giuseppe nicola di matteo giovanni brusca

“MIO FRATELLO È STATO SCIOLTO NELL’ACIDO MENTRE BRUSCA OGGI È LIBERO” – PARLA NICOLA DI MATTEO, IL FRATELLO DI GIUSEPPE, IL RAGAZZINO CHE NEL 1993 VENNE RAPITO E POI UCCISO PER PUNIRE IL PADRE MAFIOSO CHE AVEVA DECISO DI COLLABORARE CON LA GIUSTIZIA: “LO TENNERO PRIGIONIERO 779 GIORNI. LO UCCISERO NEL'96. MIO NONNO SI OFFRÌ COME OSTAGGIO AL POSTO SUO, MA NON ACCETTARONO. IL SUO OMICIDIO LO ORDINÒ GIOVANNI BRUSCA CHE, DURANTE LA SUA LATITANZA, PER UN PERIODO HA VISSUTO CON NOI. NON PERDONERÀ MAI LUI, MA NEMMENO MIO PADRE: PER SALVARSI HA FATTO UCCIDERE MIO FRATELLO. SE PAPÀ NON FOSSE STATO MAFIOSO, TUTTO QUESTO NON SAREBBE SUCCESSO...”

Estratto dell’articolo di Riccardo Arena per “la Stampa”

 

nicola di matteo

«Il giorno prima avevamo festeggiato il mio compleanno. Ero piccolo, i miei ricordi non sono nitidi: compivo 12 anni, era il 22 novembre 1993. C'era stata una festicciola: una torta, le candeline, con mamma e il nonno.

 

E c'era Giuseppe, mio fratello, con me. Il giorno dopo, lui, come faceva spesso, anche se non aveva ancora 14 anni, alle due del pomeriggio ha preso il motorino, è sceso per andare al maneggio, a Palermo, tra i cavalli, che erano la sua vita, la sua passione. E da allora non l'ho visto più».

 

giuseppe di matteo 7

Nicola Di Matteo, oggi di 44 anni, impiegato della Regione siciliana, parla con voce calma, pacata, usa il passato prossimo, come se il fratello fosse andato via un minuto prima ma si sente, si vede che ancor oggi, 30 anni dopo l'omicidio di Giuseppe - per tutti "il piccolo Di Matteo" - la ferita è ancora aperta, «perché il dolore non passerà mai e nessuno potrà capirlo davvero fino in fondo».

 

Il bambino […] venne prelevato da un gruppo di mafiosi capeggiati da Giuseppe Graviano, camuffati con pettorine della Dia e con i lampeggianti blu delle auto civetta.

 

GIOVANNI BRUSCA

Dissero al bambino che lo avrebbero portato dal padre, Mario Santo Di Matteo, detto Santino Mezzanasca, naso schiacciato, originario di Altofonte, paesino poco sopra Palermo: era uno degli esecutori materiali della strage di Capaci e si era pentito. Il figlio fu convinto facilmente a salire in auto, voleva rivedere Mezzanasca dopo quasi sei mesi dal suo arresto, seguì docilmente i suoi carnefici dicendo «sangu miu, sangu miu, me patri, me patri», sangue mio, mio padre.

 

Invece non erano uomini della Dia.

giuseppe di matteo 3

«No, non lo erano. Lo tennero prigioniero 779 giorni […] Lo uccisero l'11 gennaio 1996, trent'anni fa, sciogliendo poi il suo cadavere nell'acido. E questo dopo aver trattato un bambino di 13 anni come un prigioniero di guerra.

 

Il suo omicidio lo ordinò Giovanni Brusca, che per un periodo aveva vissuto con noi, a casa nostra. Brusca oggi è libero. Lui e gli altri assassini non li perdonerò mai. E nemmeno mio padre, purtroppo. Da lui mi divide un solco profondo, incolmabile: non abbiamo più rapporti. Nemmeno mia madre ne ha più, da tempo. Non possiamo perdonarlo».

 

Non gli perdonate di essere stato mafioso o di avere collaborato?

GIOVANNI BRUSCA

«Voglio essere chiaro. Non ho nulla contro i collaboratori di giustizia e non ce l'ho con mio padre per questa ragione. Dico però che se noi fossimo nati in una famiglia semplice, normale, se papà non fosse stato mafioso e non avesse ucciso altre persone, tutto questo non sarebbe successo.

 

Ci vuole anche fortuna nel nascere e io e mio fratello non l'abbiamo avuta: io, che gli sono sopravvissuto, non l'ho accettato. Noi comunque eravamo bambini: che colpa aveva Giuseppe? Poi mio padre ha deciso di collaborare, per salvarsi. Va bene: ma prima metti in sicurezza la tua famiglia, i tuoi figli. Non sapeva che saremmo stati sottoposti a ritorsioni?».

giuseppe di matteo 5

 

Cosa pensò, nel non veder tornare Giuseppe a casa?

«Il nonno, che si chiamava Giuseppe Di Matteo come mio fratello, ha sostituito la figura paterna, ai miei occhi, mi ha cresciuto assieme a mia mamma. Il giorno in cui rapirono Giuseppe sentii che chiamavano tutti gli ospedali, per sapere se avesse avuto un incidente.

 

Ma a me dissero che era andato da uno zio a Roma, per non allarmarmi. Nel frattempo il nonno era andato a cercarlo, ebbe più contatti con i rapitori, che gli dicevano di tappare la bocca a suo figlio, cioè a mio padre. Lui non ci riuscì ma si offrì come ostaggio al posto del nipotino: non lo presero in considerazione. E nel frattempo io capii».

 

Brusca ha finito di scontare la pena.

giuseppe di matteo 4

«Ma sa cosa mi fa rabbia - oltre a tutto il resto - di Brusca? Che giocava con me e Giuseppe, al Nintendo […] lo abbiamo ospitato per sei-otto mesi, mentre era latitante. Veniva di giorno, aveva una stanza tutta per sé, la sera se ne andava.

 

Era il periodo delle stragi del 1992, ero piccolo ma queste cose me le ricordo. Ha fatto sequestrare e passare da una prigione all'altra un bambino con cui aveva giocato, con cui aveva mangiato, che aveva visto crescere. Poi l'ha fatto strangolare e sciogliere nell'acido».

GIOVANNI BRUSCA

 

Lo incontrerebbe, Brusca?

«Nemmeno per sogno, nemmeno se si mettesse in ginocchio. Ma non ci si mette. È uno che aveva studiato tutto, anche la collaborazione, inizialmente finta, dopo l'arresto».

 

[…]

 

Lei ha figli?

giuseppe di matteo 1

«Due bambine e una ha 13 anni, l'età di mio fratello quando lo portarono via. […] mio padre non ha protetto i suoi figli.

 

Gliel'ho rinfacciato tante volte: per salvare la sua vita ha fatto uccidere suo figlio, mio fratello. Prima facendo il mafioso. Poi collaborando senza avere ottenuto adeguate protezioni per noi».

 

E suo padre cosa le ha risposto?

«Lui non ha mai cambiato idea. Mi ha detto di avere cercato Giuseppe, assieme a Balduccio Di Maggio (il pentito che fece catturare Totò Riina, ndr).

 

GIOVANNI BRUSCA

Tornarono insieme qui, nel '95, ma non lo trovarono. "Ho cercato di salvarlo, cos'altro dovevo fare?", mi ha detto. Ma a me non basta, non basterà mai. Il dolore che proviamo ancor oggi è terribile».

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