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“MI VERGOGNO DI AVERLA INSULTATA, MA NON L’HO PICCHIATA” - IL TUFFATORE OLIMPICO ANDREAS SARGENT LARSEN IN AULA PER STALKING VERSO LA EX VIRGINIA TIBERTI, SI DIFENDE. SECONDO L’ACCUSA, IL TUFFATORE OLIMPIONICO AVREBBE AVUTO UNA FORMA “MORBOSA” DI GELOSIA E MESSO IN ATTO COMPORTAMENTI OSSESSIVI E CONTROLLANTI SIA DURANTE LA RELAZIONE SIA DOPO LA ROTTURA. L'ATLETA È STATO SOSPESO DA UN ANNO DALLA FEDERAZIONE…

 

Estratti da open.online

 

«Ho usato espressioni pesanti alcune volte con Virginia. E come ho detto mi vergogno ancora oggi di averla insultata». Con queste parole Andreas Sargent Larsen, tuffatore olimpico di 25 anni, ha ricostruito in tribunale la relazione con la ex compagna Virginia Tiberti, anche lei atleta della nazionale e minorenne all’epoca dei fatti. L’atleta è imputato per stalking e sospeso da un anno dalla Federazione. In aula Larsen ha descritto la dinamica del rapporto, nato negli ambienti sportivi e oggi approdato davanti ai giudici di piazzale Clodio. Secondo l’accusa, il tuffatore avrebbe messo in atto comportamenti ossessivi e controllanti sia durante la relazione sia dopo la rottura.

Andreas Sargent Larsen

 

L’atteggiamento di Larsen, nel capo d’imputazione, è descritto come una «forma morbosa di gelosia» fatta di verifiche costanti, richieste di posizione, messaggi insistenti e limitazioni alla vita sociale della ragazza. A questo, secondo la procura, si sarebbero aggiunti episodi di minacce, insulti e alcune aggressioni fisiche, tra cui strattoni, mani al collo e un colpo al volto contro il volante dell’auto.

 

 

Larsen ha respinto ogni accusa di violenza fisica, pur riconoscendo in parte la natura dei suoi comportamenti, definendoli «impropri». Ha inoltre sottolineato di essersi «controllati reciprocamente» con Tiberti e ha dichiarato di non aver «mai avuto accesso ai social della ragazza o chiesto agli amici di controllarla». Sulla fase successiva alla fine del rapporto ha spiegato: «Ci siamo lasciati perché litigavamo troppo e non ne potevamo più. Dopo ho provato a ricontattarla per massimo tre settimane con messaggi e chiamate, ma solo per chiarire… comunque ci allenavamo tutti i giorni insieme, non andavo in piscina per parlare con lei. Era il mio lavoro».

virginia tiberti 3

 

Il percorso terapeutico

Il tuffatore ha poi raccontato di aver iniziato un percorso terapeutico su indicazione del direttore del circolo canottieri Aniene: «Ho capito che questa gelosia era sbagliata e dovevo cambiare», ha detto davanti al giudice. Un punto che, secondo la procura, richiederebbe ulteriori chiarimenti: per l’accusa, quel suggerimento sarebbe arrivato dopo un episodio preciso, una scenata di gelosia avvenuta nel parcheggio del circolo.

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