI OMBRELLI DI HONG KONG (JIMMY LAI NEL CERCHIO GIALLO)
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